ENRICO DE LEA (torre saracena)
Si complica l’assedio delle croci
alla rocca che sapevamo chiusa
all’attenzione del borgo – là, rintanati
e astuti, nascondiamo
il fumo d’ogni malìa di corpi.
Da presso un mare estraneo alle colline
vela gli occhi di uomini sospesi
in una silenziosa partita a carte.
Un diavolo traversa il paese
e fa l’augurio alle vergini sacrali.
Nascano figli, nascano giganti
per il prossimo fuoco dalle acque,
come dissero i padri viaggiatori
per il sentiero da un mare all’altro speso.
(postmeridiem)
Nell’agguerrito catasto memoriale
nego la consistenza della storia,
- la tua storia, la gloria del volto
che ha tradito e sempre, nel semicerchio,
ripete l’assegnata parte.
Et hora et semper, la pax romana
dell’ingiunzione ad una nuova luce.
(con passione)
Il poeta è un bambino che si vendica,
ma l’infante d’un tempo non rivendica
- infante di nessun trono,
altèra pretesa del suono –
una frazione di vita che sia autentica
- al poeta cede il testimone
ed alla verità del falco lo vizia,
per l’agone – con passione
oramai fittizia.
Notizia biografica:
Enrico De Lea (Messina, 195
vive in provincia di Milano. Ha pubblicato le raccolte “Esercizi vitali”(198
e “Pause”( 1992). Collabora alla stampa locale dell’altomilanese con recensioni e commenti. Suoi testi poetici sono apparsi su rivista Wimbledon, 1992, e Specchio, 2003) ed online in vari siti ed in blog personali.
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