tre poesie di Enrico De Lea

            ENRICO DE LEA     (torre saracena)

Si complica l’assedio delle croci

alla rocca che sapevamo chiusa

all’attenzione del borgo – là, rintanati

e astuti, nascondiamo

il fumo d’ogni malìa di corpi.

Da presso un mare estraneo alle colline

vela gli occhi di uomini sospesi

in una silenziosa partita a carte.

Un diavolo traversa il paese

e fa l’augurio alle vergini sacrali.

Nascano figli, nascano giganti

per il prossimo fuoco dalle acque,

come dissero i  padri viaggiatori

per il sentiero da un mare all’altro speso.

(postmeridiem) 

Nell’agguerrito catasto memoriale

nego la consistenza della storia,

- la tua storia, la gloria del volto

che ha tradito e sempre, nel semicerchio,

ripete l’assegnata parte.

Et hora et semper, la pax romana

dell’ingiunzione ad una nuova luce.

(con passione) 

Il poeta è un bambino che si vendica,

ma l’infante d’un tempo non rivendica

- infante di nessun trono,

altèra pretesa del suono –

una frazione di vita che sia autentica

- al poeta cede il testimone

ed alla verità del falco lo vizia,

per l’agone – con passione

oramai fittizia.

Notizia biografica:

Enrico De Lea (Messina, 195 8) vive in provincia di Milano. Ha pubblicato le raccolte “Esercizi vitali”(198 8)   e “Pause”( 1992). Collabora alla stampa locale dell’altomilanese con recensioni e commenti. Suoi testi poetici sono apparsi su rivista Wimbledon, 1992, e Specchio, 2003) ed  online in vari siti ed in blog personali.

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