Dio dell’abbandono e della separazione
che dividesti il padre e il figlio
che allontanasti dal seno il generato
la madre dal suo frutto
il frutto dai semi, dai gusci
e dalle viscere il mare dalla terra
i fiumi dal profondo
che fai cadere i rami e i fiori e fai bruciare
la pelle, la lava scendi ed i crateri allarghi
gli occhi amebi nelle giornate umide
e in agosto accresci il patimento
Dio che fosti sordo alle invocazioni
dell’uomo nelle miniere e cave
che ci franasti addosso la montagna
e sotto i piedi le sabbie ci muovesti
che sperperasti quasi la mia stirpe
e permettesti alla falce di tagliare
le spighe piene e la novella erba
Dio delle invocazioni inutili
che hai le orecchie sorde e mute labbra
che sopra alle mie spalle
posasti una croce insanguinata
che mi facesti croce insanguinata
Dio del massacrato
amore, marcito e mal tagliato
di quello contrastato, di quello offeso
ed umiliato, di quello calpestato
Dio incomprensibile ed oscuro
a noi che siamo in questa grotta buia
e non abbiamo ancora visto il sole
ma solo il tuo riflesso sulla schiena
e nella soma d’un asino incosciente
nella foresta vasta a grandinare
le stelle e il cielo pieno ed astri
appena immaginiamo
Dio se fu la voce nostra se fu debole
se il canto e la richiesta io ti prego
di suggerirci l’aria necessaria
la forza e la chiarezza
le note giuste, il ritmo e il tempo
la risonanza e l’eco, lo spartito
le percussioni ampie e una sonorità profonda
di canti e gli inni e le parole quelle
che danno l’aderenza col terreno
che il cielo ricongiungono alla terra.
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