La dissoluzione dell’eroe - di Daniele Serretti

 

Gli appassionati di letteratura, i suoi cultori e lettori si son trovati ad assistere impotenti alla scomparsa dell’eroe tradizionale. Seduti sulle loro poltrone, gli spettatori del dramma che inscenava la sua scomparsa, si son guardati l’un l’altro con ammiccamenti significativi, sguardi interrogativi, cenni d’intesa come a dire:“Ridateci il nostro buon vecchio eroe…”. E mentre alcuni lettori ansimavano sconsolati nell’attesa di un suo eventuale ritorno, i critici si affannavano a consolarli, spiegando loro che dovevano far maturare il proprio gusto, evolversi, e che, data l’impossibilità di riesumare le spoglie di quei personaggi retrogradi, vetusti e démodé per il loro modo di sentire e di esprimersi, sarebbe stato più opportuno plaudire ai nuovi venuti eroi dell’ultim’ora, simulacri dei veri eroi ormai irrimediabilmente tramontati: gli antieroi.

Ma di quale morte erano rimasti vittime i vecchi eroi? Quale morbo fatale avrebbe provocato la loro estinzione?

Sembra che nessuno lo sappia con certezza: alcuni hanno parlato di “crisi” (crisi d’identità, crisi della coscienza,coscienza della crisi…); altri invece, in seconda battuta, hanno fatto riferimento alla relativizzazione del reale, alla mancanza di un centro unitario di riferimento… tutte esperienze tristemente vissute dall’uomo nella società dell’ormai estinto ventesimo secolo e doviziosamente trasposte e rappresentate nelle più svariate forme di espressione artistico-letteraria.

Non c’è dubbio che tutte queste espressioni che denotano la crisi realmente esperita dalla nostra società occidentale negli ultimi decenni, facciano più o meno implicitamente riferimento a un indebolirsi dell’identità, della coscienza, della solidità della struttura interiore dell’uomo, e quindi del personaggio letterario chiamato in vari modi a rappresentarlo. L’antico eroe infatti esprimeva il modello costituzionale di una forza esemplare: dall’eroe greco, figlio di una divinità e di un uomo, che compiva imprese eccezionali, fino all’eroe cristiano-medievale che nel ciclo carolingio e nei romanzi cavallereschi sacrificava la vita in difesa dei suoi ideali; da Ulisse ad Enea al pellegrino cristiano Dante, fino all’eroe manzoniano che, confidando nella divina Provvidenza, raggiungeva il coronamento dei propri sogni e ideali.

Ma ancor prima che quest’ultimo fosse concepito, aveva fatto la sua comparsa sulla scena il tipo dello scettico, il Candido figlio del razionalismo illuminista che fu il vero antenato dei vari “uomini superflui” e dandy ottocenteschi: Des Esseintes, Dorian Gray, Andrea Sperelli, fino ad arrivare poi, nel Novecento, a Zeno Cosini e tanti altri antieroi apatici, deboli e “senza qualità”.

L’osservatore lucido e disincantato dei nostri giorni non potrà non accorgersi che il buon vecchio eroe è stato stroncato dal virus del relativismo nelle sue varie e molteplici sfaccettature, e allora dovrà porsi di fronte alla quaestio pirandelliana dell’impossibilità di rappresentare la realtà come un tutto unitario laddove essa appare del tutto vuota, inconsistente e frammentata, come oggettiva e sostanziale nel momento stesso in cui si rivela illusoria. Ma se sarà stato in grado di togliere a quella stessa realtà il velo di Maya che la rendeva così fittizia e ingannevole, l’osservatore scoprirà che la consistenza della realtà e dell’essere, e quindi della propria umanità, non è affatto venuta meno dal tempo di Omero in avanti; anzi, il percorso storico non ha fatto altro che avvalorare ed asseverare quelle evidenze che non sono slegate dalla verità, né la contraddicono, malgrado lo sgretolamento dell’ethos che le rendeva un tempo più immediatamente percepibili. Scoprirà che il cielo sotto il quale si muovevano gli eroi omerici e virgiliani, danteschi e manzoniani, non è cambiato, e che ora come allora è possibile alzare ad esso gli occhi come ad un Cielo aperto e vivo.

Allora forse si renderà conto che il buon vecchio eroe non è affatto morto e che la sfida che lo attende consiste nel riscoprirlo e farlo vivere con tutto il suo vigore e con la forza che lo contraddistingue, più giovane e più bello che pria.

Ma dov’è, dove si nasconde questo eroe nella letteratura contemporanea? - si chiederanno alcuni.  E non è un’impresa assurda tentare di ridar vita ai morti?

Esso è come la pantera di cui parla Dante nel De vulgari eloquentia, che non si vede da nessuna parte, ma di cui si sente l’odore ovunque!

3 Commenti

3 risposte so far ↓

  • Daniele // Agosto 20, 2007 a 5:55 am

    Davvero interessante e soprattutto vero!
    Bravo Daniele, questo scorcio sulla dissoluzione dell`eroe rispecchia l`osservatore italiano,sempre in cerca del suo mero percorso, ma vacante nella perdizione della sua stessa anima!

  • Daniele Serretti // Settembre 24, 2007 a 8:24 am

    Caro Daniele (il cognome non è noto) mi sembri un po’ pessimista, oltreché poco attento. In ogni caso, sul destino dell’eroe letterario decide l’uomo, ma su quello dell’uomo, per fortuna, è Dio che decide…

  • Daniele Serretti // Ottobre 2, 2007 a 6:11 am

    Quando si parla della decisione sul destino dell’uomo che spetta a Dio, si deve intendere la realtà che fa seguito al giudizio divino su di lui; non si vuol togliere nulla, dunque, alla libera decisione dell’uomo, al suo libero arbitrio nel suo cammino sulla terra.

Lascia un Commento