EL FATIMA - di Roberto Morpurgo

Persuaso dal più puro profumo di rosa, el Fatima si avviò lungo un sentiero per lui ormai abituale. Ma questa volta non per una breve passeggiata fra i campi; no: questa volta partiva per un lungo viaggio. Prima di lasciare il paese, volse lo sguardo alla blanca, querida iglesita per un ultimo saluto. Partiva, non senza qualche rimpianto, alla vòlta di Fatima. Fatima: un nome che ai suoi occhi già molto miopi evocava immagini di paradiso, una città che alla sua immaginazione di ancora vergine pellegrino si annunciava come una colomba dalla triste, ma sontuosa, austerità. Piccole nubi bianche rintoccavano la silenziosa melopéa del cielo. Altitudini! Fasciati da bende non meno opache dei suoi occhi, i suoi piedi calpestavano erbe immemori. La sua pelle sentiva i poveri stracci di cui era vestita come altrettante colline: erbose, ventose, umide, nutrienti colline…il mondo stesso, il mondo in persona vestiva la sua pudica ma innocente nudità! Due colombe accompagnarono per un tratto la lunga passeggiata del neo- pellegrino. Una cantava le dolci note di una ninna-nanna, l’altra le musicava imitando ora la canna di palude, ora il salice vespertino, ora la quercia tenebrosa visitata dal vento. Entrambe salmodiavano en honor del Fatima, hombre de Dios en tiempo de alegreto.
Non ancora lontano da casa, un temporale annunciò l’indole del cielo che sfugge o forse più nascostamente ubbidisce al Vigile Sguardo. Non se ne diede pena, e proseguì. Strada facendo gli venne fame, e gli fu offerto di che nutrirsi: sete, e gli fu offerto di che dissetarsi. E, pur senza avere contezza di un simile prodigio (secondo alcuni mistici sarebbe infatti prodigioso il matrimonio della logica con la generosità d’animo), un inspiegabile brivido gli percorse la colonna vertebrale, accennando - così parve a el Fatima - all’imminenza di un avvenimento conturbante. Lui non poteva certo saperlo, ma quel presagio non si riferiva affatto a Qualcosa d’Altro, essendo invece più umilmente - l’Imminenza in persona: l’imminenza vuota. Il puro, ineffabile segno che avrebbe potuto proseguire…
Accompagniamo perciò el Fatima nel suo itinerario di gratitudine, e come una nuvola, proteggiamolo dal sole impietoso! Su piel es clara, y pàlida su mejilla! (E’ altresì ben vero che i suoi occhi vedevano sempre meno; che forse aveva intrapreso quel santo viaggio per impetrare il paradossale miracolo di recuperare la vista che proprio durante e forse a causa del viaggio veniva perdendo; è quindi vero che i suoi occhi sempre più chiusi sempre meno pativano i penetranti dardi del sole meridiano: sta di fatto che la sua pelle, clara y delicada, agognava una protezione purchessia dall’inclemente veemenza della luce). Un pellerossa procedeva in direzione opposta. A lo largo del mismo sendero… Da dove veniva? Che genere di intenzioni si annidavano nel suo tipo platealmente introverso? Domande senza importanza! Ai suoi occhi tutto era santo, lungo la Via del Pellegrino…anche un piel
roja (Augh! - nel frattempo si annunciava l’indiano).
Perdone - inquisì dolcemente el Fatima - ?Donde està el Portugàl?… En direcciòn al oeste, yo creo - disse, ancora lui, per sollevare dall’imbarazzo il taciturno viandante. Infine, non avendo ispirato nè uno sguardo nè una parola di congedo: Adios, amigo, e riprese il cammino. Un bivio sottolineava con ironia l’ingenua equipollenza dei viottoli di campagna; microcosmo vegetale, un ramoscello biforcuto raccolto poco prima gli rivelò che la strada giusta (via recta, mormorò in tono di approvazione) era quella di destra. Due alberi da frutto salutavano i viandanti, un pero (sul ciglio della strada destra) e un melo (appena oltre il fosso di sinistra). Mangiò una pera e proseguì fino a intravedere le stelle.
Salmodiaban las estrellas azules - Y durante la noche ocurriò algo inesperado.
Non ebbe bisogno di aprire gli occhi per sapere che non vedevano più. Aveva sognato, dopo averle un’ultima volta intensamente rimirate, le stelle del firmamento tenebroso: quella innominabile oscurità aveva scelto i suoi occhi ormai ciechi per illuminare dal suo interno, e per un unico, privilegiato spettatore, l’angolo più bello di tutto il Creato!
Si svegliò di buon’ora; si vestì con cura, e si avviò. Nemmeno un bastone, candela dei ciechi, guidava i suoi passi di pellegrino. Una pietra - un ramo - una staccionata…una falce appoggiata a un ulivo.
Anch’esse cieche, persino le inanimate comparse di quel cammino avvertivano nell’aria il profumo della rosa più pura: quasi si sarebbe detto che si scostassero con deferenza al suo passaggio. E così non accadde mai che el Fatima dovesse inciampare a causa di un ostacolo. La strada stessa era bianca, incolore. Con un cenno di mistica riverenza, un toro abbassò la testa, e dolcemente le sue corna altrimenti bellicose sollevarono in alto il pellegrino - affinché il timore facesse posto alla grazia - e lo traghettarono sull’altra sponda. Non lo abbiamo ancora detto? Anche il fiume, come la strada, si biforcava poco più a valle.
Esto es otro paradiso - mormorava la sua voce di ruscello. Gli uccellini…le cicogne…le nubi…los ciprèses de Galicia…il respiro possente dell’Atlantico…e, finalmente, Fatima.
Cieco, benché devoto, un secondo motivo del tutto personale affrettava ora i suoi passi. Arrossiva all’idea di chiedere per sè quella milagrosa intervenciòn divina! Ma ecco: nella postura di uno scoiattolo orante - aveva molto spesso visioni di genere bucolico - interiormente vide la soluzione. Non doveva chiedere, ma poteva sempre sperare.
I rumori della campagna si allontanavano alle sue spalle. Di fronte a lui si estendeva una vallata verde e gialla, nel cui centro una conca maestosa ospitava a quella santìsima Ciudad…
Si munì di un bastone e tastò il nuovo terreno. Non più le ghiaie secche e crepitanti dei sentieri agresti; non più gli ameni labirinti dei fossi e dei canali irrigui; non più l’erba, umida benefattrice. Il selciato lucido e duro istruiva ormai i suoi piedi e, come se non bastasse, aspri scoscendimenti del cammino sembravano ammonirlo severamente: “Fai il tuo ingresso in un luogo elevato…siine degno…ne sarai sorpreso…!”. Sorpreso dalla nueva voz de su alma, accelerò l’andatura e subito cadde inciampando su un cubetto di porfido. Quanti spigoli! Quante, e quali, asperità! Non osava confessare di aver nutrito ben altra idea, e di aver concepito la meta del suo pellegrinaggio (Fatima) come un luogo dolce, forse acerbo, ma rotondo… e forse - che non suoni di rimprovero - un po’ troppo a su imagen y semejanza… A tastoni si avvicinava all’edificio in cui sapeva di dover cercare il Santuario, e per la prima volta avvertì tutta l’amarezza della sua condizione di cieco, perchè udiva voci confuse di cui non riusciva a decifrare i discorsi. Per chi parlava, e a chi si rivolgeva, ?aquel pueblo de peregrinos? Da quali angoli del mondo proveniva la folla multicolore accalcata intorno al Santuario?
Nadie lo sabrà nunca…Ma proprio lui, el Fatima, ben più di altri si avvicinò a quel segreto. Guidato da voci che il suo profetico orecchio agglutinava come in un fastidioso tintinnare di pioggia, guadagnò l’ombra di cui il suo corpo aveva gran sete. Si trovava esattamente nel baricentro di un ambulacro: tutti lo urtavano, nessuno lo scansava. Fatima - confermò - è un posto davvero molto importante… E, pur non potendolo smentire, quella folla capricciosa e involontaria lo accompagnò, travolgendolo, precisamente verso l’altare. Un sibilo di corde fruscianti, come su una nave in tempesta, frustava il transetto. O erano liane di foresta? Era forse seduto anche el piel roja, en el banco de primera fila!? O invece era assiso, anche lui, sulla scranna delle autorità? Aveva urtato qualcosa: l’aspersorio, o forse un pìo coracero del Rey? Come poteva rispondere, cieco e stordito? Pregava, piangeva… rimemorava i dolci e edificanti episodi del cammino…ma soprattutto, esultava.
Nuovamente avvertì quel brivido che durante il viaggio gli aveva annunciato…anzi si era annunciato come l’imminenza stessa del cammino. Ecco che nuovamente la sua schiena si faceva ospite e docile ricettacolo di quello strano fremito e di quella stranissima sensazione di…di…Miracolo! Vedeva: el Fatima aveva riacquistato la vista. Non avendo mai perduto la Fede, ne aveva finalmente trovato la Prova. Vedeva, come mai aveva visto in vita sua. Vedeva le lontane montagne della Galizia, e fino al dolce declivio che annuncia l’Oceano… vedeva le rondini e le colombe, le nuvole e le azzurre pause che il cielo saggiamente interpone fra nuvola e nuvola…(quasi a richiamare la superiore antichità del silenzio sulle querule questue di cui le nubi sono simboli e voci). Ma soprattutto vedeva: la Città. Fatima! -
esclamava interiormente - come se non avesse voce che per le mute, celestiali visioni che i suoi occhi senza sosta gli offrivano. Senza affanno, ma con un entusiasmo che mai nemmeno da ragazzo le sue gambe conobbero, percorreva i viottoli di pietra scura, traversava le belle piazzette quadrangolari, si inerpicava su per le scale e si affacciava ai solenni davanzali che come pulpiti all’aperto concludevano la Plaza Mayor…E contemplava quel mondo con la innocente, patetica gratitudine di chi per la prima volta ha la certezza di vedere ciò che mai gli riuscì di immaginare. Vedeva, vedeva e… nient’altro. Vedeva bocche spalancarsi in ampie e allarmate esclamazioni; vedeva becchi di passeri, di colombi, di rondini aprirsi e chiudersi alla velocità del lampo…e senza un rumore vedeva passare i carri, issare le carrucole, cigolare le carriole, e senza un suono rintoccare le campane, pizzicare le corde dei contrabbassi…vedeva, sì… ma senza udire alcunché!
Un uomo - un turista, nemmeno un pellegrino! - avrebbe potuto aprirgli gli occhi. Gli stava proprio accanto, i gomiti poggiati come i suoi sulla balaustra di pietra che si affacciava sul dolce e melanconico paesaggio galiziano…e quell’uomo disse a gran voce: !Mirad, ninos, la noble Santiago! (”hermosa” - lo corresse la moglie) Santiago de Compostèla! La sagrada Santiago…!suspirada meta de mil y mil peregrinaciones legendarias…!’. Ma per lui - per il povero Fatima, che aveva dovuto cedere l’udito per riottenere la vista, quelle labbra non dicevano proprio niente. Erano mute e frivole farfalle, inutili e fastidiose saltimbanche in una faccia già per suo conto…(el Fatima non amava le facce paffute, addobbate da baffi, carnose e rubiconde…si ricorderà la sua magrezza: non si vorrà dimenticare il suo pallore y su delicada tez de viejo y cansado peregrino…).
Così, si trovava a Santiago. La leggendaria Santiago de Compostela. Ma non lo sapeva. Né mai l’avrebbe saputo: la Provvidenza, infatti - e chi altri, se no? - lo teneva a debita distanza da ogni segno o indizio che avrebbe potuto insinuargli un dubbio… No, quella era la sua Fatima: su suspirada Fatima…la ciudad que le devolviò su vista…la celebre Fatima de los milagros… Ma se le sue orecchie, ’sacrificate’ alla nueva vista, non potevano ascoltare la cruda e forse a sua volta ingannevole vox veritatis; se
il suo inganno lo consegnava a una condizione di duplice, vertiginosa felicità - Essere circondato da una delle più belle città spagnole, da un lato, e Essere inondato dalla beatificante persuasione di trovarsi a Fatima, in Portogallo, dall’altro; se, infine, i suoi occhi miracolati non vedevano che miraggi, sorrisi di beatitudine, efebiche colombe, svolazzanti tonache sacerdotali, bocche estaticamente spalancate in inni e salmi di ringraziamento…le sue orecchie completamente sorde lo consegnavano a un silencio che è forse il segreto e il regno della stessa Fede.
Per noi che nemmeno volendo potremmo assurgere alle vette di devozione verso le quali ora spaziava el triunfante Fatima, per noi è giunto il momento della verità. Cosa avrebbe detto lui, el dulce, delgado romero espanol, se davvero si fosse trovato a Fatima? Non lo sappiamo. Sappiamo tuttavia che Fatima è un luogo non soltanto diverso, ma - osiamo dirlo - del tutto opposto a Santiago de Compostela. Così almeno apparve a noi: piatto, incolore, plumbeo, artificioso. Possiamo forse cullarci nella dolce, consolante immaginazione che anche a lui - almeno per qualche aspetto - la città che lui credeva Fatima concedesse gli irripetibili momenti di fascinazione che a noi, generosa, offrì la azzurra, intima, ondulata, misteriosa Santiago de Compostela?
Post Scriptum: se, com’era forse da prevedersi, non potremo ottenere una risposta alla domanda che abbiamo indirettamente rivolto al Fatima (fra l’altro, si ricorderà che è sordo), possiamo però seguire da una certa distanza i suoi primi passi nella meta del suo lungo e avvincente viaggio. Non più cieco e perciò doppiamente incantato, el Fatima coglieva ogni frutto della faticosa peregrinaciòn. Piccola città di grandi splendori, Santiago gli si offrì innanzitutto in una piazza grigia, humanìstica. Arcaica geometria, una finta discesa proseguiva in un angolo illusorio, per spegnersi poi, vezzosamente, in un vicolo. Lui era ovunque, e nessun indizio lo distrasse dalla sua incrollabile persuasione…
Traversò ogni strada e percorse ogni vicolo dal centro verso la campagna. Vide bandiere e comignoli; galli segnavento arrugginiti in cima a possenti torrioni; ghirlande di fiori e parole tessute su variopinti festoni issati fra ringhiere di antichissimi e disabitati balconi; insegne, targhe, stemmi, rosoni…Vide poi le fruscianti voci dei passanti, dei turisti, degli studiosi, dei pellegrini, degli
abitanti, dei laici, dei clerici…Parole e vanità dell’umana ventura…el Fatima non poteva raccapezzarsi, perchè - tornato a vedere il mondo - non lo poteva più udire.
Quel grande pellegrino aveva definitivamente eletto il nome della sua nuova dimora: proprio dinanzi al grande cartello stradale che senza la minima possibilità di equivoco segnalava l’inizio del territorio municipale: ‘Santiago de Compostela’. “Eccomi a Fatima, finalmente!…” - sospirò per l’ennesima volta. “Per di là si va a Santiago - come indica il cartello. Santiago…magari un’altra volta…dovessi ancora aver bisogno di un piccolo aiuto…ma per adesso, chi me lo fa fare? Dopo tanta fatica! Io resto a Fatima, su questo potete giurare”. Questa sì che si chiama fede! Anche su questo potete giurare.

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  • giusi pontillo // Novembre 11, 2007 a 3:57 pm

    Le rose sul mare si sfogliano e cadono dentro l’anima

    Si sfogliano le rose e il mare
    Calmo profuma la tua anima
    Preghiera attenta
    Del Creato.

    Ogni giorno con il cuore
    Trascorre il tempo
    E attende felice
    Ogni segno.

    Pioggia d’ autunno
    Cadono le foglie
    In riva al mare
    E il segno delle orme
    resta sempre il mio.

    Tu ci sei o mio Signore
    Perchè l’albero che ho di fronte
    Ha già germogliato foglioline
    Con il tuo potente raggio.

    Se sei poesia sei anche cipresso d’autunno

    Sento le note
    Del cuore cipresso d’autunno
    Sento la poesia
    Come rosa immacolata
    Nell’oscurità della notte
    Trema la mano
    L’ancora amica
    E’ segno di note infine
    Dall’Aldilà senza arco temporale.

    Immacolata concezione

    Mamma
    Oggi per te
    Ero bambina:
    tu un Angelo”
    Sceso dal cielo.
    Mamma
    Oggi per te“ero”
    la tua rosa
    nel giorno
    dell’Immacolata Concezione
    ma un soffio di vento
    ha rimosso i petali uniti
    e le tue carezze mai date
    sono volate con te;
    mamma
    ti sei portata via
    il profumo
    di una Rosa:
    era il profumo
    dell’Immacolata Concezione!

    La mia casa

    La mia casa
    Ha il ricordo vivo
    Delle rondini
    Sotto il tetto
    Dei passeri presi
    Sopra i balconi
    Della neve mista
    Con il cotto
    Delle luci
    Fioche senza lampadari
    Dei pomodori
    Freschi dentro il secchio
    Dell’uva mista dentro i tini
    Tutto mi ritorna in mente
    Con orgoglio:
    I miei genitori
    Erano contadini felici
    Innamorati della vita.

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