La vigilia dei nostri sensi (Perrone, Roma 2007) è la silloge di esordio di Giampaolo Vincenzi, italianista-comparatista docente all’Università di Macerata. Già il titolo ci riporta al piano sensoriale della nostra esperienza umana e in effetti la profonda conoscenza letteraria seminata in citazioni palesi o meno viene messa in stallo da una ironia che nei luoghi secondo noi più riusciti subisce la diminutio della umiltà sia per l’uso di un lessico non sofisticato che, a volte, anche per l’uso del dialetto. Nella poesia dedicata alla nonna, ad esempio, si trovano forza e pietas che ci toccano davvero:
“Il peso appena negato / sulla parete - la traccia del crocefisso - / oltre l’infisso c’è aria rimane / immobile la valle montana / e non vè falco alto levato ma / strascichi appesi fra mosche e zanzare…” (p. 46)
Ed ancora più ci colpiscono non tanto le poesie-acrostico magari graficamente disposte a formare una lettera maiuscola, ma quelle strofe esatte e lapidarie che costellano la raccolta: “Una piazza è quello spazio / tra i mattoni e la poltrona / dove transita la vita…” (p. 66); “rimane davanti un futuro / bagnato bitume, un barlume / soggetto a improvvise gelate…” (p. 65); “L’amore è un cane che ci / riscrive / ad ogni carezza.” (p. 44); “C’è speranza di futuro / ti diceva il cigolio del letto anche quando / porlassava il giorno / e si spalmava sopra al muro.” (p. 34). Un visione quella di Vincenzi che crea con le parole immagini persistenti, anche piacevolmente o tragicamente sensuali, gioca con il dritto ed il rovescio delle parole (”So me solo lo so / Maceratabularasa…” p. 5
e pare forse in stallo tra Epicuro e Pirrone (tra una calibrata ricerca di ciò che ci soddisfa e il sapere che pure evitando gli eccessi mai nulla ci soddisferà pienamente), come ad esempio nella poesia Alba provenzale (p. 60) che qui riproduciamo interamente: “Caro amico pelvico / tu dov’eri quando / trapassavo paradisi di sapone / intrisi di eruditi scapigliati; / dov’eri mentre / risputavo le parole accoccolate / sotto il muro dei tuoi seni / e si alzava solo nebbia, / ora che rispunta imbelle / tutto quello che t’ho dato: solo melma, / solo fango trasudato. // C’è rimorso nel pensare / che anche adesso / ho qualcosa di più grande / in cui entrare.”
Ma come scrive Matteo Lefèvre nella Prefazione: “L’umana pietà, intesa come universale eppure transitorio, a tratti volatile valore rappresenta in effetti un’ulteriore caratteristica della vocazione e della scrittura poetica di Giampaolo Vincenzi…” (p. 15). Sì, è proprio, come dicevamo più sopra, dove il Nostro meno si dissimula nell’illusione delle figure retoriche e delle prestidigitazioni linguistiche o dietro la maschera corrosiva dell’ironia che la sua humanitas solidale si esprime con la forza della verità: “Ma mamma mia ma’ / se proprio non puoi più, / fa’ il favore, / tu, / trasformati in tumore, / tornami dentro ad abitare / ho un calore ereditario, / fammi fare l’immobile ambulante / incubati ovunque, scegli l’intestino, / un qualsiasi parcheggio del sangue, / dammi notti maledette / è l’unica idea per poterti toccare…” (pp. 69-70).
Alessandro Ramberti (Rimini, 15-5-07)
5 risposte so far ↓
matteo lefèvre // Giugno 19, 2007 a 5:03 pm
Caro Ramberti,
sono Lefèvre, il prefatore di Giampaolo, forse ti ricordi di me perché ci conoscemmo al Premio Gatto da te vinto un paio d’anni fa. Condivido ciò che dici in pieno su Vincenzi! Tienimi al corrente di eventuali inziative.
A prestoo.
ML
alksentre // Giugno 20, 2007 a 8:11 am
Grazie Matteo
contattami via mail all’indirizzo info chiocciola faraeditore.it
così ti tengo aggiornato sulle iniziative e progetti.
A presto!
Alex
Giampaolo Vincenzi // Giugno 21, 2007 a 3:28 pm
Ciao Alessandro, ciao amici de L’Attenzione,
grazie per le acute parole su “La vigilia…”; chissà se le merita. Mi permetto solo di correggerti, Ale, perchè Alba provenzale inizia con “Caro amore pelvico…”. Grazie e a rivederci presto
G.V.
alksentre // Giugno 29, 2007 a 9:19 pm
Hai ragione Giampaolo probabilmente la assonanza fra pelvico e amico ha giocato inconsciamente come credo la canzone Caro amico ti scrivo…
credo che il tuo libro riceverà delle critiche belle e più articolate e di questa mia breve nota di lettura, lo merita davvero. Ad maiora!
Alex
xxxxx // Novembre 18, 2007 a 3:11 am
giampaolo ti voglio
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