La piuma e l’artiglio - una lettura di Fabiano Alborghetti all’autoantologia di Adam Vaccaro

 

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editoria&spettacolo è una casa editrice di Roma che offre - nella collana Canti - dei libri tanto belli quanto anomali per formato (misurano 18,5 L x 15cm H) .

Tre sono i volumi pubblicati sino ad ora e sono delle autoantologie: Tiziano Fratus con Il molosso (straordinario!), Gabriela Fantato con Il tempo dovuto e quello che qui tratteremo di Adam Vaccaro, La piuma e l’artiglio.

 

Adam Vaccaro è noto ai più tanto nelle vesti di poeta che in quelle di promotore culturale, fondatore dell’associazione Milanocosa (http://www.milanocosa.it/) che ha base a Milano (ma con amici/soci provenienti da ogni parte d’Italia), è altresì l’ideatore della rivista on-line Adiacenze (rintracciabile allo stesso indirizzo web dell’Associazione).

 

Ripercorrere i 30 e più anni di lavoro di Adam Vaccaro è quasi impossibile - ne verrebbe un curricula di dieci pagine- . Possiamo però ripercorrere quello che è uno dei suoi percorsi attraverso le sue pubblicazioni e avendo a disposizione l’autoantologia La piuma e l’artiglio, procederemo con quella.

Il volume (impreziosito da una copertina opera di Romolo Calciati, altro autore che ha spesso collaborato col Vaccaro) ripercorre l’intero arco della sua opera poetica, dalle sperimentazioni linguistiche degli anni 60 e 70 in cui però non si è mai inglobato del tutto, alle narrazioni più piane degli ultimi anni. La costante linguistica tesa a contenuti civili rimane però l’asse su cui scorre la tenace ricerca che mai sarà abbandonata, una omogeneità - come diceva anche Giancarlo Majorino in un passato intervento - una adiacenza, come la definisce lo stesso Vaccaro che restituisce ad ampio spettro la pregnanza della quotidianità mista all’impegno civile, inscindibilmente.

Sempre, il flusso “cantato” della parola è un discorso che unisce fonte e origine, idea e sentire. Dico “cantato” perché una delle facce della ricerca - oltre che significante e significato - prevede anche una sonorità frutto di quell’ascolto - oltre che alla voce interiore - della canzone intesa come eredità popolare derivante dalla terra e dell’uomo: è infatti mai dimenticata la propria origine di uomo della terra (Vaccaro è nato a Bonefro nel Molise) ed è la terra stessa la potenza primigenia e non esauribile che guiderà la verità della poesia di questo emigrante letterario, tanto che spesso ritornerà il dialetto come inserzione o come lingua portante, parentesi antropologica che l’autore non rifiuta ma che usa/accoglie anzi, per richiamare mito o leggenda o la disarmata umanità simbolo di sincerità, oltre che linguistica anche dell’oralità. Sembra che la sola poesia scritta ad un certo punto non basti più e il ritorno (seppure avvenga per iscritto) ad una lingua primigenia sia il restare con i piedi saldati, immersi nella terra.

 

L’autoantologia ripercorre i passi salienti della pubblicazioni avvenute: Strappi e frazioni del 1977 (Libroitaliano), La vita nonostante del 1978 (Club degli autori) La casa sospesa del 2003 (Joker) Labirinti e capricci della passione del 2005 (Milanocosa edizioni). La distanza temporale tra i volumi è solo riferita al tempo. La coesione linguistica è un ponte che salda e avvicina, non vi è provvisorietà, mai un’eccedenza ma una fibra che misura e si misura addentrandosi nella materia e si salda al senso.

Trae quindi maggiore ragione il senso di questa pubblicazione, punteggiatura o rete, che tiene ed amplifica ogni esperienza e ogni “vero” tra carne ed anima, tra - come è lo stesso Vaccaro ad indicarci -  le tre galassie linguistiche fondamentali: Io, Es e Super-io che operano, su e in, ogni sistema di segni (o simboli) con modalità diverse e in genere separate o subordinate l’una all’altra.

Si delinea - sia nella composizione temporale che nella ricerca effettuata scrivendo - una eternità che chiama e che respinge e la consapevolezza di unire il rapporto tra presente e passato usando il massimo offerto dall’esperienza e quindi con un dettato umanissimo e caduco quanto con un lirismo in tensione, visibile nel riscatto con la lingua e con la sfida alla lingua. Manipolazione quindi, anche la manipolazione (e qui ritorniamo a quanto detto in apertura sul suo accostamento temporaneo alle sperimentazioni degli anni 60 e 70) che è un suono tra le rovine. Costretto a vivere in un presente dilaniato (contrapposto alla ferma immobilità della memoria - anche del passato terrigno/agreste dell’infanzia - che sa in movimento però, in movimento verso la scomparsa) ecco la pluralità di pieghe ed il senso di appartenenza e al contempo di  battaglia, la competenza tecnica (data dagli studi sulla poesia) e l’emozionalità, il trasporto, l’atto individuale che si scrolla di dosso l’esperienzialità coltivando la parola in solitudine e la ricerca del senso sul senso.

La conseguenza è uno sguardo limpido e visionario sui non-luoghi sia “mentali” che tangibilmente presenti, metà disastro e metà riscatto, metà comprensione e metà ribellione: è qui che Vaccaro alza in piedi per dire “non ci stò” !

La crudezza che spesso ricorre nei testi (da quelli più marcatamente riferiti al tempo in Molise a quelli che fanno riferimento alle cronache quotidiane ed ai fatti che affollano i notiziari) è corrosiva quanto leggera. La dicotomia si rivela - ancora una volta - sia nell’uso della lingua (invenzioni, uso della parola/materiale che arriva da lontano - innovazioni) che nei piani della scrittura che - come un condominio affollato - offrono più possibilità di presenza e fuga (vedasi la costruzione grafica di molti testi) e iper-significati.

Compone e atomizza scomponendo Adam Vaccaro, in un flutto lungo trent’anni, trova le cause dei frantumi e i frantumi stessi ricompone non legittimando mai le cause. Con ritmo fascinatorio che sinfonicamente compone la pagina le parole sono il vettore della sostanza, la memoria da preservare e la sveglia a quanto accade.

Conchiude  il volume una sezione dedicata a letture critiche riferite ai lavori di Adam Vaccaro ad opera di Giancarlo Majorino, Giò Ferri, Mario Lunetta, Cesare Viviani, Nicola Picchione.

 

 

 

 

Adam Vaccaro - La piuma e l’artiglio, editoria&spettacolo, Roma 2006, pp 176, € 10,00  

 

 

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