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	<pubDate>Fri, 23 May 2008 20:53:01 +0000</pubDate>
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		<title>L&#8217;Attenzione si ferma</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Jul 2007 16:38:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Orgiazzi</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[annunci]]></category>

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		<description><![CDATA[di Massimo Orgiazzi
Come si saranno accorti tutti i lettori più affezionati e anche meno affezionati, ma coinvolti dalla lista di distribuzione che ne annuncia l&#8217;uscita, L&#8217;Attenzione di Luglio non è andata on line. Questo prelude ad una piuttosto lunga fermata estiva che vedrà la rivista assente dalla rete con aggiornamenti anche per agosto e settembre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>di <strong>Massimo Orgiazzi</strong></p>
<p align='justify'>Come si saranno accorti tutti i lettori più affezionati e anche meno affezionati, ma coinvolti dalla lista di distribuzione che ne annuncia l&#8217;uscita, <em>L&#8217;Attenzione</em> di Luglio non è andata on line. Questo prelude ad una piuttosto lunga fermata estiva che vedrà la rivista assente dalla rete con aggiornamenti anche per agosto e settembre 2007. Nascondere che questa fermata non è solo il meritato riposo di chi ha comunque lavorato ed operato con impegno, sarebbe ipocrisia. <em>L&#8217;Attenzione</em>, come tutte le realtà in rete, più o meno collettive e composite, è alla costante ricerca di un equilibrio mai facile da ritrovare, soprattutto se questo si fonda su una ragion critica volutamente forte e intenzionalmente penetrante nei confronti della realtà. Tanto più elevata la temperatura, tanto più elevato il rischio che i gradienti generino accelerazioni e sollecitazioni, relativi raffreddamenti e improvvise solidificazioni. Per questo la fermata è prima di tutto un auspicio che non un gruppo qualsiasi fondi continuamente sé stesso, ma che ogni persona, fuori e dentro <em>L&#8217;Attenzione</em>, possa tornare ad essere persona intera come si era idealmente pensato d&#8217;essere e di aiutare ad essere. L&#8217;augurio, al di là di un buon riposo, è che il primo autunno ci ritrovi gruppo e persone intere, complete e che ci sia prima di tutto un ideale a muovere i progetti. Lo sguardo di chi ancora guarda e lo fa lontano.</p>
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		<title>Numero 9 - L&#8217;EDITORIALE</title>
		<link>http://lattenzione.com/2007/06/02/leditoriale/</link>
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		<pubDate>Sat, 02 Jun 2007 17:17:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonellapizzo</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[numero nove]]></category>

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		<description><![CDATA[leggi in numero nove in formato PDF
&#160;
Il tutto nel frammento - di Fabrizio Centofanti
Siamo abituati a relegarci ai margini della realtà, forse anche per i contraccolpi del processo di globalizzazione, che mette tutti nello stesso calderone con il risultato di togliere importanza a molti. la conseguenza è che perdiamo sempre più il senso della nostra consistenza, personale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p align="center"><strong><font color="#ff0000"><a href="http://lattenzione.files.wordpress.com/2007/06/trenumeronovegiugno2007.pdf" title="leggi in numero nove in formato PDF">leggi in numero nove in formato PDF</a></font></strong></p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<p><strong>Il tutto nel frammento - <em>di Fabrizio Centofanti</em></strong></p>
<p align="justify">Siamo abituati a relegarci ai margini della realtà, forse anche per i contraccolpi del processo di globalizzazione, che mette tutti nello stesso calderone con il risultato di togliere importanza a molti. la conseguenza è che perdiamo sempre più il senso della nostra consistenza, personale e comunitaria: viviamo in seconda o terza persona, come di riflesso, finendo col non prenderci sul serio e col considerarci comparse in uno spettacolo di cui non saremo mai protagonisti.<br />
A questo punto è urgente innescare un processo contrario, in cui la nostra vita si accolga di nuovo come verità, al pari di tutti gli attori della storia umana: considerare che nel nostro frammento si trova il tutto, che in ogni dettaglio c’è il dna completo. Questo ridarebbe fiato alla nostra corsa che, in caso contrario, si ridurrebbe a una frenesia insensata.</p>
<p><span id="more-309"></span></p>
<p align="justify">Il discorso vale anche per la rete, la cui crescita esponenziale potrebbe circoscrivere nell’insignificanza molte voci che sembrano destinate all’oblio: bisogna ricuperare la coscienza del fatto che ogni espressione umana racchiude una dignità incalcolabile. Tale inversione di tendenza causerebbe anche una salutare rinascita della responsabilità personale e sociale, perché chi si rende finalmente conto del suo valore intrinseco non può accettare processi di degradazione e banalizzazione nella sua attività comunicativa. Il proliferare dei siti e dei blog in rete non sarebbe più un inutile dispendio di energie, ma una sinfonia di voci utili a dare un’immagine più adeguata dell’uomo e della donna contemporanei.<br />
Su questa linea è necessario far crollare miti duri a morire: quello, ad esempio, di non meglio verificate età dell’oro, in cui le cose sarebbero state vere, giustificate, fondate: lo sono anche oggi, allo stesso livello; non c’è nessuna ragione di credere che il tempo presente debba essere declassato di fronte ad altre epoche del pensiero e dell’azione. Si tratta di riconquistare il “qui ed ora”, di riappropriarci della nostra originalità e unicità, di riprendere in mano la nostra vita.<br />
Inutile ripetere il discorso dei motivi per cui l’assetto sociale occidentale tenta con ogni mezzo di ribadire l’insignificanza di persone e gruppi, fingendo una politica contraria di valorizzazione: il mercato vuole clienti docili che siano costretti a scelte obbligate. Ma è arrivato il momento di liberarci dalle catene e di gridare forte e chiara la nostra volontà di essere noi stessi individualmente e socialmente.<br />
E’ evidente che il ruolo che la letteratura può giocare, in queste dinamiche, è essenziale, proprio perché affonda le radici in ciò che non è riducibile alla banalizzazione esistenziale. Scrittori e poeti hanno una vocazione insostituibile: quella di ricordarci che ogni gesto, parola, pensiero, in qualunque coordinata spazio-temporale, ha la possibilità di cambiare il mondo, di trasformarlo in qualcosa di migliore.
</p>
<p align="justify"><a href="http://lattenzione.files.wordpress.com/2007/06/numeronovegiugno2007.pdf" title="leggi il numero nove in formato pdf"></a></p>
<p align="justify"><a href="http://lattenzione.files.wordpress.com/2007/06/trenumeronovegiugno2007.pdf" title="leggi in numero nove in formato PDF"><strong>leggi in numero nove in formato PDF</strong></a><a href="http://lattenzione.files.wordpress.com/2007/06/numeronovegiugno2007.pdf" title="numeronovegiugno2007.pdf"></a></p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/lattenzione.wordpress.com/309/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/lattenzione.wordpress.com/309/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/lattenzione.wordpress.com/309/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/lattenzione.wordpress.com/309/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/lattenzione.wordpress.com/309/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/lattenzione.wordpress.com/309/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/lattenzione.wordpress.com/309/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/lattenzione.wordpress.com/309/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/lattenzione.wordpress.com/309/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/lattenzione.wordpress.com/309/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/lattenzione.wordpress.com/309/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/lattenzione.wordpress.com/309/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lattenzione.com&blog=679539&post=309&subd=lattenzione&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Numero 8 - L’EDITORIALE</title>
		<link>http://lattenzione.com/2007/04/30/numero-8-l%e2%80%99editoriale/</link>
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		<pubDate>Mon, 30 Apr 2007 12:50:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lattenzione</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[numero otto]]></category>

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		<description><![CDATA[Centochiodi, un film su cui riflettere 
di Salvatore Ritrovato
Cento chiodi ‘crocifiggono’ cento libri al pavimento e ai tavoli di una impor-tante e bellissima biblioteca, luogo di cultura per eccellenza, che li custodisce nei secoli. La metafora del film di Ermanno Olmi, Centochiodi, mi è parsa sin dall’inizio così limpida e provocatoria che non riesco a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><strong><font color="#ff0000">Centochiodi, un film su cui riflettere</font> </strong></p>
<p>di <em><strong>Salvatore Ritrovato</strong></em></p>
<p align="justify">Cento chiodi ‘crocifiggono’ cento libri al pavimento e ai tavoli di una impor-tante e bellissima biblioteca, luogo di cultura per eccellenza, che li custodisce nei secoli. La metafora del film di Ermanno Olmi, Centochiodi, mi è parsa sin dall’inizio così limpida e provocatoria che non riesco a comprendere come possa essere fraintesa, e addirittura messa sullo stesso piano dei roghi di Fahrenheit 451 (dal romanzo di Bradbury al film di Truffaut).<br />
Centochiodi mette, sì, in discussione il libro. Ma non il libro come lettura, bensì quello che presume di spiegare tutto, anzi di fondare il senso religioso del mondo (donde il sottotitolo polemico del film di Olmi: “le religioni non hanno mai salvato il mondo”) restando astratto, lontano dalla vita, avulso da quello che succede realmente negli uomini. Olmi non sceglie il ‘rogo’ come pena capi-tale dei libri, ma i chiodi, strumento esemplare di Passione e, forse, di Redenzione. Rispetto al fuoco che divora e distrugge ogni fibra materiale del libro, il chiodo costringe lo spettatore a osservare e a riflettere sulla sofferenza della vittima (il libro), le cui cicatrici, non rimarginabili, sono il ricordo di una speranza insopprimibile. Il fuoco è repressivo, non ammette replica, è lo strumento di ogni censura ideologica, dell’oblio sistematico, della soluzione finale per incenerimento; il chiodo, invece, è punitivo, mira al segno mistico che affligge e suscita nuove risposte, e intanto lascia memoria di sé nella materia, scarnificata, dissanguata, eppure pulsante, pronta a resuscitare. Olmi non poteva scegliere ‘metafora’ più potente e sottile.</p>
<p><a href="http://lattenzione.files.wordpress.com/2007/05/lattenzionenumeroottomaggio2007.pdf" title="lattenzionenumeroottomaggio2007"><strong><font color="#ff0000">leggi il numero otto in formato pdf</font></strong></a><a href="'http://lattenzione.files.wordpress.com/2007/05/lattenzionenumeroottomaggio2007.pdf' "></a></p>
<p><span id="more-280"></span></p>
<p align="justify">Ma perché? Per dire solo che le religioni non salvano il mondo? E che è necessario ricominciare ‘altrove’, per esempio in una comunità di semplici, e qui mettere la parola alla prova della vita? A un certo punto la ‘parola’ passa ai semplici. Il protagonista in fuga, giunto come straniero in un luogo abbandonato sulle rive del Po, e nascosto in un casolare diroccato, fuori dalle mappe geografiche e catastali, viene coinvolto dai suoi nuovi vicini nella civile resistenza contro la decisione delle autorità regionali di costruire laggiù un porto fluviale. Gli abitanti si ribellano, ma non sanno come scrivere la loro petizione. Il professore li invita a parlare di sé, dei loro ricordi e dei loro sogni più intimi e strani, nei quali si manifesta il legame più profondo con quel luogo, la ragione vera di un amore non ideologico né idolatrico, ma fisico e emotivo con quel paesaggio, con quella terra. Il professore annota, apprende la parola dei testimoni, la loro vita, scrive. È il riscatto della parola crocifissa, che risale alle radici emotive del sogno e della memoria: parla il mondo. Ecco, l’“immane tragedia” degli intellettuali (dai teologi ai politici, dai professori agli scrittori) del nuovo secolo: parlare di libri senza emozione; riempire scaffali e librerie inseguendo la novità o il pezzo raro, la questione à la page o il feticcio accademico; lasciarsi trasportare dal proprio mestiere trasformando il pensiero in sofisma, la scrittura in dottrina, il guardare-dentro in estetismo-del-segno.<br />
Vi è un «paradosso» nel film di Olmi: la parola alla fine torna viva nei racconti (che semplici non sono!) dei semplici, si incarna quando diventa una metafora ‘necessaria’ per salvare (da bulldozer e ruspe) delle vecchie case e, soprattutto, delle storie insignificanti. E torna persino in quella frase dura, coraggiosa: «Tutti i libri del mondo non valgono un caffè con un amico», che il professore, inquisito, rovescia sul trito burocratichese dell’interrogatorio, in una amara conversazione sull’incertezza di ogni presunzione e, quindi, sul limite di ogni condizione di innocenza come di sapienza.</p>
<p>Credo che la poesia dovrebbe riflettere su questo. Dovrebbe saper scegliere.<br />
<a href="http://lattenzione.files.wordpress.com/2007/05/lattenzionenumeroottomaggio2007.pdf" title="lattenzionenumeroottomaggio2007"><strong><font color="#ff0000">leggi il numero otto in formato pdf</font></strong></a><a href="'http://lattenzione.files.wordpress.com/2007/05/lattenzionenumeroottomaggio2007.pdf' "></a></p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/lattenzione.wordpress.com/280/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/lattenzione.wordpress.com/280/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/lattenzione.wordpress.com/280/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/lattenzione.wordpress.com/280/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/lattenzione.wordpress.com/280/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/lattenzione.wordpress.com/280/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/lattenzione.wordpress.com/280/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/lattenzione.wordpress.com/280/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/lattenzione.wordpress.com/280/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/lattenzione.wordpress.com/280/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/lattenzione.wordpress.com/280/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/lattenzione.wordpress.com/280/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lattenzione.com&blog=679539&post=280&subd=lattenzione&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>SUBTERRANEAN HOMESICK BLUES</title>
		<link>http://lattenzione.com/2007/04/19/subterranean-homesick-blues/</link>
		<comments>http://lattenzione.com/2007/04/19/subterranean-homesick-blues/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 19 Apr 2007 07:35:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Orgiazzi</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[attualità]]></category>

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		<description><![CDATA[di Massimo Orgiazzi
La cronaca è che in tre sono stati ammazzati a Malatya, a est, in Turchia. In una casa editrice protestante sono stati ammazzati tre uomini perché stampavano bibbie. Le vittime erano due turchi cristiani e un tedesco, accusati di fare proselitismo tra i musulmani.  Tre dei quattro presi di mira sono stati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>di <strong>Massimo Orgiazzi</strong></p>
<p align='justify'>La cronaca è che in tre sono stati ammazzati a Malatya, a est, in Turchia. In una casa editrice protestante sono stati ammazzati tre uomini perché stampavano bibbie. Le vittime erano due turchi cristiani e un tedesco, accusati di fare proselitismo tra i musulmani.  Tre dei quattro presi di mira sono stati «legati, bendati e sgozzati », il quarto è grave, dopo essere stata anch&#8217;esso accoltellato alla gola. La riflessione, invece, non viene fuori bene come la cronaca: non ha il suo stesso lampo immediato, la stessa impressione solare che viene su dai giornali e dai siti. Perché si sentono già le voci, magari tutte interiori, che affermano, già gridano, che è solo una delle tante disgrazie di questo pianeta tutto osservato, riletto, documentato. Tutto fa brodo: la bambina di 9 anni stuprata, quella ammazzata dai cani, i duecento morti anche oggi a Baghdad, il testamento del killer, la diossina, appena fuori città. Non è che lasciamo tanti, troppo pezzi di noi, nelle storie tentate che sono tutte queste notizie ? E non rimaniamo che vuoti senza sapere che fare, cosa pensare: non è un problema nostro, del resto; da anni è uno spettacolo, ormai. E’ un aprile cruento, di caldo: forse il mondo è in condizioni sbagliate, sta solo soffrendo, ma noi continuiamo quasi senza domande, o monche, tagliate, a correre in questo calore anzitempo. Le risaie, su ad ovest, sono ricolme di acque: mostrano a terra i riflessi di un cielo compiuto, di terra, di nostre giornate via da casa di corsa, come già anni fa. <em>Questo tuo grido farà come vento, / che le più alte cime percuote</em>. E l’aria è già ferma da tempo e il grido è più giù, ancora in silenzio, in un nostro esiliato apolide dentro.</p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/lattenzione.wordpress.com/242/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/lattenzione.wordpress.com/242/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/lattenzione.wordpress.com/242/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/lattenzione.wordpress.com/242/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/lattenzione.wordpress.com/242/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/lattenzione.wordpress.com/242/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/lattenzione.wordpress.com/242/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/lattenzione.wordpress.com/242/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/lattenzione.wordpress.com/242/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/lattenzione.wordpress.com/242/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/lattenzione.wordpress.com/242/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/lattenzione.wordpress.com/242/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lattenzione.com&blog=679539&post=242&subd=lattenzione&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>Primo Levi - Agli amici</title>
		<link>http://lattenzione.com/2007/04/11/primo-levi-agli-amici/</link>
		<comments>http://lattenzione.com/2007/04/11/primo-levi-agli-amici/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 11 Apr 2007 16:58:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Orgiazzi</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[attualità]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://lattenzione.com/2007/04/11/primo-levi-agli-amici/</guid>
		<description><![CDATA[Cari amici, qui dico amici
Nel senso vasto della parola:
Moglie, sorella, sodali, parenti,
Compagne e compagni di scuola,
Persone viste una volta sola
O praticate per tutta la vita:
Purché fra noi, per almeno un momento,
Sia stato teso un segmento,
Una corda ben definita.
Dico per voi, compagni d’un cammino
Folto, non privo di fatica,
E per voi pure, che avete perduto
L’anima, l’animo, la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Cari amici, qui dico amici<br />
Nel senso vasto della parola:<br />
Moglie, sorella, sodali, parenti,<br />
Compagne e compagni di scuola,<br />
Persone viste una volta sola<br />
O praticate per tutta la vita:<br />
Purché fra noi, per almeno un momento,<br />
Sia stato teso un segmento,<br />
Una corda ben definita.</p>
<p>Dico per voi, compagni d’un cammino<br />
Folto, non privo di fatica,<br />
E per voi pure, che avete perduto<br />
L’anima, l’animo, la voglia di vita:<br />
O nessuno, o qualcuno, o forse un solo, o tu<br />
Che mi leggi: ricorda il tempo,<br />
Prima che s’indurisse la cera,<br />
Quando ognuno era come un sigillo.<br />
Di noi ciascuno reca l’impronta<br />
Dell’amico incontrato per via;<br />
In ognuno la traccia di ognuno.<br />
Per il bene od il male<br />
In saggezza o in follia<br />
Ognuno stampato da ognuno.<br />
Ora che il tempo urge da presso,<br />
Che le imprese sono finite,<br />
A voi tutti l’augurio sommesso<br />
Che l’autunno sia lungo e mite.</p>
<p><em>16 dicembre 1986</em></p>
<p><em>II vol. delle Opere di Primo Levi, Torino, Einaudi, 1988.</em></p>
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		<title>La libertà degli uomini</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Apr 2007 16:39:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Orgiazzi</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[attualità]]></category>

		<category><![CDATA[riceviamo e pubblichiamo]]></category>

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		<description><![CDATA[di Vito Mancuso
Nell’Albero degli zoccoli una donna si alza e va in chiesa a pregare, poi riempie una bottiglia e l’acqua guarisce la mucca. In Centochiodi nessuna preghiera, nessun miracolo: solo un&#8217;immensa, dura, negazione: Dio non è così! Ermanno Olmi è uno di quei cattolici che vogliono credere in Dio ma insieme guardare il mondo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>di <strong>Vito Mancuso</strong></p>
<p align='justify'>Nell’<em>Albero degli zoccoli</em> una donna si alza e va in chiesa a pregare, poi riempie una bottiglia e l’acqua guarisce la mucca. In <em>Centochiodi</em> nessuna preghiera, nessun miracolo: solo un&#8217;immensa, dura, negazione: Dio non è così! Ermanno Olmi è uno di quei cattolici che vogliono credere in Dio ma insieme guardare il mondo per quello che è, un&#8217;operazione che talora conduce alla lacerazione dell&#8217;anima. Tra i chiodi che più la fanno sanguinare c’è lo scandalo del male. Centrale nel film è il dialogo del protagonista col vecchio monsignore: “Lei ama i suoi libri più degli uomini, ma Dio non parla coi libri”. Il monsignore l&#8217;ammonisce di non bestemmiare e gli ricorda il giorno del giudizio. Lui risponde: “In quel giorno sarà Dio a dover rendere conto di tutta la sofferenza del mondo”. Il monsignore se ne va, non sa cosa replicare. Neppure la Chiesa lo sa. La sua dottrina al riguardo è incerta, ci sono contraddizioni tra gli scritti di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI,  persino tra gli articoli del Catechismo. La voce dei preti trema quando si chiede loro perché, se Dio è amore e onnipotenza, vi è tanto dolore innocente. </p>
<p><span id="more-239"></span></p>
<p align='justify'>La Chiesa non riesce a trovare una risposta soddisfacente al problema del male perché ha un’immagine del mondo antiquata e sbagliata, un mondo governato dall&#8217;alto dove l&#8217;autonomia e la libertà sono sinonimi di disobbedienza e peccato. La Chiesa non ha ancora metabolizzato nella sua dottrina l’esistenza e il valore della libertà, per essa (tanto più per un agostiniano come Benedetto XVI) la libertà e l&#8217;autonomia del mondo sono di per sé negative e per questo non riesce ad avere un rapporto positivo con la libertà degli uomini. Le polemiche sui gay, i dico e cose del genere dipendono da qui. Persino negli ideali migliori del mondo quali l&#8217;ecologia, la pace, il senso di fratellanza universale, vi sono ecclesiastici che vedono all&#8217;opera l&#8217;Anticristo, come ha detto il cardinale Biffi negli esercizi spirituali al papa e alla curia romana. Il mondo ha mutato la coscienza che ha di sé e la Chiesa che non ne ha ancora preso atto non fa che contrapporre dei No al processo evolutivo della coscienza del mondo. La sua è una crisi filosofica, non sa più interpretare il mondo e ne ha paura. E&#8217; tornata la sindrome dell&#8217;assedio della Controriforma, che ci si era illusi fosse stata superata dal Vaticano II. Per un cattolico oggi sembra quasi una necessità nutrire inimicizia verso il mondo: a questo le attuali gerarchie lo stanno conducendo.</p>
<p align='justify'>Il film di Olmi è altamente cristiano, del cristianesimo umile e spirituale, quello che sa che Dio lo si adora in spirito e verità. Olmi dice che la verità non è quella dei libri, ma quella che coincide con l’autenticità della vita, con l’esperienza di unità e fratellanza tra gli uomini, con l’onestà intellettuale verso se stessi che fa rifiutare antiche dottrine dogmatiche e morali che hanno perso ogni contatto vitale con l’evoluzione del mondo. Il primo a inchiodare i libri sacri è stato Gesù quando diceva “vi è stato detto, ma io vi dico”. Quella serie di <em>ma</em> erano i suoi chiodi. Olmi dice che questa ribellione ogni uomo la deve fare propria, liberandosi del peso delle dottrine per ritrovare il contatto con la verità della vita. In questa leggerezza di rapporti le parole evangeliche riprendono fascino e lungo il fiume si torna a raccontare del maestro che trasformò l’acqua in vino per la gioia degli uomini. Ma le lacrime della ragazza della panetteria con cui si chiude il film sono le lacrime della vita di oggi incapace di darsi un fondamento. Siamo liberi, ma con questa libertà non sappiamo costruire nulla di stabile. Il motivo di questa incapacità risiede nel dubbio che sovrasta la coscienza di tutti, anche quella di Olmi: il dubbio sull’esistenza di Dio. Il giovane professore non torna dagli amici sul fiume. Per Olmi non esiste nessun porto sicuro su cui costruire onestamente qualcosa di solido, di vero. Possiamo solo smascherare gli idoli, inchiodarli, mostrando che Dio non è così. Non è poco, ma non basta.</p>
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		<title>NUMERO 7 - L’EDITORIALE</title>
		<link>http://lattenzione.com/2007/03/30/numero-7-l%e2%80%99editoriale/</link>
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		<pubDate>Fri, 30 Mar 2007 21:32:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Orgiazzi</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[numero sette]]></category>

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		<description><![CDATA[Autocoscienza
di Massimo Orgiazzi
Questo numero segna il ripetersi dell’uscita monotematica de L’Attenzione che, dopo il numero 4 di dicembre 2006 dedicato alla vita dopo la morte, propone il tema del rapporto tra la letteratura e Internet. Il numero segna anche l’ingresso in redazione di un ulteriore componente: Mara Macrì, giornalista e scrittrice, autrice di programmi radiofonici [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><font size="+3" face="times new roman">Autocoscienza</font></p>
<p>di <strong>Massimo Orgiazzi</strong></p>
<p align="justify">Questo numero segna il ripetersi dell’uscita monotematica de <em>L’Attenzion</em>e che, dopo il numero 4 di dicembre 2006 dedicato alla vita dopo la morte, propone il tema del rapporto tra la letteratura e Internet. Il numero segna anche l’ingresso in redazione di un ulteriore componente: Mara Macrì, giornalista e scrittrice, autrice di programmi radiofonici e televisivi, ci offre, assieme agli altri autori partecipanti, un suo articolo sul come il discorso letterario sia costituito e influenzato al giorno d’oggi dal fenomeno di alfabetizzazione informatica e di diffusione telematica delle scritture. In un anno in cui sembra che tale fenomeno stia raggiungendo una possibile “autocoscienza”, segnata da dibattiti, incontri e riflessioni, anche <em>L’Attenzione</em>, progetto/rivista nata nella Rete e dal contributo di persone incontratesi in Rete per spostare il discorso letterario al di fuori di una dinamica chiusa e concentrata sull’<em>hobby</em> delle scritture “di serie B”, desidera dare il suo supporto alla riflessione sul senso della letteratura e delle scritture attraverso i contemporanei mezzi di diffusione elettronica.</p>
<p><span id="more-210"></span></p>
<p align="justify">Nel periodo dell’inflazione del <em>blog</em> come strumento a costo zero per la gestione dei contenuti, è curioso chiedersi se il loro utilizzo in ambito poetico, narrativo e critico, abbia realizzato risultati degni di nota che possano in qualche modo interfacciare, se non apertamente sfidare sul piano delle ricerche e dei raggiungimenti, il mondo dell’accademia e della grande editoria. Internet ha costituito negli ultimi 8-10 anni il nodo d’incontro di innumerevoli aree di interesse tecniche e di piacere, culturali come di intrattenimento: è stata riconosciuta come un potentissimo strumento emancipatore della conoscenza, dell’archiviazione, della possibilità di incontro di interessi, di organizzazione dei contenuti e delle attività; parimenti è stato evidenziato anche il potenziale appiattimento e l’elevato rischio di omologazione, riduzione a dimensione dopolavoristica di un mezzo che sotto l’apparenza democratica cela meccanismi replicanti apparentemente all’infinito dinamiche escludenti, talvolta autoisolanti, spesso perfettamente autoreferenziali. La riflessione si basa allora su questa domanda: la letteratura - tradizionale e plurimillenario <em>spazio di incontro</em> dell’umanità - può essere costruita e rafforzata, in un momento in cui la visione critica sembra languire e le scritture sono sempre più sottomesse a pure logiche di mercato ? E poi: questa costruzione può farsi forte del lavoro in Rete di questi anni ? E il contributo della Rete è decisivo o no ? L’augurio è che questa ricerca e un nuovo possibile dibattito possano nascere e prendere forma alle basi di un lavoro rigoroso, autorevole e sempre più diffuso che non si fermi alla Rete, ma costituente lo spazio di incontro, virtuale e reale, logico e concreto, del nuovo tempo umano.</p>
<p align="justify">scarica il numero sette in formato pdf</p>
<p><a href="http://lattenzione.files.wordpress.com/2007/03/numerosette2007aprile.pdf" title="numerosette2007aprile.pdf">numerosette2007aprile.pdf</a><a href="http://lattenzione.files.wordpress.com/2007/03/numerosette.pdf" title="numerosette.pdf"></a></p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/lattenzione.wordpress.com/210/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/lattenzione.wordpress.com/210/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/lattenzione.wordpress.com/210/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/lattenzione.wordpress.com/210/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/lattenzione.wordpress.com/210/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/lattenzione.wordpress.com/210/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/lattenzione.wordpress.com/210/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/lattenzione.wordpress.com/210/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/lattenzione.wordpress.com/210/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/lattenzione.wordpress.com/210/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/lattenzione.wordpress.com/210/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/lattenzione.wordpress.com/210/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lattenzione.com&blog=679539&post=210&subd=lattenzione&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Absolute BlogMeeting</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Mar 2007 21:32:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Orgiazzi</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[letteratura e internet]]></category>

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		<description><![CDATA[Monfalcone, 23 Marzo 2007
Atti e note a margine del dibattito “Blog e poesia”
Presenti al dibattito:
Lello Voce (introduzione), Giulio Mozzi (Vibrisse), Christian Sinicco (AbsolutePoetry), Adriano Padua (AbsolutePoetry), Stefano Guglielmin (Blanque de ta nuque), Matteo Danieli, Massimo Orgiazzi (LiberInVersi e L’Attenzione), Massimo Sannelli (Microcritica e L’Attenzione), Francesco Ruggero (Sparajiuri), Vincenzo Della Mea (PoEcast), Tommaso Ottonieri, Ambra Zorat, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><strong>Monfalcone, 23 Marzo 2007</strong></p>
<p><em>Atti e note a margine del dibattito “Blog e poesia”</em></p>
<p>Presenti al dibattito:</p>
<p align='justify'>Lello Voce (introduzione), Giulio Mozzi (Vibrisse), Christian Sinicco (AbsolutePoetry), Adriano Padua (AbsolutePoetry), Stefano Guglielmin (Blanque de ta nuque), Matteo Danieli, Massimo Orgiazzi (LiberInVersi e L’Attenzione), Massimo Sannelli (Microcritica e L’Attenzione), Francesco Ruggero (Sparajiuri), Vincenzo Della Mea (PoEcast), Tommaso Ottonieri, Ambra Zorat, Gilda Policastro (Liberazione), Luigi Nacci</p>
<p><span id="more-215"></span></p>
<p><strong>Mattino, 11.00-13.00</strong></p>
<p align='justify'>Il dibattito si apre con il confronto tra Giulio Mozzi (GM) e Vincenzo Della Mea (VDM) sul fatto che Vibrisse Libri sia o meno assimilabile ad un discorso aziendale. Si affronta il problema del lettore esterno (il lettore comune), che può essere anche esterno alla rete: dimenticarsi di lui significa autoisolare il fenomeno. La rete è uno strumento gratuito e la logica della carta e dell’editoria è invece strettamente legata al mercato. Il discorso di Mozzi è operativo e pragmatico, legato alle risorse a disposizione per creare un progetto: da anni si occupa di prendere autori che sono fuori dalla “repubblica delle lettere” e portarli dentro.</p>
<p align='justify'>Massimo Orgiazzi (MO) introduce il problema della letteratura in rete come comunità chiusa: il collective blog può spostarsi fuori dalla rete ? Con che risultati ?</p>
<p align='justify'>Stefano Guglielmin (SG) illustra il suo attuale progetto: la sua recente iniziativa mira a verificare la realizzazione di un “canone dei blog”. Spazializzare la poesia, che trova una dimensione plurale nel blog, laddove invece nell’editoria convenzionale assume un aspetto per così dire one way. Gli spazi blog, dice SG, ospitano autori nuovi che non hanno esperienza di pubblicazione editoriale e di confronto con il pubblico e che si trovano alla ribalta sulla rete e a contatto con poeti più anziani con una visione più complessa. Questo è un aspetto positivo, sia per quanto riguarda il transfert che per l’ingresso di nuovo entusiasmo, tuttavia occorre condivisione e apertura: non chiuderci dentro nella distanza della scrittura, ma proporre l’incontro. </p>
<p align='justify'>MO parla ancora di autorefenzialità letteraria: la rete è uno strumento bifronte che ha grandi potenzialità di incentivo alla comunicazione e di amplificazione dei contenuti, ma costituisce anche un rischio di replicazione dell’“ambientino letterario” chiuso in connivenze e amicizie di amicizie.</p>
<p align='justify'>Matteo Danieli (MD) si pone come lettore esterno ed evidenzia la difficoltà di interfacciare il contenuto dei blog e degli spazi letterati. Si è di nuovo quindi al problema della proliferazione dell’informazione e del susseguente rischio di dispersione, inflazione (MO). MD chiede se ci siano strumenti per gestire più semplicemente la “risorsa attenzione” di cui parlava VDM. Nessuno gli risponde a proposito degli aggregatori, strumento al momento funzionante e a detta di tutti molto utile.</p>
<p align='justify'>VDM fornisce alcune statistiche relative agli accessi di 6 blog selezionati come campione (Absolute, Liberinversi, La Poesia e lo Spirito, UniversoPoesia, Vocativo, La costruzione del verso). A maggo 2006, nello spazio di un mese, su questi blog sono apparsi in totale 58 post, corredati da circa 2400 commenti, prodotti da circa 125 commentatori. Chi aveva al tempo più commentatori erano Liberinversi e La costruzione del verso. Di questi 125 commentatori commentano su più blog solo 35; gli altri 90 sono “afficionados”, legati ad un blog in particolare. I 35 in questione hanno commentato a maggio 2006, 1534 volte (con una media di 1 commento al giorno, salvo alcuni casi particolari).</p>
<p align='justify'>Francesco Ruggero (FR) parla della necessità della Rete come spazio di interazione, sì, ma se in rapporto con la scrittura (non quindi solo indirizzato alla creazione di una comunità). </p>
<p align='justify'>GM interviene per dire che occorrerebbe inventarsi un modo nuovo di far funzionare questi ambienti di interazione. Il progetto di Vibrisse è ormai vicino alla chiusura, dopo la quale GM intende trasformare il progetto in un portale che indirizzi altrove (vedere sotto il discorso sulla chiusura dei siti, anche della grande stampa), superando così il blog. Parla dell’importante  funzione di archivio della contemporaneità e del serio problema di storicizzare il materiale. Ci sono oggi testi che sono considerati fondamentali e imprescindibili  ma che hanno enormi difficoltà di reperibilità.</p>
<p align='justify'>Gilda Policastro (GP) interviene per denunciare che la dimensione del blog  rischia di essere tutta interna. La mancanza di interazione con l’esterno, con l’accademia e la letteratura di consumo è minima: la maggiore preoccupazione di chi è esterno, dei critici militanti come anche del lettore comune è (anche MO) la mancata assunzione di responsabilità della dichiarazione del commento: si usano spesso nick e anonimi e si scatenano facilmente polemiche furibonde.</p>
<p align='justify'>Massimo Sannelli (MS) si allaccia al discorso sui lettori e intorno all’affermazione di VDM. Ognuno ha tot amici e amici degli amici: tutta la strumentazione di Internet sembra usata secondo una logica “umana troppo umana”. Ci sono più lettori che commentatori ? si chiede MS. Chi non interviene si sente incompetente ? O non importa loro niente ? Oppure c’è un meccanismo proprio di amicizia e affiliazione che li tiene lontani ? MS poi cita la perversa logica del gruppismo (MO), che si manifesta spesso nel “dare fastidio” a qualcuno quando si pubblicano testi su un sito sgradito.</p>
<p align='justify'>VDM dice che se arrivi da fuori ed entri in un blog, il vedere l’uso dei nick comunica una sensazione di ambiente chiuso, di sodali e amici.</p>
<p align='justify'>SG parla però di divulgazione dei blog in qualche modo riuscita, anche in senso critico e cita alcuni saggi e recensioni uscite su liberinversi.</p>
<p align='justify'>GM interviene per dire che le persone che postano sui blog e  i commentatori sono un piccolissimo gruppo. La comunità letteraria è autoreferenziale, ed è sempre stata così. GM “difende” quindi, o per lo meno storicizza l’autorefenzialità come qualcosa di ineliminabile. Ciò che c’è scritto negli spazi letterari è pieno di tecnicismi e interessa solo a chi ci scrive. Poi c’è anche il “lettore comune” che non ha interessi prettamente tecnici. C’è  quindi una “repubblica delle lettere” nella quale si entra solo per cooptazione: anche se si pubblicano cose strepitose questo non garantisce l’ingresso: magari se ne accorge qualcuno. Non c’è mandato per appartenere alla “repubblica delle lettere”: qui si tratta, dice GM, non di essere a favore dell’autoreferenzialità, ma di essere consapevoli di agire all’interno. MO però insiste che in qualche modo c’è uscita, c’è produzione della repubblica verso l’esterno. GM allora risponde che sì, ci sono i testi. Se si vuole fare qualcosa per andare verso il popolo occorre essere pragmatici e studiare dei progetti.</p>
<p align='justify'>Tommaso Ottonieri (TO) interviene per parlare di scrittura in rete “bipartita”: dotata cioè di una componente statica (di archivio, rete come archivio e archivio di qualcosa che non trova spazio nell’editoria), e di una componente dinamica (del processo e delle scritture in cui gli spazi si aggregano e di cui si nutrono). Il blog però è l’espletazione di una iper-egoità, in alcuni casi il blog agisce non “reticolarmente” per creare relazioni, ma come rete nel senso di tendere trappole nella sua iper personalizzaione paranoide (adducendo come esempio la possibilità di essere insultati in pubblico senza neanche saperlo). Si può però pensare la rete come un “software generativo”, come qualcosa che crea e che apre.</p>
<p align='justify'>GP però interviene contro l’uscita di GM a proposito dell’affermazione “per andare verso il popolo”. Questo, dice GP, è indice di elitarismo, di elevazione sopra la massa e non è un buon segno quando un Moccia vende 2,5 milioni di copie in Italia. L’intervento si fa quindi polemico per la traccia di orgoglio che GP crede di ravvisare nell’intervento di GM.</p>
<p align='justify'>GM ed MO però spiegano che non c’è alcun orgoglio, ma che si tratta della constatazione di uno stato di fatto. </p>
<p><strong>Pomeriggio, 16.00-18.00</strong></p>
<p align='justify'>MO pone di nuovo il problema del “che fare” ? Qual è l’indirizzo etico dell’operare in rete ? Si vuole il blog come spazio di divulgazione, di cambiamento, di estensione dei confini della letteratura/cultura al di fuori della “repubblica delle lettere” o ricreare il  “circolo della pesca a mosca” ? La rete è spazio d’incontro ma non deve essere fine a se stesso. Ci sono progetti per la realizzazione di spazi di incontro esterni ? MO insiste poi ancora sull’importanza del valore della lettura in una società di grafomani. Il ruolo dell’intellettuale è allora il nucleo del problema e di come sia possibile (e SE sia possibile esercitarlo dalla rete, o ANCHE dalla rete).</p>
<p align='justify'>GM dice che è interessato al mantenimento della variabilità biologica e alla selezione (proliferazione di testi e selezione).  Alcune persone che hanno raggiunto un minimo di visibilità possono effettuare una selezione (il sito “La poesia e lo spirito”per esempio è una selezione delle opere che presenta). Se da 10 siti di poesie uscisse una newsletter in cui settimanalmente si segnalano 5 pezzi importanti pubblicati in questi siti, la cosa sarebbe un possibile coordinamento, una possibile selezione. Ci sono dei gruppi che in maniera non del tutto programmata hanno generato delle parentele (il lettore di Vibrisse per esempio è, per sparare qualche numero, al 50% lettore anche de Il primo amore e al 30% di Nazione Indiana). Non si farebbe quindi la domanda “perché facciamo queste cose” ? Ma semmai, pragmaticamente, se riesco a fare qualcosa tra un anno e se ne ho le risorse. </p>
<p align='justify'>MD si chiede se questo si fa per aumentare il bacino di utenza ? Lui appartiene ad una associazione che ha come fine quello di creare eventi, incontri, reading. </p>
<p align='justify'>MO interviene quindi chiedendo se è abbastanza fare incontri e reading e cosa ci si pone come finalità dopo questo. Non è più importante la divulgazione ?</p>
<p align='justify'>GM afferma che divulgare significa sostanzialmente rendere disponibile, altro non si può fare. Notificare la presenza della risorsa e basta. Dichiara di essere stato nella stanzetta della poesia alla Feltrinelli annotando i comportamenti degli acquirenti: gli acquisti sono sempre scontati: Hikmet, Merini, Neruda.   </p>
<p align='justify'>Luigi Nacci (LN) allora interviene per dire che una parte di chi frequenta i blog di poesia lo fa per conoscere: la parte maggioritaria però intende il blog come posto dove confermare la propria presenza, autopromuoversi. Si reinnesta il discorso sulla iper-proliferazione e sulla difficoltà di consultare testi → i critici, gli accademici, i professori, chiunque abbia anche un piccolo potere nell’accademia (vecchia e nuova) non intervengono mai sulla rete e su lavori abbastanza egregi. Leggono ? Pare di sì: lo confermano i casi di Nove e Cortellessa, intervenuti su Absolute in dibattiti che li coinvolgevano: quindi seguono la rete, ma senza partcipare. C’è la possibilità concreta di proporre all’università delle ricerche su letteratura e nuovi media ? O è una cosa spropositata ?</p>
<p align='justify'>Ambra Zorat (AZ) parla di impossibilità per la solita questione di mancanza di fondi e per sostanziale disinteresse. </p>
<p align='justify'>Christian Sinicco (CS) dice che i critici leggono la rete. Inoltre i numeri delle riviste sono tali da essere assimilati a quelli di certi blog o spazi in rete. “Poesia” di Crocetti venderà almeno 2500 copie mensili (tiratura 8000 copie). Interviene GM per dire che le riviste di cultura in generale hanno un reso medio del 70% dall’edicola. </p>
<p align='justify'>GM continua dicendo che tutto il discorso sul coinvolgimento dell’accademia non ha importanza. La logica è quella dello spirito di servizio (cosa che soddisfa MO come risposta alla domanda sulla ragione degli spazi letterari): un certo giro di pubblicazioni ha raccolto un certo numero di lettori che non è grande ma non è trascurabile: non mi domanderei perché gli accademici non entrano nel discorso. E’ inutile. </p>
<p align='justify'>LN invece se ne preoccupa, perché si tratta di persone chiave il cui peso non può essere ridotto a zero, se il discorso è quello della poesia o della letteratura.</p>
<p align='justify'>VDM afferma però che quello che finisce su carta “c’è”, mentre quello che finisce su Internet esiste ma non c’è tutta la certezza vi che rimanga (anche per la mancanza di uno standard per la citazione dei testi nelle bibliografie e comunque l’indicazione di reperibilità). I crash di Splinder sono un esempio di questa potenziale volatilità; non è insolito poi, vedere bloggers chiudere un blog e riaprirne un altro che disperde i dati di archivio. </p>
<p align='justify'>Adriano Padua (AP) interviene affermando che la poesia è più fruibile su Internet, sia rispetto alla narrativa, ma anche in termini assoluti.</p>
<p align='justify'>CS parla dell’ultimo testo di Andrea Cortellessa,  La fisica del senso, che è un flop editoriale, collage di articoli passati con un’ottima introduzione smentita dagli articoli stessi, che non si collegano all’introduzione. Non è affatto un grande libro di critica. </p>
<p align='justify'>LN poi introduce il problema chiave dell’ auctoritas. Nella repubblica delle lettere l’ auctoritas si guadagna con lo scrivere su riviste, recensioni, apparizioni su testi più o meno autorevoli. Sulla rete si può costruire un’ auctoritas, che però non è “vendibile” all’esterno.  </p>
<p align='justify'>CS dice però che una critica sta nascendo dai blog e dagli spazi letterari. </p>
<p align='justify'>LN dice che l’ auctoritas accademica e della biblioteca (e della rivista) è ancora diminante. Se pubblico su “Poesia” o se pubblico su “Nazione Indiana” è completamente diverso. Il mezzo Internet non garantisce l’ auctoritas, neanche se le mie poesie sono lette da 40.000 persone: se ho l’ auctoritas, acquisita fuori dalla rete e vado sulla rete, la mantengo; ma se voglio costruirmi l’ auctoritas sulla rete la cosa comincia a costituire un problema. </p>
<p align='justify'>SG conferma che in effetti, se si può, è comune e diffuso cercare di esercitare la propria funzione intellettuale su riviste cartacee.</p>
<p align='justify'>CS però afferma che i lettori, che oggi sono molto di più sulla rete, garantiscono che ci sia più senso critico, che non si possano fare sparate gratuite (esempio del canone di Cortellessa).   </p>
<p align='justify'>MO parla allora di verificare la possibilità di un progetto coordinato, perché, in risposta a CS, dice che la critica militante è disorientata: si avverte una mancanza di appoggio e di riferimenti, anche per costruire un valore e una reale comprensione dello stesso.</p>
<p align='justify'>AZ rileva in MO una contraddizione: se manca l’orientamento come si fa a crearlo in rete ? Interviene allora sull’opportunità di un progetto coordinato che crei intorno alla letteratura in rete un pensiero più complesso, un orientamento. MO si dice d’accordo.</p>
<p align='justify'>LN afferma che se consideriamo il blog come un mezzo importante dovremmo assegnare ad esso una grammatica e dei tempi oltre che delle modalità. Perché pubblicare le stesse poesie su tre siti diversi, per esempio ? MO interviene di nuovo con il chiodo fisso della dispersione, svalutazione ed inflazione, che altro non fa che replicare meccanismi svantaggiosi, isolanti.</p>
<p align='justify'>VDM parla allora dell’equivoco generato dal fatto che i blog sono stati scelti in così gran numero per la facilità d’uso, ma la replicazione, l’ordine di lettura, la struttura non sono affatto scontati: Marina Pizzi, per fare un esempio, ha pubblicato i suoi testi in tre blog diversi, e non si sa quale viene prima, quale dopo: i tempi dei post sono scoordinati: il nuovo post in genere si accavalla a quelli precedenti fino a farli sparire: questa parte di grammatica dei blog non va bene. VDM cita poi Giovenale, che parlava di necessità di punti fermi, spazi dove non sia possibile inserire ulteriori commenti ed interventi. Introduce allora il discorso degli articoli su riviste scientifiche. Non si possono pubblicare gli stessi articoli su due diverse riviste scientifiche. C’è controllo. </p>
<p align='justify'>Interviene allora GM sulla costruzione dell’autorevolezza. E’ vero che chi va in rete con  auctoritas costruita altrove la mantiene. La costituzione di autorevolezza esclusivamente in rete è avvenuta in diversi ambiti tra i più disparati (per lo più tecnici) ma non per la letteratura. Anche se ci sono casi di persone la cui  auctoritas si sostiene più con il lavoro in rete a prescindere dai testi che pubblica: un esempio emblematico è Giuseppe Genna. Come si fa a costruire autorevolezza in rete, allora ? E’ questione di scienza delle comunicazioni e di marketing. Il fare attività di selezione è senz’altro un primo imprescindibile punto: il fare da filtro. Poi dovrebbe essere garantito un certo transfert dell’autorevolezza, ossia chi ne dispone può cercare di trasferirla verso altri. Una delle cose più ignobili di Nazione Indiana, dice GM, è per esempio il fatto che per anni non ha mai avuto link verso l’esterno (contro la stessa logica dei blog, che si basano proprio sul passaparola attraverso i link, MO): si tratta di disinteresse profondo per quello che al tempo facevano gli altri. E poi il problema si sposta: autorevolezza presso chi ?   Dell’accademia ? Del lettore comune ? O nei confronti dei pochi altri che scrivono in rete ? Io sono propenso, dice GM, al check di obiettivi di tipo realistico: sulla sponda dell’accademia ora esiste un piccolo gruppo di accademici che segue quello che accade sulla rete, lo sappiamo. Allora è interessante la logica delle riviste scientifiche, riprendendo VDM: la valutazione della possibilità di un organo che “dispensi” autorevolezza attraverso la selezione, l’ auctoritas. Quanto Gutenberg stampò la Bibbia a caratteri mobili nel 1455 la produzione tipografica si concentrò in Olanda e a Venezia, dove esistevano i maggiori traffici commerciali. Se così non fosse stato, forse la storia della diffusione a mezzo stampa sarebbe stata diversa</p>
<p align='justify'>AP parla di resistenza delle altre corporazioni. Il sito di Repubblica, per esempio, è quello più visitato, ma non c’è un’ombra di link esterno alle fonti o alle risorse: e questo per scelta aziendale e corporativa, perché tutto deve stare all’interno. E’ importante quindi in questa logica negativa non riconoscere altri allo stesso proprio livello.</p>
<p align='justify'>GM dice quindi che l’atteggiamento trasgressivo di linkare spazi esterni è già qualcosa di sufficientemente diverso.</p>
<p align='justify'>MO parla allora della possibilità di creare una selezione autorevole: ma come ? Creando una selezione di persone autorevoli. </p>
<p align='justify'>LN lancia poi l’idea di una casa editrice composta da bloggers che funzioni nell’ottica di selezione e filtro.</p>
<p align='justify'>GM parla, facendo un esempio semplicissimo, di una newsletter che peschi il meglio dei post della settimana tra un selezionato gruppo di blog, cosa di cui parla anche VDM.</p>
<p align='justify'>MO si chiede allora come costituire l’organo ? Rappresentativamente ? Democraticamente ? Proporzionalmente ? Con AP parla della difficoltà che intravede nella tendenza di tutti, in genere, ad accaparrarsi la propria fetta di potere; la possibilità della non condivisione delle selezioni altrui e la costituzione di altri “organi”, newsletter tornando di nuovo al punto di partenza, alla proliferazione di spazi: “io ero nel tuo blog, poi ha cominciato a non piacermi, allora ne apro un altro che gli somiglia e poi via con lo stesso meccanismo di replicazione del codice genetico, ma molto più velocemente (e con volumi enormemente maggiori di informazione) di quanto possa accadere (o sia accaduto) con le riviste cartacee.</p>
<p align='justify'>GM dice che se ci sono persone che si stimano, si può fare: si possono coinvolgere altre persone che a loro volta sono stimate. Occorre studiare la frequenza del meccanismo: se ha delle uscite, troppe non sono credibili, troppo poche non sono visibili. C’è anche l’opportunità di pubblicare in pdf (come Biagio Cepollaro, che però lo fa da solo): questo ha il pregio che tutti possono stampare. </p>
<p align='justify'>SG cita il progetto Akusma, che si proponeva di essere trasversale e raggiungere l’autorevolezza, ma non è mai stato portato a termine.</p>
<p align='justify'>CS e AP rivelano che anche Absolute vorrebbe presto fare un’antologia in pdf di alcuni dei migliori testi. </p>
<p align='justify'>MO però dice che non deve essere questo un problema di antologie (di nuovo !): si dovrebbe valutare un organo “collettivo, plurale e scientifico”, con accezione di quest’ultimo termine nel senso di “condiviso, accettato da tutti, riproducibile”. Ma la condivisione per MO è fondamentale, mentre GM parla anche di 4 persone che possono cominciare a farlo. </p>
<p align='justify'>GM poi insiste sulla necessità di una pulizia in casa propria, prima di tutto: una rigorosa selezione dalla quale si può così proseguire. La sua, dice, è l’attitudine di chi è abituato a partire “in tromba” da solo.</p>
<p align='justify'>LN ipotizza uno spazio su cui compaiono i loghi di Absolute, Liberinversi, La Poesia e lo Spirito, e tutti gli altri. senza indicare il nome dell’ “esperto” inviato dal singolo spazio/blog per la selezione a far parte del “comitato scientifico”. L’anonimato garantirebbe un’ulteriore libertà di movimento, un volta accordatisi sul valore dell’organo/authority</p>
<p align='justify'>AZ si chiede però se la cosa servirebbe solo per validare e cercare di garantire  auctoritas o anche per un dibattito e un discorso più complesso da un punto di vista culturale. MO suggerisce che lo spazio spazio/authority può ospitare anche articoli che dibattono sul discorso culturale più generale (e più complesso) e non solo testi di poesia. </p>
<p align='justify'>GM parla del rischio democrazia. Non solo alla possibile iniziativa non serve, ma potrebbe anche costituirne una componente negativa; non importa se per disaccordi l’iniziativa si replica.</p>
<p align='justify'>MO torna a dire che è perplesso: c’è sempre e ancora il rischio di proliferazione. Se il tentativo va fatto, andrebbe fatto in senso extra-collettivo (sostanzialmente democratico) per tentare di costruire una “validazione” della letteratura in rete, della sua autorevolezza critica, che però non escluda, ma includa su base di accordi che prevedono onestà intellettuale e non solo capacità critica. Diversamente il tutto si ritrasforma nel meccanismo di replicazione dei blog da una costola di un altro.</p>
<p align='justify'>GM invece parla di rischio basso in relazione a questa possibilità.</p>
<p align='justify'>La discussione si chiude alle 18.00 per la presentazione del DVD di John Giorno.</p>
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		<title>Aprire la civiltà letteraria dalla Rete</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Mar 2007 21:32:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Orgiazzi</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[letteratura e internet]]></category>

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		<description><![CDATA[Note e cronache intorno all’Absolute BlogMeeting, Monfalcone, 23 Marzo 2007
di Massimo Orgiazzi
L’Absolute BlogMeeting di Monfalcone ha avuto diverse assenze rispetto agli inviti fatti: diverse sono state le sostituzioni nei giorni (e nelle ore) immediatamente precedenti, ma il ritorno di fiamma dell’influenza e altri problemi hanno comunque fatto in modo che partecipanti come Massimo Gezzi, Gianfranco [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><strong>Note e cronache intorno all’Absolute BlogMeeting, Monfalcone, 23 Marzo 2007</strong></p>
<p>di <strong>Massimo Orgiazzi</strong></p>
<p align='justify'>L’Absolute BlogMeeting di Monfalcone ha avuto diverse assenze rispetto agli inviti fatti: diverse sono state le sostituzioni nei giorni (e nelle ore) immediatamente precedenti, ma il ritorno di fiamma dell’influenza e altri problemi hanno comunque fatto in modo che partecipanti come Massimo Gezzi, Gianfranco Fabbri, Andrea Inglese e Stefano Massari, solo per fare alcuni nomi, fossero assenti. A Monfalcone lo scorso 23 Marzo, c’è stato un confronto aperto su temi abbastanza originali se raffrontati al dibattito fin qui fatto, con l’elaborazione di alcune idee che qui si espongono e sulla cui validità, valore e fattibilità si esprimeranno auspicabilmente tutti. Per questo, nel post immediatamente precedente è raccolto il verbale e alcune note della riunione, così che chiunque voglia consultarli possa derivare le proprie personali conclusioni.</p>
<p><span id="more-213"></span></p>
<p align='justify'>I temi, espressi in parole chiave e più discussi al BlogMeeting sono stati, in ordine alfabetico: autorefenzialità, autorevolezza, canone, progetto e “repubblica delle lettere”, escludendo i termini scontati come blog, contatti, commenti, etc. La discussione è cominciata intorno ai pregi e ai difetti del mezzo informatico incarnato oggi per la gran parte dal blog, potenziale anima inflazionata e inflazionante dell’espressione della ricerca letteraria su Internet di questi ultimi anni. Una volta però che si è arrivati a dire che la Rete genera possibili rischi ma che è al contempo un potente strumento di miglioramento e di possibile emancipazione, si è passati a discutere su quella che si è definita la “grammatica del blog”, o più in generale la “grammatica della letteratura in Rete”.</p>
<p align='justify'>Da qui il discorso si è sviluppato sui vizi e sui problemi della letteratura in Rete a cominciare dal rischio dell’orgoglioso isolamento in un circuito chiuso che, con l’aiuto del mezzo, aumenta a dismisura il tasso di replicazione genetica dell’“ambientino letterario” fondato su amicizie, clientele e “gruppismi”. Autoreferenzialità quindi, che in qualche modo si vorrebbe eliminare dal discorso letterario: operazione che però risulta ardua e difficile e per cui un progetto come quello dell’Attenzione ha cercato di lavorare fin dagli inizi della sua attività. Autoreferenzialità che Giulio Mozzi invece constata come ineliminabile e da sempre insita nel discorso letterario e oltre la quale, in qualche modo, si può semmai sperare di fuoriuscire con l’opera letteraria una volta realizzata. Autoreferenzialità che si antepone (e si frappone) alla creazione di un canone, parola che andrebbe più correttamente sostituita con <em>critica</em> o <em>possibilità di critica</em>, oggi abbastanza invariabilmente percepita come assente: se militante, come assente dalla Rete, e se citata in generale, come mancanza di orientamento e di possibilità di classificazioni affidabili e riconosciute. Chiusura quindi che va affrontata, come s’è visto nella discussione intorno alla definizione di Giulio Mozzi, di “repubblica delle lettere”, dalla quale si può constatare che non si esce e non si entra se non per cooptazione, comunque questa repubblica voglia essere definita: ma che invariabilmente non riesce, preoccupazione di alcuni, a incidere sulle tendenze “letterarie lunari” (sempre definizione di Mozzi) costruite da certi autori di successo come Federico Moccia, tanto per fare un nome. E chiusura che si riflette anche e soprattutto nel problema chiave dell’<em>auctoritas</em> dell’attività letteraria in rete. L’autorevolezza letteraria è oggi <em>one way</em>, se inquadrata nel sistema letterario che comprende quello di Rete e quello fuori: chi se la costruisce fuori della Rete, nei contesti ancora dominanti di accademia, riviste cartacee e pubblicazione della grande editoria, la conserva anche in Rete, ma non è possibile al momento il passaggio contrario.</p>
<p align='justify'>Ecco allora che a Monfalcone è emerso perentorio il discorso sull’autorevolezza della letteratura in Rete, se ce l’abbia, se e come sia possibile costruirla, se sia possibile garantirne un transfert e si possa gestire nei confronti di quella generata in modo finora diverso. Il discorso fatto, quindi, si è alla fine focalizzato su qualcosa che passa trasversalmente ai possibili orientamenti e si occupa primariamente di valutare se la letteratura che nasce e interagisce con la Rete possa guadagnarsi lo spazio che talvolta merita.<br />
A margine di questo discorso, è sorto un dibattito interessante sulla possibilità di cominciare a “fare autorevolezza”, dopo aver constatato che determinate realtà (non poche) generano buoni lavori e che ad esse manca quella che potremmo definire la <em>validazione</em>. La prima parola chiave di questo aspetto del discorso è apparso essere “selezione”. Solo attraverso un filtro costante e un’applicazione della critica nel senso dell’onestà individuale è possibile cominciare a scartare tutto ciò che potenzialmente costituisce un freno e un ostacolo alla diffusione, alla lettura e al riconoscimento di ciò che viene prodotto in Rete.</p>
<p align='justify'>La parte più interessante del discorso è stata senz’altro quella che ha cominciato a considerare la valutazione di una “grammatica” della selezione e di come applicarla. Tra le proposte sono arrivate da quella della newsletter che seleziona il meglio della settimana a quella della costituzione di una entità/spazio trasversale che raggruppi dei selezionatori misti occupati a scremare; che nel contempo agisca come luogo nel quale si rifletta sulla possibilità di affinare continuamente la ricerca della qualità e che produca il meglio del dibattito sul discorso culturale odierno, nel modo più definito possibile, includente tutte le complessità dei vari casi. Quest’ultimo punto è fondamentale, per chi scrive, per progetti come <em>L’Attenzione</em>, che fa della ricerca degli aspetti letterari e culturali legati alla realtà e alla società odierna, un punto imprescindibile per la diffusione della buona letteratura. Questo spazio allora dovrebbe contenere il meglio della produzione, ma anche il meglio della riflessione sulla produzione e sui legami di questa con la realtà, la società, l’etica e la politica. Tecnicamente si potrebbe considerare come uno spazio al quale collaborano membri di riconosciute realtà letterarie della rete: una sorta di “grandi marche” del blog e della rivista letteraria on line, il cui primo intento è quello di lavorare per la qualità, oltre qualsiasi questione di orientamento. Sono ovviamente da discutere i termini più strettamente operativi: come accordarsi, su quali principi; come evitare che ci si scontri alla prima occasione e come i possibili diversi orientamenti possano essere integrati nelle selezioni, senza però fungere da criterio di selezione <em>tout court</em>. Si tratta di un’operazione non facile e non va confusa come un’alleanza pro Internet contro altre entità: trattasi più che altro di aprire nuove linee di sviluppo che esulano dall’ambiente dei soliti nomi. Si tratta di tentare di evitare la solita replicazione dell’ambiente.</p>
<p align='justify'>Su questa proposta di entità selettiva, in parte derivante dal raffronto della letteratura scientifica con quella tout court, sono state espresse anche diverse idee: se sia il caso che usi un metodo democratico e condiviso o se invece la democrazia sia un ostacolo al concretizzarsi di una selezione ottimale. I rischi esistono in entrambe le scelte, tuttavia chi scrive sente maggiore il peso e il rischio di una scelta non condivisa che rischia quasi sicuramente di generare duplicati e replicazione analoga a quella che ha caratterizzato i blog letterari in questo ultimo periodo. Quante volte abbiamo visto aprire blog dalla costola di un altro per disaccordi, ma ancora più spesso perché è facile e si vuole magari dare una sfumatura appena diversa a quanto si fa ? Il discorso quindi va impostato, sempre per chi scrive, come valutazione della convenienza e della fattibilità di un simile progetto, purché esso rimanga il più condiviso possibile e il più possibile impostato alla selezione basata su criteri condivisi, almeno riconosciuti. Non si parla qui di scientificità del progetto, anche se si è parlato di comitato scientifico: nemmeno si pretende la riproducibilità del giudizio applicato alla selezione. Si propone però la valutazione (evitando lo scarto aprioristico) di un ambiente unico in cui agiscano il  dialogo, il confronto e l’onestà intellettuale al servizio dello strumento critico. Un tentativo, insomma, di fare progetto sull’onda di un approccio operativo e pragmatico, verificando la possibilità di affinare continuamente il proprio lavoro, abbattendo vincoli superabili, come per esempio l’assenza di una modalità di citazione dei testi su internet, ma soprattutto per cercare di costruire un lavoro solido, aperto, ridiscutibile nelle sue varie parti, ma riconosciuto: una possibile prima frontiera dell’apertura della presunta civiltà letteraria di serie B a partire dalla Rete, dal lavoro di questi nostri anni.</p>
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	</item>
		<item>
		<title>BENO FIGNON - Aforismi</title>
		<link>http://lattenzione.com/2007/03/29/beno-fignon-aforismi/</link>
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		<pubDate>Thu, 29 Mar 2007 08:56:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fabianoalborghetti</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[letture]]></category>

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		<description><![CDATA[
3573
Se addebiti a qualcuno il non discernimento, se ne offende.
Se gli addebiti la diffidenza, che è la stessa cosa, se ne vanta.
  
3576
III°  Millennio. L’abbiamo smessa definitivamente con il III° Reich o siamo ancora quelli delle III volte del gallo?

  
3578
Il peccato originale è nato dalla diffidenza nei riguardi di Dio e si perpetua con la diffidenza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p align='justify'>
<p style="margin:0;" class="MsoNormal"><span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman"><strong>3573</strong></font></span></p>
<p><span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman">Se addebiti a qualcuno il non discernimento, se ne offende.</font></span></p>
<p style="margin:0;" class="MsoNormal"><span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman">Se gli addebiti la diffidenza, che è la stessa cosa, se ne vanta.</font></span></p>
<p><span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman"></font></span> <span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman"> </font></p>
<p></span><span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman"><strong>3576</strong></font></span></p>
<p style="margin:0;" class="MsoNormal"><span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman">III°<span>  </span>Millennio. L’abbiamo smessa definitivamente con il III° Reich o siamo ancora quelli delle III volte del gallo?</font></span></p>
<p><span id="more-221"></span></p>
<p><span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman"></font></span> <span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman"> </font></p>
<p></span><span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman"><strong>3578</strong></font></span></p>
<p style="margin:0;" class="MsoNormal"><span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman">Il peccato originale è nato dalla diffidenza nei riguardi di Dio e si perpetua con la diffidenza nei riguardi degli uomini.</font></span></p>
<p><span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman"></font></span> <span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman"> </font></p>
<p></span><span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman"><strong>3580</strong></font></span></p>
<p style="margin:0;" class="MsoNormal"><span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman">Nella foto l’espressione del volto rivelava tutto quello che lui, intellettuale, aveva capito, cioè tutto. E sembrava che gli bastasse.</font></span></p>
<p><span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman"></font></span> <span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman"> </font></p>
<p></span><span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman"><strong>3582</strong></font></span></p>
<p style="margin:0;" class="MsoNormal"><span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman">Un uomo giusto lo si riconosce dall’imbarazzo di fronte a un seppur piccolo privilegio.</font></span></p>
<p><span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman"></font></span> <span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman"> </font></p>
<p></span><span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman"><strong>3585</strong></font></span></p>
<p style="margin:0;" class="MsoNormal"><span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman">Il dilemma del diletto per i delitti degli eletti.</font></span></p>
<p><span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman"></font></span> <span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman"> </font></p>
<p></span><span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman"><strong>3586</strong></font></span></p>
<p style="margin:0;" class="MsoNormal"><span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman">Veniamo attratti dalle cose belle e da quelle orrende; dalle cose limpide e dalle cose torbide. Ma quelle a cui alla fine aderiamo sono le cose grigie.</font></span></p>
<p><span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman"></font></span> <span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman"> </font></p>
<p></span><span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman"><strong>3587</strong></font></span><span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman">“Chi accresce il sapere, aumenta il dolore” (Qolehlet).</font></span></p>
<p style="margin:0;" class="MsoNormal"><span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman">Oggi anche i laureati sono nella completa felicità.</font></span></p>
<p><span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman"></font></span> <span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman"> </font></p>
<p></span><span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman"><strong>3588</strong></font></span></p>
<p style="margin:0;" class="MsoNormal"><span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman">Contro la torre del pensiero unico, ben venga la confusione delle lingue.</font></span></p>
<p><span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman"></font></span> <span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman"> </font></p>
<p></span><span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman"><strong>3589</strong></font></span></p>
<p style="margin:0;" class="MsoNormal"><span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman">Entusiasmo, vitalità, gioia, dolore, godimento, apprendimento, pensiero. Eppure qualcuno si annoia. Bravo. Come fare zero al totocalcio.</font></span></p>
<p><span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman"></font></span> <span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman"> </font></p>
<p></span><span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman"><strong>3591</strong></font></span></p>
<p style="margin:0;" class="MsoNormal"><span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman">Ammettere la nebulosità è già una schiarita.</font></span></p>
<p><span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman"></font></span> <span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman"> </font></p>
<p></span><span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman"><strong>3592</strong></font></span></p>
<p style="margin:0;" class="MsoNormal"><span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman">L’anzianità fa grado. Ma anche degrado, soprattutto se l’anziano è lasciato solo in mezzo al guado.</font></span></p>
<p><span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman"></font></span> <span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman"> </font></p>
<p></span><span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman"><strong>3593</strong></font></span></p>
<p style="margin:0;" class="MsoNormal"><span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman">Certa umanità opulenta che vive incosciente, come l’adolescente che non ha conosciuto della guerra il niente.</font></span></p>
<p><span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman"></font></span> <span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman"> </font></p>
<p></span><span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman"><strong>3595</strong></font></span></p>
<p style="margin:0;" class="MsoNormal"><span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman">L’umanità ha conosciuto le guglie gotiche del mito, della poesia, della eroicità, della filosofia, della santità, da Omero in poi. È il buio antecedente che stenta ad asciugarsi e ancora si ostenta.</font></span></p>
<p><span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman"></font></span> <span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman"> </font></p>
<p></span><span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman"><strong>3597</strong></font></span></p>
<p style="margin:0;" class="MsoNormal"><span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman">Le offese fisiche e morali lacerano definitivamente qualcosa e sono il simbolo del cedimento delle cellule. Irreversibile. Il perdono è un pronto soccorso per tirare avanti fino al garage eterno.</font></span></p>
<p><span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman"></font></span> <span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman"> </font></p>
<p></span><span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman"><strong>3598</strong></font></span></p>
<p style="margin:0;" class="MsoNormal"><span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman">Adagio a buttare a mare il comune senso del pudore, perché potrebbe essere usato, e spesso, nei confronti di certa indecente politica.</font></span></p>
<p><span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman"></font></span> <span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman"> </font></p>
<p></span><span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman"><strong>3599</strong></font></span><span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman">Salus infirmorum.</font></span><span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman"><span> </span>Ospedale pubblico: per il paziente che libera la corsia, una piccola euforia.</font></span></p>
<p style="margin:0;" class="MsoNormal"><span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman"><span> </span>Ospedale privato: se il paziente prontamente guarisce, il medico un po’ ne patisce.</font></span></p>
<p><span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman"></font></span> <span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman"> </font></p>
<p></span><span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman"><strong>3600</strong></font></span></p>
<p style="margin:0;" class="MsoNormal"><span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman">Un moderato che proviene dalla moderazione non è paragonabile a quello che viene dalla radicalità. Il primo non ha la giustificazione dei genitori.</font></span></p>
<p><span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman"></font></span> <span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman"> </font></p>
<p></span><span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman"><strong>3602</strong></font></span></p>
<p style="margin:0;" class="MsoNormal"><span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman">Se ogni giorno sarà di ordinaria violenza, il sospetto, anche senza l’apporto dei suoi maestri, non si allontanerà dalla nostra vita. E viceversa, mutatis magistris.</font></span></p>
<p><span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman"></font></span> <span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman"> </font></p>
<p></span><span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman"><strong>3603</strong></font></span></p>
<p style="margin:0;" class="MsoNormal"><span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman">Sostengono, contro la tentazione del titanismo, la coltivazione di un logos debole che si invera nella pervasività dei telefonini cellulari.</font></span></p>
<p><span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman"></font></span> <span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman"> </font></p>
<p></span><span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman"><strong>3604</strong></font></span></p>
<p style="margin:0;" class="MsoNormal"><span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman">Si è quello che abbiamo ricevuto o dato con o senza avidità.</font></span></p>
<p><span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman"></font></span> <span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman"> </font></p>
<p></span><span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman"><strong>3605</strong></font></span></p>
<p style="margin:0;" class="MsoNormal"><span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman">Dio ha mille nomi ed è in mille misteri, ma solo al Dio cristiano è possibile dare del tu, spingere una porta e incontrarlo.</font></span></p>
<p><span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman"></font></span> <span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman"> </font></p>
<p></span><span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman"><strong>3606</strong></font></span></p>
<p style="margin:0;" class="MsoNormal"><span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman">Anche nella pausa ci sorregga una pacifica attenzione e consapevolezza che il gioco della vita non ha pause, senza per questo negarci la festa, che del resto non è una parentesi.</font></span></p>
<p><span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman"></font></span> <span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman"> </font></p>
<p></span><span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman"><strong>3607</strong></font></span></p>
<p style="margin:0;" class="MsoNormal"><span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman">Viene più incoraggiamento dalla bontà di una persona che scoraggiamento da un esercito di sopraffattori.</font></span></p>
<p><span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman"></font></span> <span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman"> </font></p>
<p></span><span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman"><strong>3608</strong></font></span></p>
<p style="margin:0;" class="MsoNormal"><span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman">“Accendere” una pratica non è come rivoltare una zolla. La prima crea un moto perpetuo. La seconda rimette in moto il creato.</font></span></p>
<p><span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman"></font></span> <span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman"> </font></p>
<p></span><span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman"><strong>3609</strong></font></span></p>
<p style="margin:0;" class="MsoNormal"><span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman">Fra i tempi esteriori e i tempi interiori si infila la democrazia media dell’orologio.</font></span></p>
<p><span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman"></font></span> <span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman"> </font></p>
<p></span><span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman"><strong>3610</strong></font></span></p>
<p style="margin:0;" class="MsoNormal"><span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman">Se l’uomo avesse gli occhi indipendenti, come i camaleonti, avrebbe le idee ancora più confuse. Ma con un occhio potrebbe lavorare in nero e con l’altro tenere d’occhio il fisco. E infine sarebbe in sintonia con la poesia che, come si sa, è strabica.</font></span></p>
<p><span style="font-size:14pt;"><font face="Times New Roman"></font></span>
<p align='justify'></p>
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		<title>KOINONIA</title>
		<link>http://lattenzione.com/2007/03/20/koinonia/</link>
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		<pubDate>Tue, 20 Mar 2007 08:22:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Orgiazzi</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[attualità]]></category>

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		<description><![CDATA[di Massimo Orgiazzi
Qualche giorno fa, in un brevissimo pezzo che discuteva su una ricerca francese intorno al consumo di media in rapporto al tempo dedicatovi, Marco Guzzi annotava che il frenetico riprodursi dell’informazione, a rischio (forse già concretizzato in realtà) di subirla passivamente, necessitava la riflessione e l’impegno intorno alla realizzazione di «un lavoro interiore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>di <strong>Massimo Orgiazzi</strong></p>
<p align='justify'>Qualche giorno fa, in un brevissimo pezzo che discuteva su una ricerca francese intorno al consumo di media in rapporto al tempo dedicatovi, Marco Guzzi annotava che il frenetico riprodursi dell’informazione, a rischio (forse già concretizzato in realtà) di subirla passivamente, necessitava la riflessione e l’impegno intorno alla realizzazione di «un lavoro interiore continuo sul silenzio mentale e sulle proprie problematiche psicologiche […]; ed uno sbocco esterno, fisico, in eventi o atti collettivi, del lavoro sul web». Riprendo e segnalo <a href="http://www.db.avvenire.it/avvenire/edizione_2007_03_11/articolo_734991.html">un articolo</a> del cardinale Angelo Scola, apparso su <em>L’Avvenire</em> di domenica 11 marzo, che a sua volta recupera le lezioni di Roland Barthes al Collège de France del 1978, per discutere di un’alternativa scansione del tempo che consenta un’integrazione tra «antropologia, etica ed economia compatibile», ricorrendo a quanto Barthes definiva il «tempo vibrato», tipico <em>dell’ora et labora</em> dell’Abbazia. Il problema può essere ribaltato sulla questione del mezzo informatico e la sua maggiore, anche se solo potenziale, apertura rispetto al <em>broadcasting</em> televisivo, che tende ad essere subìto tanto più acriticamente quanto più il mezzo non contiene strumenti per poterne garantire un approccio critico. Barthes, nelle lezioni summenzionate, affrontava anche e soprattutto il problema del «vivere insieme», punto focale nell’affrontare come comunità e civiltà i problemi stessi della crescita continua, dell’ottica consumistica e neocapitalista che recepisce solo i valori di mercato come rilevanti.</p>
<p><span id="more-203"></span></p>
<p align='justify'>Barthes parlava soprattutto della necessità della «giustezza del tempo», definito «vibrato», perché questo consentiva il ritmo per il dolore. Faceva riferimento, a proposito della cura dell’anoressica in convento, proprio all’esperienza della ritualità monacale, della scansione delle ore, della scansione del tempo giusto e necessario per la convivenza. Il ritmo della comunità, della <em>koinonia</em>. Riflettere, e farlo su mezzi come questo, un <em>blog</em>, non è forse abbastanza e non è decisivo: ma è lo spazio che ci è concesso per condividere. Sarà possibile discernere e trasformare il tempo frenetico dell’informazione aggredita e che aggredisce, in tempo adatto all’incontro e alla creazione di relazione ? Incontro e relazione che sono da sempre il fulcro del discorso letterario, che scopre e reinventa l’interdipendenza umana, ad ogni livello. Credo che trovare la chiave di una nuova convivenza comunitaria e civile <em>sia</em> fare letteratura, che è condivisione di storia, vicende, esperienza, vissuto. Il ruolo dell’intellettuale di questo secolo: preservare e ricreare l’incontro minacciato da ciò che va a scapito del silenzio e del conoscere, in questo silenzio, l’Altro. E’ possibile generare questo ruolo da queste pagine ?</p>
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		<title>Movimento dell&#8217;immobilità - di Maria Pia Quintavalla</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Mar 2007 07:42:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Orgiazzi</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[letture]]></category>

		<category><![CDATA[segnalazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Su YouTube, il video poesia di Maria Pia Quintavalla, Movimento dell&#8217;immobilità. Il video è stato prodotto nel 1991, per la regia di Giorgio Longo con musiche di Flavio Marelli, ottenendo due vittorie consecutive al premio internazione Nosside, qualificandosi a pari merito con Paolo Pietrangeli e Peter Greenaway. Movimento dell&#8217;immobilità è stato scritto, riporta l&#8217;autrice, «citando [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p align='justify'>Su <a href="http://www.youtube.com">YouTube</a>, il video poesia di Maria Pia Quintavalla, <em><strong>Movimento dell&#8217;immobilità</strong></em>. Il video è stato prodotto nel 1991, per la regia di Giorgio Longo con musiche di Flavio Marelli, ottenendo due vittorie consecutive al premio internazione Nosside, qualificandosi a pari merito con Paolo Pietrangeli e Peter Greenaway. <em>Movimento dell&#8217;immobilità</em> è stato scritto, riporta l&#8217;autrice, «citando Yves Bonnefoy, come esperienza limite di una transizione tra più stati della vita: età e luoghi, per indirizzare un certo lutto dell&#8217;adolescenza arrabbiata, che voleva nuove forme. In questo video appare il gesto di chi scrive, la sua voce che recita, i luoghi e le immagini create per interazione, tra immaginario e oggetti quotidiani, oltre alla musica. Compaiono carrellate sui libri e sulle foto d&#8217;infanzia, il viaggio a Tubinga alla torre di Hölderlin, le passeggiate nei boschi di Carrega nel parmense: fu girato come un pellegrinaggio interiore, poco dopo il gennaio 1991, anno in cui scoppiava la prima Guerra del Golfo, esperienza di guerra conosciuta in veste massicciamente spettacolarizzata dai media, in una serie di orrifiche dirette, 24 ore su 24».</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=G3WxLQqFQd0">Per vedere il video, cliccare qui.</a></p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/lattenzione.wordpress.com/202/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/lattenzione.wordpress.com/202/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/lattenzione.wordpress.com/202/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/lattenzione.wordpress.com/202/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/lattenzione.wordpress.com/202/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/lattenzione.wordpress.com/202/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/lattenzione.wordpress.com/202/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/lattenzione.wordpress.com/202/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/lattenzione.wordpress.com/202/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/lattenzione.wordpress.com/202/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/lattenzione.wordpress.com/202/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/lattenzione.wordpress.com/202/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lattenzione.com&blog=679539&post=202&subd=lattenzione&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">Massimo73</media:title>
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	</item>
		<item>
		<title>Quando cavalcavo il &#8216;77 bolognese - Perché si ricordi dopo solo 30 anni</title>
		<link>http://lattenzione.com/2007/03/13/quando-cavalcavo-il-77-bolognese-perche-si-ricordi-dopo-solo-30anni/</link>
		<comments>http://lattenzione.com/2007/03/13/quando-cavalcavo-il-77-bolognese-perche-si-ricordi-dopo-solo-30anni/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 13 Mar 2007 11:57:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gian Ruggero Manzoni</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[attualità]]></category>

		<category><![CDATA[letture]]></category>

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		<description><![CDATA[
di Gian Ruggero Manzoni
Prendendo spunto dall’Archivio Storico della Nuova Sinistra “Marco Pezzi” (faentino, uomo da sempre impegnato, che conobbi in quegli anni, ora prematuramente scomparso) in maniera sintetica vi dirò di quei giorni, visto che li ho vissuti:

Prologo - Gennaio 1977  Scissione nel PDUP (Partito di Unità Proletaria – Manifesto, già costola uscita dal [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img src="http://www.stpauls.it/letture/0703let/images/0703le12.jpg" align="top" height="172" width="261" /></p>
<p>di <strong>Gian Ruggero Manzoni</strong></p>
<p align="justify">Prendendo spunto dall’<a href="http://www3.iperbole.bologna.it/asnsmp/index.htm">Archivio Storico della Nuova Sinistra “Marco Pezzi”</a> (faentino, uomo da sempre impegnato, che conobbi in quegli anni, ora prematuramente scomparso) in maniera sintetica vi dirò di quei giorni, visto che li ho vissuti:</p>
<p><span id="more-199"></span></p>
<p align="justify"><strong>Prologo - Gennaio 1977</strong>  Scissione nel PDUP (Partito di Unità Proletaria – Manifesto, già costola uscita dal PCI… Partito Comunista Italiano), che è in piena crisi: gruppi di militanti e alcuni dirigenti erano ripassati nei mesi precedenti al PCI o al PSI (Partito Socialista Italiano), mentre gran parte delle femministe erano uscite contestando il carattere maschilista e autoritario del dibattito interno. La vera ragione della crisi, al di là dell’occasionalità del pretesto (la richiesta di sospensione di Capanna che aveva criticato Magri) è il fallimento della strategia dell’unità delle sinistre per un governo di alternativa. In tutt’Italia si vanno a creare Collettivi Autonomi che non si riconoscono, più, nella sinistra parlamentare-costituzionale. <strong>21 gennaio</strong> Il Parlamento approva la legge sull’aborto. <strong>24 gennaio</strong> Cominciano gli scontri. A Palermo gli studenti occupano la Facoltà di Lettere contro la circolare del Ministro della Pubblica Istruzione Malfatti del 3 dicembre 1976 che limita la ripetizione degli esami. <strong>1 febbraio </strong>A Roma provocazione neofascista all’Università: un centinaio di ‘camerati’ entrano a Lettere e Giurisprudenza intonando canzoni e slogan. Sono armati con spranghe e bastoni, e anche con armi da fuoco: infatti un colpo di pistola ferisce gravemente lo studente Guido Bellachioma. <strong>2 febbraio</strong> Manifestazioni antifasciste in molte città. A Roma gli studenti e le forze politiche si dividono sulle modalità della protesta antifascista: FGCI (Federazione Giovani Comunisti Italiani) e PDUP scelgono un comizio dentro l’università, numerosi studenti, Autonomia Operaia e quelli di Lotta Continua decidono di manifestare nelle strade vicine all’università e di assaltare la sede neofascista di via Sommacampagna. Il corteo viene disperso dalla polizia, che ferisce gli studenti Paolo Tommasini e Leonardo Fortuna, i quali, però, vengono incriminati per tentato omicidio nei confronti dell’agente Domenico Arboletti, che è invece colpito dal fuoco incrociato dei suoi colleghi. La versione ufficiale addossa tutte le responsabilità agli studenti, anche il PCI aderisce a questa versione. Il comunista Ugo Pecchioli rilancia la teoria degli opposti estremismi che attaccano lo Stato e la democrazia, e chiede la chiusura dei covi dei cosiddetti Autonomi, affermando che “il raid dei fascisti all’università e le violenze dei provocatori cosiddetti Autonomi sono due volti della stessa realtà. Gli uni e gli altri puntano sulla violenza e sul terrorismo”. E’ la rottura, totale e definitiva, tra il PCI e il Movimento Studentesco. La figura sociale dello studente del ‘77 è ben diversa da quella dello studente del ‘68. Quello del ‘77 è “uno strano movimento di strani studenti”. Gli studenti del ‘68 erano in maggioranza figli della buona borghesia, quelli del ‘77 sono per lo più studenti-lavoratori, vengono dal proletariato, con la prospettiva della disoccupazione e del precariato. La rivolta del ‘77 è sia politica che esistenziale, è l’espressione “di un tessuto sociale disgregato, di una disoccupazione che ha toccato livelli da capogiro, di un’assenza generale di significati. A Centocelle si vive peggio che negli slum di New York e qui come là difficilmente la rabbia si trasforma in coscienza di classe”, in tal modo scrive Gianni Statera. Invece Asor Rosa così analizza la situazione in un famoso articolo pubblicato sull’Unità il 20 febbraio, egli vede il ‘77 come la frattura tra “le due società”: quella dei “garantiti”, lavoratori privilegiati perché hanno un posto fisso, e quella dei “non garantiti”, lavoratori precari, disoccupati, studenti-lavoratori. E’ il cosiddetto “operaio sociale” il protagonista del movimento del ‘77, non più l’operaio massa del ‘68, ma il giovane semioccupato o precario, che non ha nessun motivo di sentire attaccamento al lavoro, perché il lavoro occasionale non consente nessuna “garanzia”. Il movimento del ‘77 ha due anime: una creativa (da ciò il famoso slogan “la fantasia-creatività al potere”), ironica, beffarda, che si incarna soprattutto nell’ala bolognese, e un’altra cupa e nichilista (alquanto violenta), che prende corpo soprattutto a Milano e a Roma. L’università viene vista “come luogo di ricomposizione e di lotta di un proletariato disperso, che proprio per il carattere saltuario e precario dell’occupazione non è in grado di darsi luoghi diversi e autonomi di ricomposizione”. <strong>17 febbraio </strong>La rottura tra studenti e PCI diventa sempre più netta: il segretario della CGIL Luciano Lama tiene un comizio all’Università di Roma (ormai occupata da settimane) per “riportare l’ordine”. A questa provocazione del PCI gli studenti rispondono contestandolo con urla, fischi e slogan ironici. La situazione degenera quando il servizio d’ordine del sindacato carica gli studenti: questi rispondono e cacciano Lama dall’Università. <strong>25 febbraio</strong> Berlinguer accusa il movimento studentesco di “diciannovismo”, orrendo neologismo per accusare il Movimento di essere oggettivamente fascista. <strong>26-27 febbraio</strong> A Roma riunione del coordinamento nazionale degli studenti universitari. Il caos è totale, non si sa chi è delegato e chi partecipa a titolo personale, tutti comunque hanno diritto di voto, chi interviene deve sormontare i fischi, i cori, gli slogan, le urla. Le femministe e gli “indiani metropolitani” abbandonano l’assemblea denunciando “l’allucinante clima di violenza e prevaricazione che non consente di esprimere i contenuti del Movimento”. <strong>2 marzo</strong> A Torino durante un’assemblea alcuni studenti della FGCI vengono aggrediti dagli Autonomi.<strong> 3 marzo</strong> Sempre a Torino il PCI, come risposta ai fatti del giorno precedente, attacca col proprio servizio d’ordine gli studenti davanti alla scalinata dell’università. <strong>Venerdì 11 marzo 1977</strong> A Bologna alcuni studenti di Lotta Continua (LC) vengono scaraventati fuori da un’assemblea di Comunione e Liberazione (CL), arrivano i loro compagni a dare manforte, ma arriva anche la celere che fa una carica per via Irnerio. Inevitabile reazione degli Autonomi, lancio di sassi, lacrimogeni, poi, all’incrocio tra via Irnerio e via Mascarella, un carabiniere ausiliario (?) spara e colpisce Lorusso che muore poco dopo. La città è sconvolta, mai a Bologna la lotta politica era arrivata a un tale livello di violenza. La rabbia per l’omicidio esplode subito: gli studenti distruggono le vetrine dei negozi di lusso, occupano la stazione, assaltano la sede della DC (Democrazia Cristiana), la libreria di CL “Terra promessa”, due commissariati di polizia e l’ufficio del Resto del Carlino, poi si rifugiano nella zona universitaria occupandola per tre giorni. Saranno sgombrati dai carri armati richiesti dall’amministrazione comunale PCI (Sindaco Zangheri) e inviati (con solerzia) dall’allora ministro dell’Interno Cossiga (KoSSiga). A Bologna il PCI, gridando che la guerriglia urbana era sostenuta da agenti della CIA, risponde alle richieste degli studenti con mano dura. Per combattere questo “complotto” il PCI si fa più che mai partito d’ordine, scatenando una vera e propria caccia alle streghe contro gli studenti del Movimento. Alcuni magistrati applicano sollecitamente la teoria del “complotto”, cercandone prove, che non trovano, essendo il Movimento, quello bolognese in particolare, estemporaneo e refrattario all’organizzazione. Comunque, nei mesi seguenti, necessitando dei capri espiatori, a Bologna il giudice Catalanotti arresta decine di aderenti al Movimento con l’accusa di aver organizzato il “complotto” di marzo. A Padova il procuratore Calogero arresta docenti e studenti di Scienze Politiche, inoltre vengono perquisite le case editrici Area, Erba Voglio e Bertani, arrestando quest’ultimo editore. Facendo un passo indietro, <strong>il 10 marzo 1977</strong>, dopo un ‘foglio di via’ appioppatomi tre giorni prima a seguito dell’occupazione del DAMS, dove studiavo, e la diffida di non rientrare in città per tre mesi, venni fermato, assieme a Mario Missiroli (di Massa Lombarda di Ravenna e già mio compagno di classe al Liceo Classico di Lugo di Romagna), in Piazza Maggiore a Bologna da due poliziotti in borghese (infiltrati). Entrambi ventenni, militavamo nel FAI (Federazione Anarchica Italiana). Pistola alla mano, i ‘pulotti’ ci perquisirono gli zaini e trovarono due “armi improprie”, una mazza chiodata e una chiave inglese del 42. Portati in Questura, non senza che prima scoppiasse un tafferuglio tra alcuni Autonomi e altri agenti della PS al fine di farci scappare, registrati, venimmo portati in velocità al carcere di San Giovanni in Monte e lì passammo, in stato di fermo, senza poter contattare i nostri famigliari o un avvocato, tre giorni e due notti in una cella comune (il “camerone”) dove eravamo stipati in circa 70 (Autonomi, gruppettari, neofascisti etc.), in attesa che un magistrato c’interrogasse (nulla è successo in cella, visto che, come diceva Pasolini, “il carcere accomuna e unisce gli estremi in una sorte condivisa”). Solo <strong>il 13 marzo</strong>, già messa la città al sacco dall’Autonomia e ripristinato l’ordine dalla forza pubblica, fummo ascoltati dagli inquirenti. Missiroli ed io venimmo rinviati a processo per direttissima (a seguito della Legge Reale riguardante il terrorismo e la detenzione d’armi proprie e improprie) e ci beccammo, difesi da un avvocato d’ufficio, un anno e sei mesi senza condizionale perché ‘recidivi’ (giocò anche il foglio di via e la diffida che ci eravamo entrambi presi il 7 marzo&#8230; diffida non rispettata). Fu una vera e propria azione di ‘castigo’. Costretti agli arresti domiciliari in attesa del processo di secondo grado (io a San Lorenzo di Lugo, ‘Missile’ a Massa Lombarda) ogni giorno dovevamo andare a firmare l’atto di presenza presso le caserme dei carabinieri poste nei nostri territori di residenza. Mio padre, a seguito dei suoi trascorsi come informatore militare (fu Croce al Merito della guerra partigiana – militava in Giustizia e Libertà) durante la II Guerra Mondiale, si interessò presso il Comando dell’Arma di Bologna al fine di togliermi dalle rogna. I carabinieri suggerirono a mio padre di convincermi a partire volontario nell’esercito, al fine di scontare, tramite l’impegno in ambito militare, il mio debito con lo Stato (visto che non c’era alcuna speranza di poter ribaltare in seconda istanza il verdetto già pronunciato in prima… così che a vent’anni mi sarei trovato a dovermi gestire un anno e sei mesi di galera e punto). Nel <strong>maggio 1977</strong> partii volontario, feci il CAR ad Alberga, Caserma Turinetto, poi venni assegnato a Genio Guastatori, caserma Rossani di Pavia, ma non bastava, i carabinieri dissero che dovevo fare domanda per un corpo operativo e che poi ci avrebbero pensato loro. Inoltrai richiesta per essere assegnato al Battaglione San Marco (l’alternativa potevano essere i parà o i bersaglieri assaltatori della Legnano). Venni, ovviamente, accettata. Partii per Brindisi. A seguito, e per farla breve, fui reclutato dai Servizi d’Informazione Militari e fui addestrato da Agenti CIA-NATO presso le basi di Vicenza e Verona. Poi venni messo ‘in sonno’  presso il Distretto Militare di Forlì, pronto a qualsiasi chiamata… ed iniziò, così, la mia Legione Straniera. 5 i richiami: Bomba di Bologna 1980, Guerra in Libano ’82-’83, missione a Praga nel 1989, Guerra nella exJugoslavia 1994, Serbia 2000. Ne uscii con la fedina penale immacolata, ma il prezzo pagato fu altissimo.<br />
Il ‘77… “l’approssimazione al potere”, non “la fantasia-creatività al potere”. Ultimo canto del cigno. Ultimo strascico del ‘68, Ultimo rigurgito violento di una rabbia (più o meno ideologizzata) che, sotto la cenere, covava e cova. Il disicanto e la delusione. I Poteri Forti sempre al loro posto e più agguerriti di prima. Gli “anni di piombo”, il terrorismo di opposta matrice, le stragi di Stato, le ingerenze americane nella nostra politica interna, una società ancora minata da mille ingiustizie e mille ipocrisie, i ‘pupilli’ di chi allora governava in Italia al posto dei loro ‘mentori’, la P2, le ‘mafie’ e via così.  Nulla di nuovo sotto il sole. Che altro aggiungere? Come sempre una sinistra frammentata e, oggi, sempre più a caccia di sedie. Una destra che stette al balcone a guardare, visto che il tutto si autoneutralizzò nel proprio ‘fanatico’ bisogno di imporsi, di essere protagonisti a tutti i costi. L’assenza di un progetto. Giovinezze allo sbaraglio. L’entrata dell’eroina. Metà dei miei amici di allora morti causa ‘pere’, vita spericolata, suicidi, Aids. La decimazione in nome di una idea di società oltremodo nebulosa… in nome di un’utopia (considerato il clima politico assolutamente non favorevole per la riuscita di una ‘rivoluzione’). Sbando generale. Estemporaneità. Politica e malavita (micro e anche macro) spesso in connessione-collusione. Morte, ‘paranoia’, ‘sfiga’, ansia… un forsennato turbine di ansia, di angoscia. Una “guerra civile” partita nel 1943 che perdurava e che ancora perdura nel nostro Paese assumendo mille volti e mille connotazioni… mille sfaccettature diverse. Una Nazione ancora divisa perché mai vuole fare i conti col proprio passato… perché si trascina nel suo passato. Poi cosa se ne può capire di Massimi Sistemi e di Politica Reale a vent’anni. Si vive di emozioni, di urti, di giuramenti, di promesse, di illusioni.<br />
<strong> Epilogo - 12 marzo 1977 </strong>A Roma scontri durissimi tra studenti e polizia, sparano sia la polizia che frange dell’Autonomia. Per miracolo non ci scappa il morto. Vengono saccheggiate due armerie ed attaccate l’Ambasciata del Cile (nazione in cui vigeva la dittatura militare di Pinochet) e la sede del Popolo. A Milano un corteo assalta l’Assolombarda. A Bologna la polizia fa irruzione a Radio Alice (megafono del Movimento), chiudendola manu militari in diretta. <strong>16 marzo</strong> A Bologna il PCI reagisce ai disordini avvenuti nei giorni precedenti organizzando una contromanifestazione unitaria, insieme alla DC, “per fermare la violenza”. La tesi del PCI è che a Bologna e in Italia sia in atto un “complotto” (e ancora questa parola venne fuori) per affossare il Compromesso Storico (a cui stavano lavorando Berlinguer e Moro), provocando una frattura fra il PCI e la DC. <strong>Aprile-maggio 1977</strong> Si avvia la formazione di Democrazia Proletaria: il 5° congresso di AO, in aprile, decide di unificarsi con la sinistra del PDUP e con la Lega dei Comunisti (organizzazione sorta da Potere Operaio della Toscana e Unità Operaia di Roma) per dare vita al Coordinamento di Democrazia Proletaria (DP). A sua volta la sinistra del PDUP, nella sua assemblea nazionale in maggio, accetta il processo di unificazione. La maggioranza del PDUP e la minoranza di AO mantengono invece la sigla PDUP per il Comunismo. Dopo un tormentato processo di scissioni e riagregazioni, i maggiori gruppi della nuova sinistra sono così polarizzati in due formazioni: una, il PDUP per il Comunismo, che vuole premere sul PCI perché abbandoni il Compromesso Storico e persegua l’alternativa di sinistra, un’altra, appunto Democrazia Proletaria (capitanata da Capanna e Russo Spena), che vede il PCI ormai indisponibile ad una linea di alternativa e che persegue l’obiettivo politico di opporsi alla “normalizzazione” della società. Questo significa che DP deve avere come linea politica il sostegno e la promozione delle lotte sociali (dei lavoratori, dei disoccupati, degli studenti, delle donne), mentre i riferimenti ideologici sono il marxismo rivoluzionario, antistalinista e libertario. <strong>21 aprile</strong> La polizia interviene per sgombrare l’Università di Roma. Ne seguono scontri in cui gruppi di autonomi sparano contro la polizia e uccidono l’agente Passamonti. <strong>22 aprile</strong> Il governo proibisce ogni manifestazione pubblica a Roma per un mese. <strong>29-30 aprile</strong> A Bologna secondo coordinamento nazionale degli studenti universitari. Il clima è un po&#8217; meno caotico di quello della prima assemblea, e alla fine viene approvata una mozione che afferma che il Movimento deve rifiutare sia lo scontro con l’apparato militare dello Stato sia il ritagliarsi uno spazio all’interno delle istituzioni del movimento operaio. Il Movimento si considera una componente dell’opposizione di classe e perciò si oppone al Compromesso Storico. Riguardo alla questione della violenza, la mozione afferma che non si può far finta che non esista il problema della repressione e dell’aggressione poliziesca, ma l’autodifesa deve divenire di massa, non demandata ai servizi d’ordine. Passa la mozione di coloro che vogliono radicalizzare lo scontro, affermando che “nessuno deve permettersi di andare contro le decisioni e la volontà collettiva delle assemblee”, ma nello stesso tempo “il Movimento non fa scomuniche e non accetta la criminalizzazione di nessuna sua componente, neppure di quella armata”. Anche la mozione di minoranza ha una posizione analoga riguardo alla questione della violenza e dell’autodifesa “il Movimento rivendica il diritto a manifestare&#8230; e ribadisce la legittimità dell’autodifesa di massa, afferma che non accetta in nessun modo la logica delle azioni armate minoritarie che, oltre a prevaricare la democrazia e l’autonomia del movimento, lo indeboliscono, facilitando le manovre della DC, avvallate dal PCI, tese a stroncarlo nella repressione più dura (è, ancora una volta, il richiamo a una rivoluzione di massa e non a singoli atti di guerriglia-terrorismo, i quali, però, non vengono demonizzati)”. <strong>Maggio</strong> A Firenze si costituisce il “comando nazionale” di Prima Linea, la più importante organizzazione armata dopo le BR (Brigate Rosse), che aveva già iniziato le prime azioni alla fine del ‘76. La linea politica e il modello organizzativo di PL sono profondamente diversi da quelli delle BR. PL non nasce dal filone “insurrezionalista” del PCI ma all’interno della nuova sinistra, e non assume come modello un leninismo militarista di marca terzinternazionalista, ma privilegia uno stretto rapporto coi Movimenti. I militanti di PL non sono clandestini, ma svolgono attività politica nei Movimenti, e solo l’attività armata è clandestina. Esistono poi “ronde” o “squadre”, organizzate da PL, ma composte da giovani anche inconsapevoli di essere organizzati da PL, che firmano gli attentati con le più svariate sigle. <strong>12 maggio</strong> A Roma la polizia aggredisce la manifestazione organizzata dai Radicali nella ricorrenza della vittoria sul divorzio. Una ragazza di 19 anni, Giorgiana Masi, rimane uccisa da un colpo alla schiena, mentre fuggiva. <strong>14 maggio</strong> A Milano scontri tra Movimento e polizia. Frange dell’Autonomia sono in piazza armate, sparano e uccidono l’agente Custrà. <strong>Luglio</strong> A Parigi viene pubblicato un manifesto di intellettuali francesi contro la repressione in Italia, firmato anche da Sartre, Foucault e Guattari. Il manifesto vede la repressione come conseguenza del Compromesso Storico, che ha determinato “da un lato un sistema di controllo repressivo su una classe operaia e un proletariato giovanile che rifiutano di pagare il prezzo della crisi del capitalismo, dall’altro il progetto di spartizione dello Stato con la DC (banche ed esercito alla DC; polizia, controllo sociale e territoriale al PCI) per mezzo di un reale partito ‘unico’; ed è contro questo fatto che - secondo gl’intellettuali francesi - si sono ribellati i giovani proletari e gli studenti”. Sulla base di questo manifesto viene indetto un convegno “contro la repressione” a Bologna in settembre. <strong>28 agosto </strong>Nasce il Movimento Antinucleare con una manifestazione a Montalto di Castro. Il piano nucleare, che prevede la costruzione di 4 centrali e di altre 4 in caso di necessità, per evitare deficit energetici, sarà comunque approvato in Parlamento il 5 ottobre, con l’astensione del PSI e col voto favorevole del PCI. <strong>23-25 settembre</strong> A Bologna si svolge il convegno “contro la repressione”. Il PCI, da parte sua, accetta come una sfida che il convegno si svolga a Bologna: nella propria città-vetrina vuole dimostrare che tutti hanno diritto di parola, e che la sua buona amministrazione può garantire tutti i servizi logistici necessari: pasti a prezzo politico, trasporti, campeggi, toilettes per i 200.000 giovani che arrivano da tutta Italia. Del resto il PCI ha ormai abbandonato la teoria del “complotto” e successivamente molti dirigenti del PCI riconosceranno che il partito non ha affrontato convenientemente il Movimento del ‘77: Occhetto, allora responsabile del PCI per la scuola, propone di avviare una discussione franca con chi la pensa diversamente “anche in modo radicale”. D’Alema, segretario della FGCI, afferma che “bisogna capire le ragioni di fondo del movimento del ‘77”, Chiaromonte afferma che il PCI è “in notevole ritardo”, Mussi riconosce che il PCI non può essere “pregiudizialmente ostile a quei fenomeni di società radicale che nascono dalla crisi del principio di autorità”. Berlinguer, nel comizio di chiusura della Festa dell’Unità a Modena il 18 settembre, aveva dichiarato che “non saranno certo dei poveri untorelli a spiantare Bologna”, il che voleva significare, oltre alla conferma di uno scontato giudizio negativo sul Movimento, anche l’accettazione della “sfida” di accogliere il convegno a Bologna. Al convegno sono presenti tutte le componenti del Movimento: dall’Autonomia più dura ai partiti della nuova sinistra, agli “indiani metropolitani”. Le componenti più politicizzate si confrontano o, meglio, si scontrano, a volte anche fisicamente, nel corso dell’assemblea al Palazzetto dello Sport. Ogni componente partecipa con molto settarismo e pochissima disponibilità al confronto. I vari spezzoni dell’Autonomia si alleano e “espellono” le altre componenti considerate la destra del Movimento: prima il MLS (Movimento Liberale Sociale), poi AO e infine LC. L’assemblea dimostra l’incapacità del ceto politico del Movimento di darsi delle prospettive politiche. Più interessante è l’esperienza vissuta dalle migliaia di giovani che nelle strade di Bologna praticano varie forme di animazione, di teatro di massa, di controcultura, diffondono le decine di riviste e di fogli del Movimento. La divaricazione tra l’aspetto politico e quello culturale è netta. Il Movimento del ‘77 politicamente finisce a Bologna, incapace di decidere cosa fare, mentre la sua eredità culturale sarà ben più cospicua, e darà vita a riviste come il Male, oppure a gruppi come gli Skiantos, che avranno come segno distintivo l’ironia beffarda e la critica satirica. Anche la critica alle forme tradizionali del far politica, la tensione libertaria e la scoperta dell’ecologia e dell’antinuclearismo rimarranno come (seppur minime) eredità del Movimento. <strong>23 novembre 1977 </strong>A Roma ciò che resta del Movimento del ‘77 infine si divide sulla decisione di partecipare o meno alla manifestazione nazionale dei metalmeccanici indetta per il 2 dicembre. I partiti della nuova sinistra sono per partecipare al corteo del sindacato coi propri contenuti, mentre gli Autonomi vogliono una manifestazione alternativa. L’assemblea finisce con una spaccatura: l’Autonomia rimane a Giurisprudenza e decide di indire una manifestazione separata, i partiti della nuova sinistra, le femministe e parte di Lotta Continua si riuniscono nell’aula magna.</p>
<p>E sono passati solo 30anni!</p>
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