Numero 8 - L’EDITORIALE

Aprile 30, 2007 · 2 commenti

Centochiodi, un film su cui riflettere

di Salvatore Ritrovato

Cento chiodi ‘crocifiggono’ cento libri al pavimento e ai tavoli di una impor-tante e bellissima biblioteca, luogo di cultura per eccellenza, che li custodisce nei secoli. La metafora del film di Ermanno Olmi, Centochiodi, mi è parsa sin dall’inizio così limpida e provocatoria che non riesco a comprendere come possa essere fraintesa, e addirittura messa sullo stesso piano dei roghi di Fahrenheit 451 (dal romanzo di Bradbury al film di Truffaut).
Centochiodi mette, sì, in discussione il libro. Ma non il libro come lettura, bensì quello che presume di spiegare tutto, anzi di fondare il senso religioso del mondo (donde il sottotitolo polemico del film di Olmi: “le religioni non hanno mai salvato il mondo”) restando astratto, lontano dalla vita, avulso da quello che succede realmente negli uomini. Olmi non sceglie il ‘rogo’ come pena capi-tale dei libri, ma i chiodi, strumento esemplare di Passione e, forse, di Redenzione. Rispetto al fuoco che divora e distrugge ogni fibra materiale del libro, il chiodo costringe lo spettatore a osservare e a riflettere sulla sofferenza della vittima (il libro), le cui cicatrici, non rimarginabili, sono il ricordo di una speranza insopprimibile. Il fuoco è repressivo, non ammette replica, è lo strumento di ogni censura ideologica, dell’oblio sistematico, della soluzione finale per incenerimento; il chiodo, invece, è punitivo, mira al segno mistico che affligge e suscita nuove risposte, e intanto lascia memoria di sé nella materia, scarnificata, dissanguata, eppure pulsante, pronta a resuscitare. Olmi non poteva scegliere ‘metafora’ più potente e sottile.

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(continua…)

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