di Vito Mancuso
Nell’Albero degli zoccoli una donna si alza e va in chiesa a pregare, poi riempie una bottiglia e l’acqua guarisce la mucca. In Centochiodi nessuna preghiera, nessun miracolo: solo un’immensa, dura, negazione: Dio non è così! Ermanno Olmi è uno di quei cattolici che vogliono credere in Dio ma insieme guardare il mondo per quello che è, un’operazione che talora conduce alla lacerazione dell’anima. Tra i chiodi che più la fanno sanguinare c’è lo scandalo del male. Centrale nel film è il dialogo del protagonista col vecchio monsignore: “Lei ama i suoi libri più degli uomini, ma Dio non parla coi libri”. Il monsignore l’ammonisce di non bestemmiare e gli ricorda il giorno del giudizio. Lui risponde: “In quel giorno sarà Dio a dover rendere conto di tutta la sofferenza del mondo”. Il monsignore se ne va, non sa cosa replicare. Neppure la Chiesa lo sa. La sua dottrina al riguardo è incerta, ci sono contraddizioni tra gli scritti di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI, persino tra gli articoli del Catechismo. La voce dei preti trema quando si chiede loro perché, se Dio è amore e onnipotenza, vi è tanto dolore innocente.
La Chiesa non riesce a trovare una risposta soddisfacente al problema del male perché ha un’immagine del mondo antiquata e sbagliata, un mondo governato dall’alto dove l’autonomia e la libertà sono sinonimi di disobbedienza e peccato. La Chiesa non ha ancora metabolizzato nella sua dottrina l’esistenza e il valore della libertà, per essa (tanto più per un agostiniano come Benedetto XVI) la libertà e l’autonomia del mondo sono di per sé negative e per questo non riesce ad avere un rapporto positivo con la libertà degli uomini. Le polemiche sui gay, i dico e cose del genere dipendono da qui. Persino negli ideali migliori del mondo quali l’ecologia, la pace, il senso di fratellanza universale, vi sono ecclesiastici che vedono all’opera l’Anticristo, come ha detto il cardinale Biffi negli esercizi spirituali al papa e alla curia romana. Il mondo ha mutato la coscienza che ha di sé e la Chiesa che non ne ha ancora preso atto non fa che contrapporre dei No al processo evolutivo della coscienza del mondo. La sua è una crisi filosofica, non sa più interpretare il mondo e ne ha paura. E’ tornata la sindrome dell’assedio della Controriforma, che ci si era illusi fosse stata superata dal Vaticano II. Per un cattolico oggi sembra quasi una necessità nutrire inimicizia verso il mondo: a questo le attuali gerarchie lo stanno conducendo.
Il film di Olmi è altamente cristiano, del cristianesimo umile e spirituale, quello che sa che Dio lo si adora in spirito e verità. Olmi dice che la verità non è quella dei libri, ma quella che coincide con l’autenticità della vita, con l’esperienza di unità e fratellanza tra gli uomini, con l’onestà intellettuale verso se stessi che fa rifiutare antiche dottrine dogmatiche e morali che hanno perso ogni contatto vitale con l’evoluzione del mondo. Il primo a inchiodare i libri sacri è stato Gesù quando diceva “vi è stato detto, ma io vi dico”. Quella serie di ma erano i suoi chiodi. Olmi dice che questa ribellione ogni uomo la deve fare propria, liberandosi del peso delle dottrine per ritrovare il contatto con la verità della vita. In questa leggerezza di rapporti le parole evangeliche riprendono fascino e lungo il fiume si torna a raccontare del maestro che trasformò l’acqua in vino per la gioia degli uomini. Ma le lacrime della ragazza della panetteria con cui si chiude il film sono le lacrime della vita di oggi incapace di darsi un fondamento. Siamo liberi, ma con questa libertà non sappiamo costruire nulla di stabile. Il motivo di questa incapacità risiede nel dubbio che sovrasta la coscienza di tutti, anche quella di Olmi: il dubbio sull’esistenza di Dio. Il giovane professore non torna dagli amici sul fiume. Per Olmi non esiste nessun porto sicuro su cui costruire onestamente qualcosa di solido, di vero. Possiamo solo smascherare gli idoli, inchiodarli, mostrando che Dio non è così. Non è poco, ma non basta.
9 risposte finora ↓
Rina // Aprile 8, 2007 a 7:12 pm
Molto interessante quest’articolo.
elena f. // Aprile 8, 2007 a 10:19 pm
“Il primo a inchiodare i libri sacri è stato Gesù quando diceva “vi è stato detto, ma io vi dico”. Quella serie di ma erano i suoi chiodi. Olmi dice che questa ribellione ogni uomo la deve fare propria, liberandosi del peso delle dottrine per ritrovare il contatto con la verità della vita. ”
questa è la “leggerezza ” di Gesù secono il vangelo di Matteo che ci riporta i “MA” di cui si parla nell’articolo
Non pensate che io sia venuto ad abolire la legge o i profeti; io non sono venuto per abolire ma per dare compimento.(Mt.5,17)
perchè in verità vi dico: finchè non siano passati il cielo e la terra, neppure un iota o un apice dellalegge passerà senza che tutto sia adempiuto.
amen vi dico chiunque avrà violato uno di questi minimi comandamenti e avrà insegnato così agli uomini, sarà chiamato minimo nel regno dei cieli,ma chi li avrà messi in pratica e insagnati sarà chiamato grande nel regno dei cieli.poichè io vi dico che se la vostra giustizia non super quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.
Voi avete udito che fu detto dagli antichi: non uccidere:
chiunque avrà ucciso sarà sottoposto al tribunale
MA IO VI DICO: chiunque si adira contro suo fratello, sarà sottoposto al tribunale, e choi avràdetto al suo fratello pazzo sarà sottoposto al sinedrio, e chi gli avrà detto idiota sarà condannato alla geenna del fuoco
…
voi avete udito che fu detto: non commettere adulterio.
MA IO VI DICO
chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore.
se dunque il tuo occhioti fa cadere in peccato, cavalo e gettalo via, meglio per te che uno dei tuoi membri perisca, piuttosto che vada nella geenna tutto il tuo corpo…
voi avete udito che fu detto: ama il tuo prossimo e odia il tuo nemico
MA IO VI DICO
amate i vostri nemici, benedite coloro che vi maledicono, fate del bene a quelli che vi odiano e pregate per quelli che vi maltrattano e che vi perseguitano.
queste affermazioni ed altre le troviamo nel capitolo 5 del vangelo di matteo ed è interessante vedere come, di fronte ad una legge che in qualche modo predicava un certo lassismo, ai suoi Gesù chiede il coraggio di andare fino in fondo, di valicare le convenzioni umane e di amare come solo un Dio sa fare, perchè nessuno può amare un uomo o una donna per tutta le vita senza mai desiderare o solo guardare con desiderio un altro/a.perchè nessuno può amare chi gli fa del male, benedirlo, pregare per lui.
non trovo che in queste parole ci sia la leggerezza che l’articolo vuole farci credere ma una profondità e una gravità che solo un folle potrebbe pensare di essere in grado di perseguire.
le esigenze del regno di Dio sono assolute radicali non ammettono deroghe. questo è il vangelo per matteo e per gli altri evangelisti. questo è il Gesù di cui oggi abbiamo celebrato la risurrezione. un uomo che non si è tirato indietro di fronte all’odio, ma lo ha assunto su di sè trasformandolo in dono d’amore.
la chiesa non ha risposte al male soprattutto di fronte al male innocente perchè l’unica risposta che cristo ha lasciato è la follia della croce e nessuno nè allora nè tantomeno oggi è in grado di accettare che Dio possa risponderci col silenzio della passione, con il paradosso del calvario.
come dire oggi al mondo la croce? come parlare di un Dio che si spoglia di tutto per condividere la condizione dell’uomo? come parlare ad un mondo che non vuole sentire parlare di peccato, quando l’annuncio di questa notte è stato che cristo ci ha liberato dal peccato e dalla morte attraverso la sua morte e risurrezione?
è questo l’annuncio divenuto obsoleto?
peccato è una parola fastidiosa, vecchia, da cambiare?
salvezza è una parola che non ha più cittadinanza nel mondo?
dobbiamo rinunciare a testimoniare chi siamo per dialogare col mondo o forse non dobbiamo avere il coraggio di ricordare che davvero tutta la creazione geme e soffre nelle doglie del parto ?
dobbiamo dire che non è vero che il male nel mondo è causato dal male originario dal male contro cui ci troviamo noi e la creazione stessa a combattere ?
dunque per dialogare col mondo il cristiano deve rinunciare alla propria identità di risorto nel battesimo, morto al mondo e rinato a vita nuova?
per dialogare col mondo dobbiamo cambiare la nostra fede?
io credo che il cristiano oggi sia chiamato ancora di più a testimoniare con la vita l’amore di Dio, ma con una vita che non indulga a compromessi con coloro che ci dicono “le cose cambiano devi essere disposto a cambiare” perchè cristo è era e sarà sempre lo stesso.
il figlio di Dio venuto nel mondo per la salvezza degli uomini e questa salvezza passa per la stoltezza della croce (male-dolore-morte-assunzione trasformazione del peccato)
saluto tutti
elena f
Massimo Orgiazzi // Aprile 9, 2007 a 8:08 am
Caro Vito, volevo risponderle a tono su questo articolo che abbiamo inserito, cominciando ad argomentare sulla grande confusione che in questo pezzo così corto è riuscito a fare, dimenticando, forse solo saltando, un paio di millenni di teologia cristiana e con maggiore peso, per quanto riguarda la libertà degli uomini (titolo che mi sono permesso di dare io al pezzo, non trovando quello originale), quella degli ultimi 100 anni. Se non fosse che Elena ha già scritto qualcosa di veramente forte, che certo, agli orecchi di chi non vuole sentire risulterà sempre e comunque la solita tiritera, mi immagino.
Il discorso è lungo e complesso, ma non si creda che con questa scusa si lasci perdere. In poche parole, Vito, è riuscito a confondere e a mischiare punti della visione di un mondo da contrapporre a un’altra che necessitavano di una trattazione approfondita, appena oltre la sparata che la Chiesa non ha risposte al male e che non ha metabolizzato il concetto di libertà. Forse non avrà metabolizzato ciò cui lei e molti altri in questi giorni vanno attribuendo il valore di “libertà”. Dire che il senso religioso, e in ultima specie quello cristiano, non metabolizza la libertà è come dire che invece la metabolizzano quelli che in nome di queste poche lettere svuotate di significato pubblicano manifesti inneggianti alla fucilazione del Papa, alla violenza, allo stupro culturale e in ultima analisi, continuo a sostenere, non mi farete cambiare idea, ad un nuovo tipo di nazismo universale.
Ma mi dica Vito, sempre che passi mai di qui a rispondere: che crisi filosofica avrebbe la Chiesa che è soparvvissuta a scapito di tutto il resto ad ogni rivolgimento storico e che in questi anni, fuori di questa disgraziata enorme Svizzera che è l’Europa, creatura senza identità e orientamento che si possa dire anche minimamente politico (lasciamo perdere culturale), sta segnando una ricrescita delel vocazioni, della fede, dell’incontro e della testimonianza ? Chi è in crisi veramente, Vito ? Chi non ne fa mistero, mi dirà lei. Ma almeno ammettiamolo che chi fa della propria crisi una bandiera, del pensiero debole uno stendardo, non sa nemmeno mettere insieme una cultura laica in grado di contrastare, secondo modalità DEMOCRATICHE quella dei valori, dell’etica, di chi ha ancora un orientamento e, non ha paura a nasconderlo, proprio «nella follia della Croce», nel paradosso che vive nella ragione e non la nega, come non l’ha negata Pascal, come a modo loro nemmeno lo fecero Newton, Einstein e molti altri.
Il problema è che ancora non si accetta che il messaggio della Chiesa non è un’ideologia contro cui si può gridare perché non ci lascia «progredire», ma è libertà stessa, alla quale ci si apre nella chiarezza di un incontro. Basta, stop. Questo segna i vostri problemi nel ravvisare una risposta che non trovate perché non c’è un manifesto d’azione, e che pure è messaggio che parla alle moltitudini non come il comunismo, la socialdemocrazia o il liberismo, ma parla alle folle persona per persona, ad ognuno.
«La voce dei preti trema quando si chiede loro perché, se Dio è amore e onnipotenza, vi è tanto dolore innocente»: la voce dei preti trema come quella di qualsiasi vero uomo, di fronte a queste immense cose. La voce degli uomini è una voce con quella di Dio, da quando Dio s’è fatto Uomo. Non capite che le due cose sono così vicine che la responsabilità, parola che non vi piace molto, ricade su ognuno di noi, nel dare una risposta, che sempre sarà incompleta come uomini, fino a quando non arriveremo ad usare ragione ed umiltà per comprendere con noi stessi, solo con noi stessi, che la risposta non la si dà mai da soli.
E, Vito, riguardo all’Anticristo, le posso consigliare di leggere “I racconti dell’Anticristo” di Solov’ev. Mi auguro che ci possa rintracciare un inizio di orientamento.
elena f. // Aprile 9, 2007 a 10:03 am
“La Chiesa non riesce a trovare una risposta soddisfacente al problema del male perché ha un’immagine del mondo antiquata e sbagliata, un mondo governato dall’alto dove l’autonomia e la libertà sono sinonimi di disobbedienza e peccato. ”
“se rimanete nella mia parola siete davvero miei discepoli e conoscerete la verità e la verità vi farà liberi” (Gv, 8,31-32)
bisognerebbe ricominciare a fare teologia in ginocchio come dicevano i padri, e come loro ricominciare a credere che solo l’uomo di preghiera è vero teologo.
quello che confonde è che qualcuno che si dichiara cristiano possa pensare di usare la ragione senza discernimento, senza lo spirito di Dio. che si possa parlare delle cose di Dio facendo a meno di duemila anni di tradizione, non scritta ma viva della chiesa, non parlo delle gerarchie ecclesiastiche ma di coloro che hanno il nome di Santi
francesco
chiara
teresa di calcutta
ireneo
clemente
teresina
teresa d’avila
giovanni della croce ………
……………………….
e non parlo delle loro agiorafie mielose e poco credibili ma dell’ esperienza viva, della sofferenza per l’amore che il vangelo aveva acceso nel loro cuore, e di tutti i santi senza nome, che oggi in questo istante incontrano l’uomo e la donna piagata nel corpo e nello spirito e cercano di lenirne la sofferenza con il dono di se stessi.
i preti cui trema la voce di fronte alla sofferenza dell’innocente e tutti i battezzati che cercano di portare il loro annuncio e la loro testimonianza nel bene attraversando tutto il male esistente, anche il male che inevitabilmente per la nostra natura umana, fragile e caduca abbiamo dentro e contro il quale ci troviamo a combattere e ancora a cadere e per il quale tutti abbiamo ancora bisogno di perdono.
il cristiano è colui che crede solo nella potenza della preghiera e in ciò che nasce da essa è colui che sa che nessuno può dire che Gesù Cristo è figlio di Dio se non c’è in lui lo Spirito Santo.
ma sa anche che la nostra mente spesso è accecata dalle proprie potenzialità che sono davvero notevoli (essendo dono di Dio) e che può farsi ombra a se stessa fino ad oscurare la Rivelazione.
il cristiano non può accettare nessuna teologia o sedicente tale che abbandoni la via della rivelazione per partire alla scalata della conoscenza di Dio .
abbiamo bisogno di testimoni di speranza e non di detrattori del papa e dei suoi ministri. certo la dottrina è arida, il dettato del catechismo rischia di essere incomprensibile, ma il Vangelo non è dottrina nè catechismo,
il Vangelo è e rimane Cristo crocifisso per noi qui e ora, il vangelo è Parola per chi abbia l’umiltà di mettersi in ascolto ed è verità e in essa libertà per chi abbia il coraggio di deporre il proprio orgoglioso raziocinio, per chi senta che il mondo così com’è è alla deriva e ha bisogno ora di essere salvato nella verità che è l’unica via per la libertà .
la chiesa non è il papa.
a noi la re-sponsabilità. tutti noi cristiani rispondiamo o dovremmo rispondere della verità.
saluto tutti
elena f
Vito Mancuso // Aprile 9, 2007 a 8:31 pm
Mentre ringrazio tutti coloro che sono intervenuti, intendo chiarire con questo secondo e ultimo intervento il senso di ciò che ho scritto. Nel mio pezzo riportato sopra (scritto originariamente per un settimanale e quindi poco articolato) dico sostanzialmente due cose:
- che la filosofia che presiede alla dottrina della Chiesa non riesce più a spiegare il mondo;
- che è compito di ogni uomo che vuole servire la verità (quindi presumo anche di ogni cristiano maturo) non temere di inchiodare qualche libro o qualche concetto tradizionale che non funziona più, come il film di Olmi suggerisce.
1) I più grandi teologi del ‘900 si sono resi perfettamente conto dell’assenza di una filosofia adeguata all’interno del cristianesimo. Penso, per citare solo tre nomi rappresentativi delle tre confessioni cristiane, al protestante Dietrich Bonhoeffer, all’ortodosso Pavel Florenskij e al cattolico Teilhard de Chardin. A parte Bonhoeffer (vista la liberalità della tradizione protestante), sia Teilhard sia Florenskij hanno avuto forti problemi con le loro Chiese, Teilhard in vita, Florenskij post mortem.
Teilhard venne distolto dall’insegnamento universitario e mandato esilio in Cina (la Cina degli anni ’30, non quella di oggi), gli fu proibita ogni pubblicazione e la possibilità di partecipare ai convegni scientifici. Florenskij, pur essendo un martire della fede cristiana in quanto venne fucilato dal regime comunista l’8 dicembre 1937 in una località sconosciuta nei pressi dell’allora Leningrado, non viene ancora oggi beatificato dalla Chiesa ortodossa russa a causa del suo pensiero (hanno invece beatificato lo zar). Il suo amico e collega teologo Sergej Bulgakov venne scomunicato dal sinodo ortodosso nel 1935 per la sua dottrina della sophia alla guida del mondo.
Questi tre teologi, la cui altezza del pensiero è pari alla santità della vita, dicono che il mondo non è più interpretabile alla maniera depositata nella Bibbia e nella dogmatica. E dicono che l’amore per Cristo e per il mondo degli uomini impone una profonda revisione.
Io sostengo esattamente il loro punto di vista e interpreto la mia missione teologica come un tentativo di riconciliare il pensiero che il mondo ha di se stesso, con il pensiero che la Chiesa ha del mondo. Si tratta di un dovere per la Chiesa, perché se non persegue questa conciliazione non è più in grado di svolgere la sua missione evangelizzatrice, come appare in molti contesti, soprattutto quelli intellettualmente più preparati.
In che cosa appare la difficoltà della filosofia che sta alla base della dottrina della Chiesa? Appare nell’impossibilità odierna di formulare una teologia della storia e una teologia della natura che tengano. Storia + natura = mondo. La storia e la natura, insieme, formano il fenomeno che noi chiamiamo mondo. La filosofia che è nelle teste degli uomini di Chiesa non sa interpretare il mondo in modo adeguato rispetto alla coscienza che il mondo ha di se stesso.
Due parole sulla storia. Per secoli e secoli la storia era considerata governata e preordinata dall’alto, al punto che ogni autorità era ritenuta scelta da Dio e quindi sacra. La storia portava in sé il segno della mano di Dio, esattamente come si legge nella storia narrata dalla Bibbia, dove tutto avviene dietro preciso progetto e volere divino. Su questa base potevano fiorire ponderose teologie della storia, di cui quella di Bossuet rimane in ambito cattolico la più classica, dopo, ovviamente, il De civitate Dei di Agostino. Ponendo Cristo come il Signore della storia, Bossuet poteva abbracciare sotto la luce della provvidenza gli eventi del mondo dalla creazione ai suoi giorni. Poi è arrivato Auschwitz e tutto ciò è apparso impossibile. Oggi non esiste più una teologia della storia che non sia quella dell’assenza di Dio dalla storia, e le persone spirituali più sensibili si chiedono Dio dov’è, come mai non mantiene le sue promesse, quando ritornerà. Oggi si riesce a pensare solo la croce, non più l’onnipotenza divina. Ma è giusto che sia così? Può Dio non essere onnipotente? No, non può, e chi parla devotamente della debolezza o dell’assenza di Dio non sa che sta ospitando nella sua mente un concetto puerile, indegno, di Dio. Ma allora occorre riformulare il nostro concetto di Dio e del suo rapporto col mondo.
Veniamo alla natura. Per secoli e secoli la natura è stata considerata disegnata intelligentemente da Dio nei primi sei giorni della creazione e poi sempre uguale a se stessa. Poi però Darwin ci ha fatto capire che non è così e oggi l’evoluzione è un semplice dato di fatto che ogni coscienza deve assumere. Evoluzione significa mutazioni casuali. Il darsi del caso non si concilia con un governo infallibile dall’alto. Il caso, peraltro, ci viene detto dalla fisica che governa l’essere-energia ai suoi livelli primordiali. Così, come non vi sono più teologie della storia al modo di quella di Bossuet, non vi sono più teologie della natura come quella per esempio di Paley. Anzi, non vi sono più teologie della natura degne di questo nome, la coscienza cattolica si trincera dietro una specie di muraglia cinese col dire che tra ciò che dice la scienza e ciò che dice la religione c’è una differenza di ambiti (salvo poi, quando si tratta per esempio dell’embrione, accorgersi che tale differenza non c’è perché il mondo è uno e unico).
Un sunto mirabile della difficoltà che la dottrina della Chiesa ha nella comprensione del mondo si può avere nella Lettera a un religioso di Simone Weil, scritta all’inizio degli anni quaranta al padre domenicano Couturier, che mai le rispose. Nei suoi Quaderni, laboratorio spirituale tra i più luminosi e insieme tormentati che io conosca, la grande mistica francese parla di una necessità di una “ripulitura filosofica del cristianesimo” (cito a memoria).
Concludo: occorre prendere coscienza che la libertà è il motore della natura e della storia, perché evoluzione = libertà. So bene i pericoli in cui la libertà umana può incorrere, nei miei libri parlo di libertà prigioniera, non sono un seguace di Rousseau, conosco tutto il fascino che il male sa esercitare sulla libertà umana. Conosco il desolante spettacolo di questo mondo che è libero e che della sua libertà sa produrre solo mangiate, sesso, divertimenti e una sanguinosa lotta per il potere.
Ma non è continuando a condannare che si “converte” questa libertà che è il mondo moderno. Occorre saper parlare il suo linguaggio, e soprattutto occorre amarla, occorre amare questo mondo, e invece nei messaggi che la Chiesa manda al mondo c’è spesso più condanna, più ostilità, che amore. Segno, a mio avviso, di paura. E la paura nasce quasi sempre dall’ignoranza e torniamo al problema della visione del mondo.
2) Il simbolo di trafiggere con cento grossi chiodi cento libri sacri sta a significare la ribellione che l’anima matura deve saper operare, nel nome della verità, laddove avverte che qualcosa non funziona nelle idee che ospita nella mente. Bisogna saper amare la verità sopra ogni cosa. Mai mentire, innanzitutto a noi stessi. Solo chi si dispone così, libero e leggero come il vento, può giungere a fare la vera esperienza dello Spirito.
Massimo Orgiazzi // Aprile 10, 2007 a 6:58 am
Caro Vito, grazie per questo approfondimento. Concordo con lei e ribadisco che il pezzo per Panorama era poco articolato e poco lasciava trasparire quanto poi ha espresso nel suo precedente intervento.
Eppure, mi permetta, un conto è dire che c’è bisogno di un rinnovamento in seno alla teologia cattolica e che grandi menti del ‘900 (proprio quelle cui stavo pensando quando scrivevo la mia risposta) hanno gettato semi poi non raccolti. Altro conto è dire che la Chiesa «non riesce a spiegare il mondo». No, perché qui, mi scusi lo scantonameno, sarebbe interessante capire CHI sia capace di spiegare il mondo oggi. La scienza, modello di mondo in sé perfetto ma per sua stessa dimostrazione sempre incompleto nei sistemi formali che elabora ? La politica, morta miseramente in occidente e spentasi in amministrazione di PIL, tasse e parità centrali ? O qualche altra dottrina religiosa, come il protestantesimo, che sembra aver definitivamente perso la bussola nella sua smania di “progredire”, salvo poi perdere sempre più consensi, per dirne una, per visioni di mondo pentecostali, che sappiamo, sono in impressionante ascesa ? Insomma, mi sembra pretestuoso dire che la Chiesa, organizzazione di uomini cui è stato affidato il messaggio del falegname di Nazaret autoproclamatosi Figlio di Dio, non sappia più «spiegare il mondo». E mi sembra pretestuoso concentrare sulla sola Chiesa, che pure ha ispirato il lavoro e l’eredità (magari da recuperare, riconoscere) di valenti pensatori, il problema di «non saper spiegare il mondo». Per intenderci, Vito: i problemi dei Dico sono l’ultima cosa che penso essere legata ai problemi di interpretazione della Chiesa del mondo.
Auschwitz ha fatto della Storia e delle sue concezioni un cumulo di cenere, d’accordo. Ma l’onnipotenza di Dio, del Dio degli eserciti, non era già più cattolica da molto prima, dalla guerra dei trent’anni, dagli orrori dei genocidi e delle rivoluzioni ancora prima del ‘900. La debolezza di Dio si confonde con la forza di uomini che sono stati testimoni di Cristo prima di ogni teologia, della sua mansuetudine, del suo infinito amore. Penso spesso alle schiere di Santi che la storiografia di oggi nemmeno vuole prendere in considerazione: lo scandalo di un Padre Kolbe che si offre volontario a morire per salvare un padre di famiglia. Questo, prima di ogni teologia, fa della Chiesa qualcosa che non spiega il mondo, ma lo ricostruisce a colpi di sacrifici, di storie di uomini persi, di vicende dimenticate che parlano di amore e di fede. Ricostruire il mondo da ciò che è rimasto sembra poca cosa, ma è invece opera umile a grande allo stesso tempo. Quello è il vero mondo: il mondo di uomini che solo può salvarci. Questa è la ripulitura fisolofica che il Cristianesimo si riserva sempre, in tutti i suoi limiti, in tutti i suoi vincoli umani.
Il caso, dice lei, Vito: Darwin. Se solo ci rendessimo conto di quanto la Scienza sia mutevole, di quanto in essa si nascondano misteri che lentamente apprendiamo e cambiano le nostri visioni del mondo, aspetteremo a dire che c’è un caso al posto di una predestinazione, una libertà al posto di una provvidenza. Se solo considerassimo le teorie della complessità, le supercorde e le altezze cui oggi si arriva per definire quello che sembra un immenso insieme di caso, storia e disegno, ci fermeremmo prima di tornare a dire come nell’800 che «il darsi del caso non si concilia con un governo infallibile dall’alto». Ci sono più cose in cielo in terra, Orazio, insomma, e via così, per quanto mi riguarda. Le scatole cinesi della Scienza sono una sfida che vorrei poter aver la grazia di intraprendere: ma forse non mi è dato. E la meraviglia di quella complessità, lo so, sconvolgerà tutti coloro che pensano che «non si concilia».
marco guzzi // Aprile 10, 2007 a 8:13 am
Carissimi Vito, Elena, e Massimo
mi pare evidente che l’impianto filosofico della chiesa cattolica (e quindi gran parte del suo linguaggio) sia ormai del tutto inadeguato:
dal concetto ribadito di una “natura” umana che non si capisce se vada intesa biologicamente (com’è l’uomo in quanto organismo?), storicamente (come si dà l’uomo nella variegatissima storia antropologica?), o metafisicamente (com’è l’uomo in mente Dei?);
fino alla contraddizione, sottolineata da Mancuso, di un Dio onnipotente (quando ci fa comodo) associato ad un Dio del tutto impotente (quando non sappiamo come spiegare le catastrofi storiche o naturali).
Per non parlare poi del concetto di “oggettività” della verità, di un Dio cioè che sarebbe vero e conoscibile a prescindere dall’atto umano del conoscerlo: ma cosa ne posso conoscere io senza conoscerlo? e cioè senza farne un oggetto della mia esperienza soggettiva di pensiero? e quindi fuori dalla mia storicità concreta (e mutevole)?
Queste carenze filosofiche servono solo a garantire un assetto di potere sacrale, oggettivo appunto, statico, rigido nei ruoli, nelle menti, nelle parole, e nelle separazioni che sancisce tra le persone.
Un sistema medioevale che di fatto rischia spesso di soffocare gli aneliti spirituali dei credenti, e di incrementare soltanto l’odio e la rabbia contro la chiesa e contro il cristianesimo.
Io credo che lo Spirito di Cristo ci stia liberando da tempo di tutte queste pastoie mentali: c’è stata la Riforma, la nascita della scienza e del pensiero critico, ci sono state le grandi esperienze teologiche e poetiche e psicoanalitiche e artistiche e scientifiche e di liberazione del XX secolo, c’è stato il Concilio e la perdita del potere temporale dei papi.
Tanti passi in avanti.
Tantissimi altri sono prossimi.
Possiamo esserne sicuri.
La chiesa cattolica ha incominciato soltanto da qualche decennio ad assorbire il XVIII e il XIX secolo, i principi della democrazia (almeno all’esterno) e della libertà di coscienza e di opinione (sempre all’esterno però…).
Dovrà incominciare ben presto a fare i conti con il XX secolo, per scoprire che in molte rivoluzioni epistemologiche del secolo scorso c’è più Spirito liberatore di quanto si possa credere.
Il cristiano del XXI secolo dovrà dilatare non poco i propri concetti su Dio, su se stesso come essere umano, e sulla propria funzione nel mondo. E il cattolicesimo sarà chiamato a dialogare molto più aperta-mente con i protestanti, con le spiritualità orientali, con tutti gli esiti evolutivi della modernità, e specialmente con le donne, che hanno moltissimo da insegnarci.
Sarebbe così bello poter procedere in questo dialogo in uno spirito festoso e fraterno, con libertà e fiducia, senza arcigni maestri sempre pronti a censurarti in nome di qualche ortodossia che magari domani rinnegheranno pentendosi e chiedendo scusa.
Sarebbe così bello credere davvero che la verità ci rende liberi, anche di sbagliare, e che solo sbagliando si impara.
Sarà bello, sarà così, ne sono certo.
Cionondimeno i misteri cristiani non solo spiegano, ma dissolvono il male del mondo.
Il male infatti non va soltanto spiegato, ma vinto.
E’ la sua eliminazione che lo spiega.
E’ il Risorto la vera soluzione del problema.
E questa fede è la vera roccia della nostra speranza.
Il male, ogni male non viene da Dio, ma dai processi di una creazione liberamente distorta da parte di spiriti creati, che l’Incarnazione recupera e riconcilia col progetto amorevole del Padre, tutto sanando, tutto perdonando, tutto trasfigurando.
Questa è la teologia vissuta dei santi, di cui parlavano, credo, Elena e Massimo.
Da qui si aprono tutta una serie di domande (come ad esempio sulla specificità del male e della sofferenza che toccano personalmente proprio a me), alle quali potremo imparare a rispondere solo dilatando il respiro del nostro pensiero: e cioè proseguendo nella nostra trans-formazione in Cristo. (In quanto la Verità, che è Cristo, non la si conosce affatto oggettiva-mente, e cioè restandole fuori, ma solo diventandola, diventando cioè ciò che si desidera conoscere.)
Che lo Spirito dell’Amore ci illumini e ci purifichi, affinché possiamo divenire strumenti di vera unità e di santa pace.
Auguri a tutti.
Marco Guzzi
elena f. // Aprile 10, 2007 a 8:22 am
La Chiesa non ha ancora metabolizzato nella sua dottrina l’esistenza e il valore della libertà, per essa (tanto più per un agostiniano come Benedetto XVI) la libertà e l’autonomia del mondo sono di per sé negative e per questo non riesce ad avere un rapporto positivo con la libertà degli uomini.
anch’io ringrazio vito per la disponibilità al dialogo e la pazienza che dimostra nel confrontarsi con chi chiede.
vorrei dirgli che affermazioni come quest’ultima da me ripresa oltre le altre , lasciate lì come macigni inamovibili, senza argomentazioni ulteriori, sono state lette da atei già convinti che la chiesa sia un luogo oscurantista un luogo in cui la libertà è negata in nome di Dio, che l’annuncio della chiesa sia solo un modo per assoggettare i creduloni e i cretini (come dice oddifreddi).
ora credo che un cristiano debba stare nella chiesa e al suo interno cercare quegli spiragli e quelle vie che possano aprire la via per un dialogo col mondo ma non lasciando intendere come l’articolo faceva che tutto della chiesa sia un marciume stantio da buttare in blocco.
la guerra c’è. basta andare nei blog letterari per rendersi conto che solo la chiesa chiede il dialogo ma agli atei questo non interessa, non hanno bisogno di dialogare con chi crede, anzi la loro più grande aspirazione è quella di chiudere definitivamente la bocca a chiunque si dichiara credente. non serve farsi la guerra fra fratelli, non serve mostrare il fianco per lasciarsi colpire.
occorre invece cercare le vie del dialogo prima interno e poi col mondo. da sempre l’apologia è ricerca delle motivazioni e dei fondamenti che rendono credibile l’annuncio evangelico, che lo rendono credibile al cristiano che s’interroga così come comunicabile all’ateo che non lo conosce. ma da sempre la ricerca di un pensiero condivisibile dall’ateo e dal credente è irta di difficoltà.
quando la chiesa è assediata o si sente assediata ,come è umano che sia, si chiude e si arrocca. se vogliamo che si apra alla ricerca di un pensiero in dialogo col pensiero contemporaneo non possiamo pugnalarla alle spalle.
anche perchè nell’esperienza di ogni credente che pure è critico di fronte a certe chiusure sta la verità del vangelo che è e resta la nostra ultima libertà di fronte ad un mondo oppresso da schemi disumanizzanti. non è vero che la chiesa non ha metabolizato il valore della libertà , forse è vero che non sa ancora annunciarlo in modo nuovo, se sbbiamo in dono un’intelligenza in grado di cercare nuove vie usiamola non per colpire ma per costruire.
saluto tutti
elena f
vbinaghi // Aprile 25, 2007 a 5:27 pm
Mancuso, il modernismo è cosa conosciuta. Niente di nuovo, in questo. E’ l’eresia di prima, e porta direttamente alla New Age. C’è differenza fra riformulazione e abbandono del dogma. Anche il suo libro, che pure ho molto apprezzato, sul dolore innocente, contiene più di una concessione alla gnosi dell’impotenza di Dio. Come Jonas, in “Dio dopo Auschwitz”. E’ l’estrema oscurità, quella del venerdì santo. Si alzano gli occhi al cielo e il cielo è vuoto. Un tempo i teologi confermavano la fede dei deboli, oggi il guaritore è ferito, come direbbe Nouwen.
Che Dio ci aiuti.
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