Note e cronache intorno all’Absolute BlogMeeting, Monfalcone, 23 Marzo 2007
di Massimo Orgiazzi
L’Absolute BlogMeeting di Monfalcone ha avuto diverse assenze rispetto agli inviti fatti: diverse sono state le sostituzioni nei giorni (e nelle ore) immediatamente precedenti, ma il ritorno di fiamma dell’influenza e altri problemi hanno comunque fatto in modo che partecipanti come Massimo Gezzi, Gianfranco Fabbri, Andrea Inglese e Stefano Massari, solo per fare alcuni nomi, fossero assenti. A Monfalcone lo scorso 23 Marzo, c’è stato un confronto aperto su temi abbastanza originali se raffrontati al dibattito fin qui fatto, con l’elaborazione di alcune idee che qui si espongono e sulla cui validità, valore e fattibilità si esprimeranno auspicabilmente tutti. Per questo, nel post immediatamente precedente è raccolto il verbale e alcune note della riunione, così che chiunque voglia consultarli possa derivare le proprie personali conclusioni.
I temi, espressi in parole chiave e più discussi al BlogMeeting sono stati, in ordine alfabetico: autorefenzialità, autorevolezza, canone, progetto e “repubblica delle lettere”, escludendo i termini scontati come blog, contatti, commenti, etc. La discussione è cominciata intorno ai pregi e ai difetti del mezzo informatico incarnato oggi per la gran parte dal blog, potenziale anima inflazionata e inflazionante dell’espressione della ricerca letteraria su Internet di questi ultimi anni. Una volta però che si è arrivati a dire che la Rete genera possibili rischi ma che è al contempo un potente strumento di miglioramento e di possibile emancipazione, si è passati a discutere su quella che si è definita la “grammatica del blog”, o più in generale la “grammatica della letteratura in Rete”.
Da qui il discorso si è sviluppato sui vizi e sui problemi della letteratura in Rete a cominciare dal rischio dell’orgoglioso isolamento in un circuito chiuso che, con l’aiuto del mezzo, aumenta a dismisura il tasso di replicazione genetica dell’“ambientino letterario” fondato su amicizie, clientele e “gruppismi”. Autoreferenzialità quindi, che in qualche modo si vorrebbe eliminare dal discorso letterario: operazione che però risulta ardua e difficile e per cui un progetto come quello dell’Attenzione ha cercato di lavorare fin dagli inizi della sua attività. Autoreferenzialità che Giulio Mozzi invece constata come ineliminabile e da sempre insita nel discorso letterario e oltre la quale, in qualche modo, si può semmai sperare di fuoriuscire con l’opera letteraria una volta realizzata. Autoreferenzialità che si antepone (e si frappone) alla creazione di un canone, parola che andrebbe più correttamente sostituita con critica o possibilità di critica, oggi abbastanza invariabilmente percepita come assente: se militante, come assente dalla Rete, e se citata in generale, come mancanza di orientamento e di possibilità di classificazioni affidabili e riconosciute. Chiusura quindi che va affrontata, come s’è visto nella discussione intorno alla definizione di Giulio Mozzi, di “repubblica delle lettere”, dalla quale si può constatare che non si esce e non si entra se non per cooptazione, comunque questa repubblica voglia essere definita: ma che invariabilmente non riesce, preoccupazione di alcuni, a incidere sulle tendenze “letterarie lunari” (sempre definizione di Mozzi) costruite da certi autori di successo come Federico Moccia, tanto per fare un nome. E chiusura che si riflette anche e soprattutto nel problema chiave dell’auctoritas dell’attività letteraria in rete. L’autorevolezza letteraria è oggi one way, se inquadrata nel sistema letterario che comprende quello di Rete e quello fuori: chi se la costruisce fuori della Rete, nei contesti ancora dominanti di accademia, riviste cartacee e pubblicazione della grande editoria, la conserva anche in Rete, ma non è possibile al momento il passaggio contrario.
Ecco allora che a Monfalcone è emerso perentorio il discorso sull’autorevolezza della letteratura in Rete, se ce l’abbia, se e come sia possibile costruirla, se sia possibile garantirne un transfert e si possa gestire nei confronti di quella generata in modo finora diverso. Il discorso fatto, quindi, si è alla fine focalizzato su qualcosa che passa trasversalmente ai possibili orientamenti e si occupa primariamente di valutare se la letteratura che nasce e interagisce con la Rete possa guadagnarsi lo spazio che talvolta merita.
A margine di questo discorso, è sorto un dibattito interessante sulla possibilità di cominciare a “fare autorevolezza”, dopo aver constatato che determinate realtà (non poche) generano buoni lavori e che ad esse manca quella che potremmo definire la validazione. La prima parola chiave di questo aspetto del discorso è apparso essere “selezione”. Solo attraverso un filtro costante e un’applicazione della critica nel senso dell’onestà individuale è possibile cominciare a scartare tutto ciò che potenzialmente costituisce un freno e un ostacolo alla diffusione, alla lettura e al riconoscimento di ciò che viene prodotto in Rete.
La parte più interessante del discorso è stata senz’altro quella che ha cominciato a considerare la valutazione di una “grammatica” della selezione e di come applicarla. Tra le proposte sono arrivate da quella della newsletter che seleziona il meglio della settimana a quella della costituzione di una entità/spazio trasversale che raggruppi dei selezionatori misti occupati a scremare; che nel contempo agisca come luogo nel quale si rifletta sulla possibilità di affinare continuamente la ricerca della qualità e che produca il meglio del dibattito sul discorso culturale odierno, nel modo più definito possibile, includente tutte le complessità dei vari casi. Quest’ultimo punto è fondamentale, per chi scrive, per progetti come L’Attenzione, che fa della ricerca degli aspetti letterari e culturali legati alla realtà e alla società odierna, un punto imprescindibile per la diffusione della buona letteratura. Questo spazio allora dovrebbe contenere il meglio della produzione, ma anche il meglio della riflessione sulla produzione e sui legami di questa con la realtà, la società, l’etica e la politica. Tecnicamente si potrebbe considerare come uno spazio al quale collaborano membri di riconosciute realtà letterarie della rete: una sorta di “grandi marche” del blog e della rivista letteraria on line, il cui primo intento è quello di lavorare per la qualità, oltre qualsiasi questione di orientamento. Sono ovviamente da discutere i termini più strettamente operativi: come accordarsi, su quali principi; come evitare che ci si scontri alla prima occasione e come i possibili diversi orientamenti possano essere integrati nelle selezioni, senza però fungere da criterio di selezione tout court. Si tratta di un’operazione non facile e non va confusa come un’alleanza pro Internet contro altre entità: trattasi più che altro di aprire nuove linee di sviluppo che esulano dall’ambiente dei soliti nomi. Si tratta di tentare di evitare la solita replicazione dell’ambiente.
Su questa proposta di entità selettiva, in parte derivante dal raffronto della letteratura scientifica con quella tout court, sono state espresse anche diverse idee: se sia il caso che usi un metodo democratico e condiviso o se invece la democrazia sia un ostacolo al concretizzarsi di una selezione ottimale. I rischi esistono in entrambe le scelte, tuttavia chi scrive sente maggiore il peso e il rischio di una scelta non condivisa che rischia quasi sicuramente di generare duplicati e replicazione analoga a quella che ha caratterizzato i blog letterari in questo ultimo periodo. Quante volte abbiamo visto aprire blog dalla costola di un altro per disaccordi, ma ancora più spesso perché è facile e si vuole magari dare una sfumatura appena diversa a quanto si fa ? Il discorso quindi va impostato, sempre per chi scrive, come valutazione della convenienza e della fattibilità di un simile progetto, purché esso rimanga il più condiviso possibile e il più possibile impostato alla selezione basata su criteri condivisi, almeno riconosciuti. Non si parla qui di scientificità del progetto, anche se si è parlato di comitato scientifico: nemmeno si pretende la riproducibilità del giudizio applicato alla selezione. Si propone però la valutazione (evitando lo scarto aprioristico) di un ambiente unico in cui agiscano il dialogo, il confronto e l’onestà intellettuale al servizio dello strumento critico. Un tentativo, insomma, di fare progetto sull’onda di un approccio operativo e pragmatico, verificando la possibilità di affinare continuamente il proprio lavoro, abbattendo vincoli superabili, come per esempio l’assenza di una modalità di citazione dei testi su internet, ma soprattutto per cercare di costruire un lavoro solido, aperto, ridiscutibile nelle sue varie parti, ma riconosciuto: una possibile prima frontiera dell’apertura della presunta civiltà letteraria di serie B a partire dalla Rete, dal lavoro di questi nostri anni.
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