Absolute BlogMeeting

Marzo 30, 2007 · 26 commenti

Monfalcone, 23 Marzo 2007

Atti e note a margine del dibattito “Blog e poesia”

Presenti al dibattito:

Lello Voce (introduzione), Giulio Mozzi (Vibrisse), Christian Sinicco (AbsolutePoetry), Adriano Padua (AbsolutePoetry), Stefano Guglielmin (Blanque de ta nuque), Matteo Danieli, Massimo Orgiazzi (LiberInVersi e L’Attenzione), Massimo Sannelli (Microcritica e L’Attenzione), Francesco Ruggero (Sparajiuri), Vincenzo Della Mea (PoEcast), Tommaso Ottonieri, Ambra Zorat, Gilda Policastro (Liberazione), Luigi Nacci

Mattino, 11.00-13.00

Il dibattito si apre con il confronto tra Giulio Mozzi (GM) e Vincenzo Della Mea (VDM) sul fatto che Vibrisse Libri sia o meno assimilabile ad un discorso aziendale. Si affronta il problema del lettore esterno (il lettore comune), che può essere anche esterno alla rete: dimenticarsi di lui significa autoisolare il fenomeno. La rete è uno strumento gratuito e la logica della carta e dell’editoria è invece strettamente legata al mercato. Il discorso di Mozzi è operativo e pragmatico, legato alle risorse a disposizione per creare un progetto: da anni si occupa di prendere autori che sono fuori dalla “repubblica delle lettere” e portarli dentro.

Massimo Orgiazzi (MO) introduce il problema della letteratura in rete come comunità chiusa: il collective blog può spostarsi fuori dalla rete ? Con che risultati ?

Stefano Guglielmin (SG) illustra il suo attuale progetto: la sua recente iniziativa mira a verificare la realizzazione di un “canone dei blog”. Spazializzare la poesia, che trova una dimensione plurale nel blog, laddove invece nell’editoria convenzionale assume un aspetto per così dire one way. Gli spazi blog, dice SG, ospitano autori nuovi che non hanno esperienza di pubblicazione editoriale e di confronto con il pubblico e che si trovano alla ribalta sulla rete e a contatto con poeti più anziani con una visione più complessa. Questo è un aspetto positivo, sia per quanto riguarda il transfert che per l’ingresso di nuovo entusiasmo, tuttavia occorre condivisione e apertura: non chiuderci dentro nella distanza della scrittura, ma proporre l’incontro.

MO parla ancora di autorefenzialità letteraria: la rete è uno strumento bifronte che ha grandi potenzialità di incentivo alla comunicazione e di amplificazione dei contenuti, ma costituisce anche un rischio di replicazione dell’“ambientino letterario” chiuso in connivenze e amicizie di amicizie.

Matteo Danieli (MD) si pone come lettore esterno ed evidenzia la difficoltà di interfacciare il contenuto dei blog e degli spazi letterati. Si è di nuovo quindi al problema della proliferazione dell’informazione e del susseguente rischio di dispersione, inflazione (MO). MD chiede se ci siano strumenti per gestire più semplicemente la “risorsa attenzione” di cui parlava VDM. Nessuno gli risponde a proposito degli aggregatori, strumento al momento funzionante e a detta di tutti molto utile.

VDM fornisce alcune statistiche relative agli accessi di 6 blog selezionati come campione (Absolute, Liberinversi, La Poesia e lo Spirito, UniversoPoesia, Vocativo, La costruzione del verso). A maggo 2006, nello spazio di un mese, su questi blog sono apparsi in totale 58 post, corredati da circa 2400 commenti, prodotti da circa 125 commentatori. Chi aveva al tempo più commentatori erano Liberinversi e La costruzione del verso. Di questi 125 commentatori commentano su più blog solo 35; gli altri 90 sono “afficionados”, legati ad un blog in particolare. I 35 in questione hanno commentato a maggio 2006, 1534 volte (con una media di 1 commento al giorno, salvo alcuni casi particolari).

Francesco Ruggero (FR) parla della necessità della Rete come spazio di interazione, sì, ma se in rapporto con la scrittura (non quindi solo indirizzato alla creazione di una comunità).

GM interviene per dire che occorrerebbe inventarsi un modo nuovo di far funzionare questi ambienti di interazione. Il progetto di Vibrisse è ormai vicino alla chiusura, dopo la quale GM intende trasformare il progetto in un portale che indirizzi altrove (vedere sotto il discorso sulla chiusura dei siti, anche della grande stampa), superando così il blog. Parla dell’importante funzione di archivio della contemporaneità e del serio problema di storicizzare il materiale. Ci sono oggi testi che sono considerati fondamentali e imprescindibili ma che hanno enormi difficoltà di reperibilità.

Gilda Policastro (GP) interviene per denunciare che la dimensione del blog rischia di essere tutta interna. La mancanza di interazione con l’esterno, con l’accademia e la letteratura di consumo è minima: la maggiore preoccupazione di chi è esterno, dei critici militanti come anche del lettore comune è (anche MO) la mancata assunzione di responsabilità della dichiarazione del commento: si usano spesso nick e anonimi e si scatenano facilmente polemiche furibonde.

Massimo Sannelli (MS) si allaccia al discorso sui lettori e intorno all’affermazione di VDM. Ognuno ha tot amici e amici degli amici: tutta la strumentazione di Internet sembra usata secondo una logica “umana troppo umana”. Ci sono più lettori che commentatori ? si chiede MS. Chi non interviene si sente incompetente ? O non importa loro niente ? Oppure c’è un meccanismo proprio di amicizia e affiliazione che li tiene lontani ? MS poi cita la perversa logica del gruppismo (MO), che si manifesta spesso nel “dare fastidio” a qualcuno quando si pubblicano testi su un sito sgradito.

VDM dice che se arrivi da fuori ed entri in un blog, il vedere l’uso dei nick comunica una sensazione di ambiente chiuso, di sodali e amici.

SG parla però di divulgazione dei blog in qualche modo riuscita, anche in senso critico e cita alcuni saggi e recensioni uscite su liberinversi.

GM interviene per dire che le persone che postano sui blog e i commentatori sono un piccolissimo gruppo. La comunità letteraria è autoreferenziale, ed è sempre stata così. GM “difende” quindi, o per lo meno storicizza l’autorefenzialità come qualcosa di ineliminabile. Ciò che c’è scritto negli spazi letterari è pieno di tecnicismi e interessa solo a chi ci scrive. Poi c’è anche il “lettore comune” che non ha interessi prettamente tecnici. C’è quindi una “repubblica delle lettere” nella quale si entra solo per cooptazione: anche se si pubblicano cose strepitose questo non garantisce l’ingresso: magari se ne accorge qualcuno. Non c’è mandato per appartenere alla “repubblica delle lettere”: qui si tratta, dice GM, non di essere a favore dell’autoreferenzialità, ma di essere consapevoli di agire all’interno. MO però insiste che in qualche modo c’è uscita, c’è produzione della repubblica verso l’esterno. GM allora risponde che sì, ci sono i testi. Se si vuole fare qualcosa per andare verso il popolo occorre essere pragmatici e studiare dei progetti.

Tommaso Ottonieri (TO) interviene per parlare di scrittura in rete “bipartita”: dotata cioè di una componente statica (di archivio, rete come archivio e archivio di qualcosa che non trova spazio nell’editoria), e di una componente dinamica (del processo e delle scritture in cui gli spazi si aggregano e di cui si nutrono). Il blog però è l’espletazione di una iper-egoità, in alcuni casi il blog agisce non “reticolarmente” per creare relazioni, ma come rete nel senso di tendere trappole nella sua iper personalizzaione paranoide (adducendo come esempio la possibilità di essere insultati in pubblico senza neanche saperlo). Si può però pensare la rete come un “software generativo”, come qualcosa che crea e che apre.

GP però interviene contro l’uscita di GM a proposito dell’affermazione “per andare verso il popolo”. Questo, dice GP, è indice di elitarismo, di elevazione sopra la massa e non è un buon segno quando un Moccia vende 2,5 milioni di copie in Italia. L’intervento si fa quindi polemico per la traccia di orgoglio che GP crede di ravvisare nell’intervento di GM.

GM ed MO però spiegano che non c’è alcun orgoglio, ma che si tratta della constatazione di uno stato di fatto.

Pomeriggio, 16.00-18.00

MO pone di nuovo il problema del “che fare” ? Qual è l’indirizzo etico dell’operare in rete ? Si vuole il blog come spazio di divulgazione, di cambiamento, di estensione dei confini della letteratura/cultura al di fuori della “repubblica delle lettere” o ricreare il “circolo della pesca a mosca” ? La rete è spazio d’incontro ma non deve essere fine a se stesso. Ci sono progetti per la realizzazione di spazi di incontro esterni ? MO insiste poi ancora sull’importanza del valore della lettura in una società di grafomani. Il ruolo dell’intellettuale è allora il nucleo del problema e di come sia possibile (e SE sia possibile esercitarlo dalla rete, o ANCHE dalla rete).

GM dice che è interessato al mantenimento della variabilità biologica e alla selezione (proliferazione di testi e selezione). Alcune persone che hanno raggiunto un minimo di visibilità possono effettuare una selezione (il sito “La poesia e lo spirito”per esempio è una selezione delle opere che presenta). Se da 10 siti di poesie uscisse una newsletter in cui settimanalmente si segnalano 5 pezzi importanti pubblicati in questi siti, la cosa sarebbe un possibile coordinamento, una possibile selezione. Ci sono dei gruppi che in maniera non del tutto programmata hanno generato delle parentele (il lettore di Vibrisse per esempio è, per sparare qualche numero, al 50% lettore anche de Il primo amore e al 30% di Nazione Indiana). Non si farebbe quindi la domanda “perché facciamo queste cose” ? Ma semmai, pragmaticamente, se riesco a fare qualcosa tra un anno e se ne ho le risorse.

MD si chiede se questo si fa per aumentare il bacino di utenza ? Lui appartiene ad una associazione che ha come fine quello di creare eventi, incontri, reading.

MO interviene quindi chiedendo se è abbastanza fare incontri e reading e cosa ci si pone come finalità dopo questo. Non è più importante la divulgazione ?

GM afferma che divulgare significa sostanzialmente rendere disponibile, altro non si può fare. Notificare la presenza della risorsa e basta. Dichiara di essere stato nella stanzetta della poesia alla Feltrinelli annotando i comportamenti degli acquirenti: gli acquisti sono sempre scontati: Hikmet, Merini, Neruda.

Luigi Nacci (LN) allora interviene per dire che una parte di chi frequenta i blog di poesia lo fa per conoscere: la parte maggioritaria però intende il blog come posto dove confermare la propria presenza, autopromuoversi. Si reinnesta il discorso sulla iper-proliferazione e sulla difficoltà di consultare testi → i critici, gli accademici, i professori, chiunque abbia anche un piccolo potere nell’accademia (vecchia e nuova) non intervengono mai sulla rete e su lavori abbastanza egregi. Leggono ? Pare di sì: lo confermano i casi di Nove e Cortellessa, intervenuti su Absolute in dibattiti che li coinvolgevano: quindi seguono la rete, ma senza partcipare. C’è la possibilità concreta di proporre all’università delle ricerche su letteratura e nuovi media ? O è una cosa spropositata ?

Ambra Zorat (AZ) parla di impossibilità per la solita questione di mancanza di fondi e per sostanziale disinteresse.

Christian Sinicco (CS) dice che i critici leggono la rete. Inoltre i numeri delle riviste sono tali da essere assimilati a quelli di certi blog o spazi in rete. “Poesia” di Crocetti venderà almeno 2500 copie mensili (tiratura 8000 copie). Interviene GM per dire che le riviste di cultura in generale hanno un reso medio del 70% dall’edicola.

GM continua dicendo che tutto il discorso sul coinvolgimento dell’accademia non ha importanza. La logica è quella dello spirito di servizio (cosa che soddisfa MO come risposta alla domanda sulla ragione degli spazi letterari): un certo giro di pubblicazioni ha raccolto un certo numero di lettori che non è grande ma non è trascurabile: non mi domanderei perché gli accademici non entrano nel discorso. E’ inutile.

LN invece se ne preoccupa, perché si tratta di persone chiave il cui peso non può essere ridotto a zero, se il discorso è quello della poesia o della letteratura.

VDM afferma però che quello che finisce su carta “c’è”, mentre quello che finisce su Internet esiste ma non c’è tutta la certezza vi che rimanga (anche per la mancanza di uno standard per la citazione dei testi nelle bibliografie e comunque l’indicazione di reperibilità). I crash di Splinder sono un esempio di questa potenziale volatilità; non è insolito poi, vedere bloggers chiudere un blog e riaprirne un altro che disperde i dati di archivio.

Adriano Padua (AP) interviene affermando che la poesia è più fruibile su Internet, sia rispetto alla narrativa, ma anche in termini assoluti.

CS parla dell’ultimo testo di Andrea Cortellessa, La fisica del senso, che è un flop editoriale, collage di articoli passati con un’ottima introduzione smentita dagli articoli stessi, che non si collegano all’introduzione. Non è affatto un grande libro di critica.

LN poi introduce il problema chiave dell’ auctoritas. Nella repubblica delle lettere l’ auctoritas si guadagna con lo scrivere su riviste, recensioni, apparizioni su testi più o meno autorevoli. Sulla rete si può costruire un’ auctoritas, che però non è “vendibile” all’esterno.

CS dice però che una critica sta nascendo dai blog e dagli spazi letterari.

LN dice che l’ auctoritas accademica e della biblioteca (e della rivista) è ancora diminante. Se pubblico su “Poesia” o se pubblico su “Nazione Indiana” è completamente diverso. Il mezzo Internet non garantisce l’ auctoritas, neanche se le mie poesie sono lette da 40.000 persone: se ho l’ auctoritas, acquisita fuori dalla rete e vado sulla rete, la mantengo; ma se voglio costruirmi l’ auctoritas sulla rete la cosa comincia a costituire un problema.

SG conferma che in effetti, se si può, è comune e diffuso cercare di esercitare la propria funzione intellettuale su riviste cartacee.

CS però afferma che i lettori, che oggi sono molto di più sulla rete, garantiscono che ci sia più senso critico, che non si possano fare sparate gratuite (esempio del canone di Cortellessa).

MO parla allora di verificare la possibilità di un progetto coordinato, perché, in risposta a CS, dice che la critica militante è disorientata: si avverte una mancanza di appoggio e di riferimenti, anche per costruire un valore e una reale comprensione dello stesso.

AZ rileva in MO una contraddizione: se manca l’orientamento come si fa a crearlo in rete ? Interviene allora sull’opportunità di un progetto coordinato che crei intorno alla letteratura in rete un pensiero più complesso, un orientamento. MO si dice d’accordo.

LN afferma che se consideriamo il blog come un mezzo importante dovremmo assegnare ad esso una grammatica e dei tempi oltre che delle modalità. Perché pubblicare le stesse poesie su tre siti diversi, per esempio ? MO interviene di nuovo con il chiodo fisso della dispersione, svalutazione ed inflazione, che altro non fa che replicare meccanismi svantaggiosi, isolanti.

VDM parla allora dell’equivoco generato dal fatto che i blog sono stati scelti in così gran numero per la facilità d’uso, ma la replicazione, l’ordine di lettura, la struttura non sono affatto scontati: Marina Pizzi, per fare un esempio, ha pubblicato i suoi testi in tre blog diversi, e non si sa quale viene prima, quale dopo: i tempi dei post sono scoordinati: il nuovo post in genere si accavalla a quelli precedenti fino a farli sparire: questa parte di grammatica dei blog non va bene. VDM cita poi Giovenale, che parlava di necessità di punti fermi, spazi dove non sia possibile inserire ulteriori commenti ed interventi. Introduce allora il discorso degli articoli su riviste scientifiche. Non si possono pubblicare gli stessi articoli su due diverse riviste scientifiche. C’è controllo.

Interviene allora GM sulla costruzione dell’autorevolezza. E’ vero che chi va in rete con auctoritas costruita altrove la mantiene. La costituzione di autorevolezza esclusivamente in rete è avvenuta in diversi ambiti tra i più disparati (per lo più tecnici) ma non per la letteratura. Anche se ci sono casi di persone la cui auctoritas si sostiene più con il lavoro in rete a prescindere dai testi che pubblica: un esempio emblematico è Giuseppe Genna. Come si fa a costruire autorevolezza in rete, allora ? E’ questione di scienza delle comunicazioni e di marketing. Il fare attività di selezione è senz’altro un primo imprescindibile punto: il fare da filtro. Poi dovrebbe essere garantito un certo transfert dell’autorevolezza, ossia chi ne dispone può cercare di trasferirla verso altri. Una delle cose più ignobili di Nazione Indiana, dice GM, è per esempio il fatto che per anni non ha mai avuto link verso l’esterno (contro la stessa logica dei blog, che si basano proprio sul passaparola attraverso i link, MO): si tratta di disinteresse profondo per quello che al tempo facevano gli altri. E poi il problema si sposta: autorevolezza presso chi ? Dell’accademia ? Del lettore comune ? O nei confronti dei pochi altri che scrivono in rete ? Io sono propenso, dice GM, al check di obiettivi di tipo realistico: sulla sponda dell’accademia ora esiste un piccolo gruppo di accademici che segue quello che accade sulla rete, lo sappiamo. Allora è interessante la logica delle riviste scientifiche, riprendendo VDM: la valutazione della possibilità di un organo che “dispensi” autorevolezza attraverso la selezione, l’ auctoritas. Quanto Gutenberg stampò la Bibbia a caratteri mobili nel 1455 la produzione tipografica si concentrò in Olanda e a Venezia, dove esistevano i maggiori traffici commerciali. Se così non fosse stato, forse la storia della diffusione a mezzo stampa sarebbe stata diversa

AP parla di resistenza delle altre corporazioni. Il sito di Repubblica, per esempio, è quello più visitato, ma non c’è un’ombra di link esterno alle fonti o alle risorse: e questo per scelta aziendale e corporativa, perché tutto deve stare all’interno. E’ importante quindi in questa logica negativa non riconoscere altri allo stesso proprio livello.

GM dice quindi che l’atteggiamento trasgressivo di linkare spazi esterni è già qualcosa di sufficientemente diverso.

MO parla allora della possibilità di creare una selezione autorevole: ma come ? Creando una selezione di persone autorevoli.

LN lancia poi l’idea di una casa editrice composta da bloggers che funzioni nell’ottica di selezione e filtro.

GM parla, facendo un esempio semplicissimo, di una newsletter che peschi il meglio dei post della settimana tra un selezionato gruppo di blog, cosa di cui parla anche VDM.

MO si chiede allora come costituire l’organo ? Rappresentativamente ? Democraticamente ? Proporzionalmente ? Con AP parla della difficoltà che intravede nella tendenza di tutti, in genere, ad accaparrarsi la propria fetta di potere; la possibilità della non condivisione delle selezioni altrui e la costituzione di altri “organi”, newsletter tornando di nuovo al punto di partenza, alla proliferazione di spazi: “io ero nel tuo blog, poi ha cominciato a non piacermi, allora ne apro un altro che gli somiglia e poi via con lo stesso meccanismo di replicazione del codice genetico, ma molto più velocemente (e con volumi enormemente maggiori di informazione) di quanto possa accadere (o sia accaduto) con le riviste cartacee.

GM dice che se ci sono persone che si stimano, si può fare: si possono coinvolgere altre persone che a loro volta sono stimate. Occorre studiare la frequenza del meccanismo: se ha delle uscite, troppe non sono credibili, troppo poche non sono visibili. C’è anche l’opportunità di pubblicare in pdf (come Biagio Cepollaro, che però lo fa da solo): questo ha il pregio che tutti possono stampare.

SG cita il progetto Akusma, che si proponeva di essere trasversale e raggiungere l’autorevolezza, ma non è mai stato portato a termine.

CS e AP rivelano che anche Absolute vorrebbe presto fare un’antologia in pdf di alcuni dei migliori testi.

MO però dice che non deve essere questo un problema di antologie (di nuovo !): si dovrebbe valutare un organo “collettivo, plurale e scientifico”, con accezione di quest’ultimo termine nel senso di “condiviso, accettato da tutti, riproducibile”. Ma la condivisione per MO è fondamentale, mentre GM parla anche di 4 persone che possono cominciare a farlo.

GM poi insiste sulla necessità di una pulizia in casa propria, prima di tutto: una rigorosa selezione dalla quale si può così proseguire. La sua, dice, è l’attitudine di chi è abituato a partire “in tromba” da solo.

LN ipotizza uno spazio su cui compaiono i loghi di Absolute, Liberinversi, La Poesia e lo Spirito, e tutti gli altri. senza indicare il nome dell’ “esperto” inviato dal singolo spazio/blog per la selezione a far parte del “comitato scientifico”. L’anonimato garantirebbe un’ulteriore libertà di movimento, un volta accordatisi sul valore dell’organo/authority

AZ si chiede però se la cosa servirebbe solo per validare e cercare di garantire auctoritas o anche per un dibattito e un discorso più complesso da un punto di vista culturale. MO suggerisce che lo spazio spazio/authority può ospitare anche articoli che dibattono sul discorso culturale più generale (e più complesso) e non solo testi di poesia.

GM parla del rischio democrazia. Non solo alla possibile iniziativa non serve, ma potrebbe anche costituirne una componente negativa; non importa se per disaccordi l’iniziativa si replica.

MO torna a dire che è perplesso: c’è sempre e ancora il rischio di proliferazione. Se il tentativo va fatto, andrebbe fatto in senso extra-collettivo (sostanzialmente democratico) per tentare di costruire una “validazione” della letteratura in rete, della sua autorevolezza critica, che però non escluda, ma includa su base di accordi che prevedono onestà intellettuale e non solo capacità critica. Diversamente il tutto si ritrasforma nel meccanismo di replicazione dei blog da una costola di un altro.

GM invece parla di rischio basso in relazione a questa possibilità.

La discussione si chiude alle 18.00 per la presentazione del DVD di John Giorno.

Categorie: letteratura e internet

26 risposte finora ↓

  • Vincenzo // Marzo 30, 2007 a 9:47 pm

    Riguardo la questione degli articoli scientifici e l’auctoritas, non vorrei si facesse confusione con il pre-scientifico principio di autorità: la selezione sulle riviste si fa tra pari (peer review).

  • Massimo Orgiazzi // Marzo 31, 2007 a 7:52 am

    Accidenti, è uscito tutto insieme. Ma non fa niente: se ci sarà discussione lasciamo questi tre post come attuali per un po’ (editoriale compreso). Enzo, sì, la precisazione è senz’altro corretta e da me condivisa: ho cercato di lasciare il riferimento alla letteratura scientifica come pura ispirazione, senza però intendere con questo di riferci nella discussione al principio di autorità. Sotto questi atti ci sono alcune mie considerazioni che vorrei continuare nei commenti con quello che abbiamo discusso via mail dopo il meeting.

  • Christian Sinicco // Marzo 31, 2007 a 9:41 am

    A) Su Poesia di Crocetti: la tiratura è di 20.000 copie, gli abbonati sono 1500 (dati di settembre 2006); non è dato sapere quante siano le copie vendute: per Giulio Mozzi molto poche, io ho l’impressione che di media vadano, compresi gli abbonamenti, dalle 6.000 alle 8000 (altrimenti non avrebbe senso l’operazione editoriale); il giorno seguente, sabato, Aldo Nove a Luigi Nacci ha detto che sono 12.000…

    B) Sono molto affascinato dalle statistiche di la poesia e lo spirito, il cui contatore shiny pro è abbastanza interessante: il 90% dei visitatori unici mensili (circa 10.000, ma bisogna aspettare il mese di aprile per capire esattamente quanti sono i visitatori unici, e poi i mesi successivi per osservare meglio il trend) è entrato una sola volta all’interno del blog, mentre ci sono circa 143 persone che sono entrate più di 10 volte - scusate se vi intrattengo con questa mia passione sulle stat…voglio salutare Vincenzo a questo proposito che ha fatto decisamente un grande lavoro!

    C) Alla fine della prima parte del dibattito, ho risposto alle impressioni di Ottonieri e Policastro, ma anche a Ruggero: riguardo il discorso dell’archiviazione si veda il mio articolo su anterem, accanto a quello di vdm: sostengo che sì l’archiviazione è importante, ma lo strumento principe di internet è la progettazione, ed è questo che permette di superare l’ipertrofia egocentrica, restituendo ai lettori le proposte migliori, quelle cioè più avanzate. Riguardo poi i commenti “maligni”, aspetto su cui anche Padua si è soffermato, facevo osservare che la maggior parte dei commenti, è lusinghiera, e che solo qualcuno fa il “troll”; di conseguenza la loro preoccupazione era esagerata rispetto certe dinamiche, sotanzialmente, perimetrabili ad alcuni user, oramai conosciuti.

  • Massimo Orgiazzi // Marzo 31, 2007 a 9:52 am

    Grazie Christian per la precisazione sulle statistiche di Poesia, rimaste incerte al meeting. Quelle de La Poesia e lo Spirito mi sorprendono ancora di più: questo significa, mi pare di capire, che si tratta di uno spazio che coinvolge una gran quantità di lettori, diciamo, “esterni” all’ambiente, se per ambiente definiamo la cerchia di pochi operatori e lettori sempre in contatto tra loro.

    Quanto alla progettazione, credo che tu mi trovi d’accordo: non per caso infatti abbiamo parlato di progetto per “compattare” la Rete e le sue attività, selezionarle e riproporle, studiando magari possibili canali esterni alla rete stessa.

  • Christian Sinicco // Marzo 31, 2007 a 10:49 am

    Esplicitavo in altro senso…credo che generalmente (sarebbe utile osservare le statistiche degli altri blog, ad esempio Absolute ha 20.000 visitatori unici mensili, NI 35.000…) le persone si colleghino una volta al mese, danno un’occhiata, leggono; cioè utilizzano il blog come se fosse una rivista. Nel caso di la poesia e lo spirito, solo il 2,5/5% per cento circa è, diciamo, un tipo utenza che si collega mediamente ogni tre giorni, quindi dalle 500 alle / 700 persone (stimo). Ora non so quali siano le statistiche degli altri blog, però ammettiamo che absolute abbia il doppio di “affezionati” e Ni il triplo, beh, siamo su un’ordine di grandezza oramai da “abbonati”…anche se non so se si possa fare un certo tipo di confronto.

  • Christian Sinicco // Marzo 31, 2007 a 10:56 am

    Intervengo nuovamente, credo che sia da notare il tipo di fruizione; poiché se il 90% delle persone utilizza il blog in questo modo, vuol dire che è interessato o solo ad un tipo di informazione (bisognerebbe vedere quanti arrivano dagli aggregatori) o hanno proprio un atteggiamento da fruitori di “rivista”, ovvero una volta al mese la compro, cioè mi tengo aggiornato, non leggo tutto ma anche se mi perdo molte info l’importante sia soddisfatto di qualche lettura.

  • Massimo Orgiazzi // Marzo 31, 2007 a 11:04 am

    Be’, sì, da quel punto di vista è vero: siamo a livelli di “abbonati”, ma penso che in effetti l’approccio sia un po’ diverso, proprio per la peculiarità che il nuovo mezzo conserva.

    Per questo va rilevata o meno, e questo è il punto di questo confronto qui, la necessità di dare una certa organizzazione alla Rete e al suo anche caotico e veloce processo di archiviazione: ne parlerà anche Marco Merlin nell’editoriale del numero 45 di Atelier di prossima uscita.

    Il punto è quindi se a fronte delle statistiche, ma soprattutto a fronte del lavoro fatto e delle impostazioni date, abbia senso, come credo che abbia senso, discutere un progetto di archiviazione/riproposizione/trasmissione più razionale, ragionato, condiviso e se sia fattibile (e questo è tutto da valutare, specie al capitolo “come”). In questo senso, si torna a ripetere, la necessità/volontà è determinata proprio dal punto cui siamo arrivati nel percorso, diciamo così, storico della divulgazione/trattazione/costruzione di una letteratura/scrittura in Rete. Un progetto simile ha come finalità un tentativo di approccio più solido per l’autorevolezza.

  • Christian Sinicco // Marzo 31, 2007 a 2:43 pm

    Lascio, Massimo, il link al discorso su anterem, sulla progettualità… http://www.anteremedizioni.it/?q=christian_sinicco_qual_e_il_centro_internet_tra_passato_e_futuro . Avrei voglia di parametrare esattamente l’Orgiazzi dal vivo, ma meglio tenersi queste informazioni:-)
    Nei prossimi giorni darò notizia su absolute di questi articoli dell’attenzione, in un contributo ulteriore. Buon fine settimana!

  • Alessandro Ansuini // Marzo 31, 2007 a 4:10 pm

    Dunque mi sono sparato l’interessante papiro, e vi offro le mie modeste considerazioni. Sono state sollevate diverse questioni e io vorrei aggiungerne un paio: la prima riguarda la sensazione che ho avuto che si tenda, in un modo o nell’altro, a voler canalizzare il pesce internet con canoni adatti a quello che era un tempo il modo di intendere la letteratura. provo a spiegarmi. c’è una letteratura autorevole, che chiameremo alta, e una nuova nata da internet, che chiameremo bassa. La letteratura alta, in poesia, ha subito il progressivo indebolimento delle riviste, la sparizione degli angoli della poesia dalle librerie, e un risultato di vendita che se prima era minimo adesso è ridicolo.
    La latteratura bassa invece ha cominciato a spingere portando numeri di blog pari a quelli di riviste, alla nascita degli e-book, delle editrici clandestine che chissa perché continuate a ignorare quando tirano come la mondadori poesia, poi questa cosa me la spiegate, alla proliferazione di interventi sul territorio perché un poeta della rete, escluso dal circuito alto, ha bisogno di leggere molto le sue cose in pubblico per farsi conoscere. Ora, dove voglio andare a parare. Secondo me tentare di canalizzare il flusso che sale dal basso, cercare di chiuderlo proponendo una selezione dei migliori testi presi dai migliori blog è una perdita di tempo, e un modo di ragionare vecchio. I blog e gli aggregatori fanno il loro in rete, hanno le loro regole di domocrazia e di consumo veloce, né io né voi possiamo farci niente, ma solo prendere atto. La formazione di una cosa come quella che avete detto voi diventa un’altro absolute poetry, un’altra nazione indiana, che ci sono già. Il punto è che in qualche modo, le cose che escono dalla rete devono finire su carta (ma non parlatemi di antologie per favore!!!) o quantomeno convogliare chi la rete frequenta in punti di incontro sempre più numerosi, come questo blogmeeting, come le letture, i reading, i festival e quant’altro.
    I blog di una regione, ad esempio, non faticherebbero molto a trovare un posto dove poter far esibire i poeti che propongono sulla rete. Gli accorpamenti lasciamoli fare a loro, ogni cane sceglierà il proprio simile, ci saranno modi diversissimi di proporre la poesia, e i centri reali potrebbero ospitare poeti di altre regioni, e così via. In sostanza, il passo va fatto dalla rete verso il reale, secondo me, non cercando di pilotare o comprendere come funzionano i blog, come posso avere pubblico, come posso attirare attenzione e via dicendo. questo si fa già. io vorrei cercare di gettare l’occhio al di là di questo. La leetteratura alta guarda alla rete per capire come si muoverà. loro ragionano solo in numeri, non è colpa loro.
    E la rete deve riuscire a fare lo sforzo di convogliare tutto questo fermento in luoghi reali, creandoli, serata dopo serata, mese dopo mese, fino a crearsela in base ai propri meriti, l’autorità. Sono due lavori distinti quello sulla rete e quello fuori, che si intersecano continuamente, ma distinti.
    Questo è il mio pensiero. Cristallizzare tutti questi fermenti, non lasciarli evaporare, o cercare di chiuderli in scatole.

    A

  • Massimo Orgiazzi // Marzo 31, 2007 a 6:25 pm

    Grazie Christian per il link su Anterem, da integrare in questa discussione e grazie per mantenere il riserbo sulla mia parametrizzazione :-)

    Alessandro: tocchi uno dei punti che forse meno si sono affrontati a Monfalcone. Un po’ perché forse il mio verbale non ne tiene conto (non sono più sicuro di aver annotato la proposta di Luigi Nacci a proposito delle pubblicazioni fuori da internet e relative al lavoro di selezione). Un po’ perché mi ero appuntato questi due argomenti: uscire da internet e creare lo spazio, come da discutere. Io condivido quello che scrivi: entrambe le cose, non per nulla nell’Editoriale ho cercato più riferimenti allo spazio di incontro. Quindi, per come la penso io, e credo che ci sarà modo di continuare il tutto a Bazzano a fine Aprile, le direzioni di attività sono tre, non auto elidentisi: (1) cercare autorevolezza attraverso maggiore selezione (ed è ovvio che la prima selezione va fatta in casa propria), valutando questioni come quella che stavamo dibattendo; (2) portare il risultato sulla carta e su mezzi esterni a internet, con i quali c’è col tempo una sempre maggiore integrazione. Qui tocca dire che non sono tanto d’accordo e fiducioso nel sistema “naturale” di selezione della Rete: percepisco parte del meccanismo come qualcosa di concepito per cercare attenzione a quel che si scrive, più che per ricercare la qualità: in altre parole il meccanismo del blog che si replica e si moltiplica rischia di travolgere talvolta potenziali lavori da non dimenticare; (3) Creare lo spazio di incontro reale: reale/virtuale, nel senso che sia possibile un incontro reale, onesto, franco, come spesso ho sperimentato sulla Rete e reale/reale: uno spazio di incontro a misura d’u0mo libero dai tempi e dai modi del mezzo Internet. Il tutto è, dovrebbe essere un’integrazione, per come la vedo io.

  • Alessandro Ansuini // Marzo 31, 2007 a 9:45 pm

    Io penso a un reale che funzioni un po’ come emule. peer to peer condivisibili, ma fatti di posti veri, di luoghi. dove tu dai e prendi. per dare devi avere. per essere devi condividere. ma la sto concettualizzando questa cosa, ci sto pensando, e sono felice che ci sarà modo di parlarne anche a bazzano, e spero che ci siamo modo di parlarne sempre più a spesso. a voce. non davanti a un monitor. Della Mea nel reseconto dice: e se un giorno internet finisse, cosa resterebbe? quello che avremo creato fuori, penso io. che avremo contribuito a portare dalla rete nella realtà. unplugged.

    A

  • Massimo Orgiazzi // Aprile 1, 2007 a 9:07 am

    Ma senza dubbio, Alessandro: come ho già sottolineato anche nei pezzi scritti in botta e risposta con Marco Guzzi, lo spazio reale per l’incontro è quanto dobbiamo realizzare (anche) attraverso la Rete, come potente strumento di organizzazione che però non deve assorbire (come rischia) tutta la risorsa attenzione, oltre al tempo e così creando un futile autoreferenziale spazio fine a se stesso. Credo di essere divenuto molto sensibile a questo aspetto partecipando (con tutti i miei limiti) agli incontri cui ho potuto partecipare, vedendo come lo spazio di incontro reale sia ciò in cui si estrinseca al meglio tutta la progettualità di internet. E purtuttavia c’è qualcosa dentro la Rete che non va dimenticata e magari messa in cantiere, rivista, riproposta, archiviata (nel senso buono di preservata) e divulgata oltre i limiti elettronici.

  • Christian Sinicco // Aprile 1, 2007 a 12:09 pm

    Mi pare che l’antinomia portata da Alessandro non è stata nemmeno presa in considerazione, poiché si è parlato di fatti atti a trasformare ciò che è in rete in incontro “tattile”. Di conseguenza ci siamo posti altri problemi, e da subito problemi organizzativi e riorganizzativi (anche della rete…intervista su absolute di Silvia Molesini: tentativi di dispiegamento organizzato), osservando però la realtà delle dinamiche dell’ambiente (e non la finzione che vorremmo), non trascurando il “peso” di ciò che non è in internet, poiché questo sostanzialmente sarebbe ingiusto (non esistono solamente coloro i quali comunicano attraverso questo mezzo). Insomma siamo vaccinati Alessandro, ed è chiaro che si vuole arrivare all’incontro. Però è la libertà a guidarci, ovvero le persone scelgono liberamente cosa fare, cosa condividere (anche un libro; un’attività), e non c’è solamente l’annusarsi, c’è l’interesse di fare. Sinceramente poi un autore si affranca da sola, grazie a ciò che fa, e non grazie al sistema - poiché non c’è peggior cosa di un autore mediocre pubblicato da una grande casa editrice, più sei grande, più i tuoi sbagli (soprattutto se ripetuti) ti si rivoltano contro, ed è per questo che le grandi case ed. hanno smobilitato sulla poesia. Quindi il basso e l’alto non ci interessano, ci interessa, anzi ci piace, far sì che qualsiasi attività sia fatta al meglio.

  • Vincenzo // Aprile 1, 2007 a 5:57 pm

    Christian: interpretare le statistiche è abbastanza complesso. La poesia e lo spirito è comodo perché espone i suoi dati, e lo prendo come esempio per quello: interpretare quel 90% come persone che seguono il blog una volta al mese è ottimistico. C’è sicuramente una quota che passa una volta sola, e da Shinistat per esempio non si comprende quanti arrivino da motori di ricerca.
    Poi nel confronto con le riviste cartacee, bisognerebbe fare un conto su quante visite Web corrispondono alla lettura di un numero di rivista e quante all’atto altamente significativo di abbonarsi (probabilmente è un esercizio ozioso).
    Comunque se hai voglia di statistiche simili ma gratis, c’è Google Analytics…

  • Alessandro Ansuini // Aprile 1, 2007 a 6:15 pm

    Mi pare che l’antinomia portata da Alessandro non è stata nemmeno presa in considerazione, poiché si è parlato di fatti atti a trasformare ciò che è in rete in incontro “tattile”.

    Non ho capito, perché io invece di cosa ho parlato?

    A

  • Alessandro Ansuini // Aprile 1, 2007 a 6:15 pm

    Chedo scusa parlavo con Christian.

    A

  • Christian Sinicco // Aprile 3, 2007 a 10:14 am

    @Alessandro: che non si parla di alcuna canonizzazione, e quando Nacci ha parlato dell’accademia, ciò che gli ho risposto è che io non penso all’oggi, ma penso che tra 5 anni ci sarà un modo di fruire la letteratura diverso (già visibile ora), e bisogna adottare-adattare gli strumenti ai bisogni concreti, indipendentemente dalla presenza o assenza della critica “militante”. Non a caso il termine “operativi” più che “intellettuali” è quello che fa al caso delle persone intervenute al dibattito.
    L’autorevolezza è data da come operi, e quindi non è una cosa acquisita in partenza, è un derivato del proprio operato, che se buono, sarà autorevole, senza alcun bisogno di filtro da nuova accademia.
    Di conseguenza si parla di “grandi marche dei blog” per costuire dei progetti capaci 1. di informare trasversalmente con un taglio più redazionale, un servizio frutto di un dialogo sulle informazioni che t’arrivano 2. dare vita a iniziative editoriali in rete e non, frutto di una discussione comune, non facile, non lobbystica, ma appunto dialogante e il più possibile allargata. Per tutte queste cose serve pazienza, determinazione, un certo grado di esperienza, e tante persone volenterose che abbiano voglia di aiutarsi, e anche di crescere - direi umanamente - grazie ai progetti.
    Inoltre, come sai, per me l’arte è “lavoro”, e tutte queste cose devono poter essere all’altezza del compito che si sono prefisse, cioè essere in grado di produrre concretamente qualcosa utile a qualcuno.

    @Vincenzo…sì, non è dato capire, però immagino che dai motori di ricerca arrivi ben poco - come le statistiche per absolute.

  • Massimo73 // Aprile 3, 2007 a 5:00 pm

    Peccato però: mi sarebbe in tutta onestà piaciuto sentire come la pensava più gente al proposito, anche di quanto scrive Christian nel commento qua sopra: ovvero al proposito di un progetto trasversale e condiviso. Anche alla relativa fattibilità, cosa se ne pensa al proposito, se è possibile, impossibile: quali ostacoli si vedono se la si considera possibile. Ma capisco che è un argomento abbastanza complesso: in ogni caso ho fiducia che si avrà modo di approfondire.

  • Alessandro Ansuini // Aprile 4, 2007 a 5:32 pm

    Ora è più chiaro christian. Mi trovo assolutamente d’accordo coi due punti da te indicati, fermorestando che resto molto più interessato alla nascita di “luoghi” che a una coordinazione trasversale dei blog che, ripeto, a mio modo di vedere è un voler canalizzare un mare a mio parere incontrollabile e in continuo mutamento.

    A

  • gugl // Aprile 5, 2007 a 9:50 am

    potrebbe essere che sia necessaria la divisione del lavoro: chi sa fare bene una cosa (statistiche, organizzare, informatizzare, multimedializzare eccetera) la fa. Io non ho dimestichezza con niente di tutto questo. A me piacerebbe vedere che la comunity blogger cresce, legge autori significativi, compra libri, si confronta civilmente. A tal fine, posso metterci la mia competenza “poetica”, la mia “funzione intellettuale”.

  • Christian Sinicco // Aprile 6, 2007 a 10:09 am

    Infatti, come dice bene Stefano, non è solo la fase riorganizzativa a essere interessante, ma di dispiegamento organizzato (questo per spiegare ad Alessandro una sottigliezza non da poco), per cui uno mette a disposizione la sua competenza. Inoltre non si sta discutendo la crescita della rete, innegabile e libera, ma di altri strumenti parallelli di diffusione, altrimenti nemmeno il tuo discorso di organizzazione di eventi avrebbe senso. Cioè se i mezzi sono “disintegrati” non funzionano, integrati, sì.

  • VDM // Aprile 10, 2007 a 8:17 am

    Mi sono accorto che nel resoconto un mio commento sui blog di Marina Pizzi appare più drastico di quel che avrebbe potuto essere. Si leggerebbe più correttamente in questo modo: “i blog sono stati scelti in così gran numero per la facilità d’uso, ma la replicazione, l’ordine di lettura, la struttura non sono affatto scontati: i tempi dei post sono scoordinati: il nuovo post in genere si accavalla a quelli precedenti fino a farli sparire: questa parte di grammatica dei blog non va bene. Marina Pizzi, per fare un esempio, ha pubblicato i suoi testi in tre blog diversi, ecc. ”
    L’aspetto tecnico riguarda molti blog (del resto Mozzi nella sua intervista dice che i blog dei poeti sono più brutti di quelli dei narratori, e non è solo questione estetica, secondo me).
    Io avevo anche fatto l’esempio di La poesia e lo spirito, che per un po’ è stato sito web generico, ma ben poco utilizzabile (come anche l’Attenzione, ad essere onesti). Tornati entrambi alla forma blog perché è più facile da gestire, nonostante i limiti…

  • LolitochkaBC // Maggio 10, 2007 a 1:10 pm

    аАану-ка ребятки голосуем!!!

    Признавацтесь проказники и владельцысайта lattenzione.com ))))

    ЧТО вы будетте делать этим летлм?!

  • La società (digitale) delle arti | Nazione Indiana // Giugno 28, 2007 a 5:11 am

    [...] dibattito in rete (vedi l’ultimo numero di « Per un Critica Futura » e la discussione su « Blog e poesia »). Fondamentali sono, a mio avviso, le premesse semantiche costitutive dei due termini: la [...]

  • La societ (digitale) delle arti : Sproloqui semiosici // Giugno 28, 2007 a 8:23 am

    [...] suscitato dibattito in rete (vedi lultimo numero di Per un Critica Futura e la discussione su Blog e poesia ). Fondamentali sono, a mio avviso, le premesse semantiche costitutive dei due termini: la [...]

  • Poesia e Web - di Massimo ORGIAZZI « La poesia e lo spirito // Dicembre 11, 2007 a 7:01 pm

    [...] (2) Si veda a questo proposito il verbale dell’incontro a http://lattenzione.com/2007/03/30/absolute-blogmeeting/. (3) Un interessante articolo di Claudio Di Scalzo riassume in breve la questione [...]

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