KOINONIA

Marzo 20, 2007 · 3 commenti

di Massimo Orgiazzi

Qualche giorno fa, in un brevissimo pezzo che discuteva su una ricerca francese intorno al consumo di media in rapporto al tempo dedicatovi, Marco Guzzi annotava che il frenetico riprodursi dell’informazione, a rischio (forse già concretizzato in realtà) di subirla passivamente, necessitava la riflessione e l’impegno intorno alla realizzazione di «un lavoro interiore continuo sul silenzio mentale e sulle proprie problematiche psicologiche […]; ed uno sbocco esterno, fisico, in eventi o atti collettivi, del lavoro sul web». Riprendo e segnalo un articolo del cardinale Angelo Scola, apparso su L’Avvenire di domenica 11 marzo, che a sua volta recupera le lezioni di Roland Barthes al Collège de France del 1978, per discutere di un’alternativa scansione del tempo che consenta un’integrazione tra «antropologia, etica ed economia compatibile», ricorrendo a quanto Barthes definiva il «tempo vibrato», tipico dell’ora et labora dell’Abbazia. Il problema può essere ribaltato sulla questione del mezzo informatico e la sua maggiore, anche se solo potenziale, apertura rispetto al broadcasting televisivo, che tende ad essere subìto tanto più acriticamente quanto più il mezzo non contiene strumenti per poterne garantire un approccio critico. Barthes, nelle lezioni summenzionate, affrontava anche e soprattutto il problema del «vivere insieme», punto focale nell’affrontare come comunità e civiltà i problemi stessi della crescita continua, dell’ottica consumistica e neocapitalista che recepisce solo i valori di mercato come rilevanti.

Barthes parlava soprattutto della necessità della «giustezza del tempo», definito «vibrato», perché questo consentiva il ritmo per il dolore. Faceva riferimento, a proposito della cura dell’anoressica in convento, proprio all’esperienza della ritualità monacale, della scansione delle ore, della scansione del tempo giusto e necessario per la convivenza. Il ritmo della comunità, della koinonia. Riflettere, e farlo su mezzi come questo, un blog, non è forse abbastanza e non è decisivo: ma è lo spazio che ci è concesso per condividere. Sarà possibile discernere e trasformare il tempo frenetico dell’informazione aggredita e che aggredisce, in tempo adatto all’incontro e alla creazione di relazione ? Incontro e relazione che sono da sempre il fulcro del discorso letterario, che scopre e reinventa l’interdipendenza umana, ad ogni livello. Credo che trovare la chiave di una nuova convivenza comunitaria e civile sia fare letteratura, che è condivisione di storia, vicende, esperienza, vissuto. Il ruolo dell’intellettuale di questo secolo: preservare e ricreare l’incontro minacciato da ciò che va a scapito del silenzio e del conoscere, in questo silenzio, l’Altro. E’ possibile generare questo ruolo da queste pagine ?

Categorie: attualità

3 risposte finora ↓

  • maria pia // Marzo 20, 2007 a 9:51 am

    Il tempo “vibrato”, il vivere “insieme”, sembrano pezzi di un gioiello di cui sono alla ricerca.
    Ma, in rete, se sembra tutto più facile, nell’impero là fuori, che impera e che è globale, come ben sappiamo, ma può scorticare vivi nella accesa soltudine di ognuno (ne parla bene anche il cardinal Tettamanzi, con grande disappunto della ns. sindaco Moratti),nella metropoli dove se rallenti la tua produttività, o ti interroghi, è (quasi) la fine, poiché l’unico corsa ammessa è la prosecuzione?!
    Beh, si comprende per chi vive a a Milano, ma potrebbe essere quasi simile in altre.
    un pò meno, però, città.
    Ora a me interessano testimonianze, oltre la presa teorica, traducibili modulabili. Poi rileggo la seconda parte, nascosta ai miei occhi, e scopro, per fortuna, il proseguo..
    Sarebbe compito della letteratura ricreare questo fatidico, e spesso , mancato, incontro con l’altro. Preferirei togliere la maiuscola.
    Da un modulazione del tempo che preveda e accolga anche il dolore, dice Barthes, e mi fido,nella disciplina del tempo: interno- esterno riscanditi, (anche in rete), ma qui dove io vivo si è monaci solo del lavoro e cosiddetta ideologia “detta” ogni altro nome e sito . interno ed esterno.
    Portatemi altre testimonianze, allora; credo mi manchino, qui dal villaggio globale dove NON si sta affatto insieme, ma coesistenti o co presenti.
    Sicuramente, per chiudere con minore pessimismo , anche da pagine come queste, è possibile.
    Dimenticate di aggiungere che la fede non è un optional, ma può diventarlo-
    Maria Pia Quintavalla

  • marco guzzi // Marzo 20, 2007 a 4:56 pm

    Carissimo, è proprio così: il tempo è ormai il vero problema: il tempo e quindi le relazioni: il tempo e quindi l’attenzione.

    Nei gruppi di trasformazione interiore che conduco il tempo è la prima questione che emerge.
    Le persone vivono ormai giornate come corse ad ostacoli.

    Proprio in un momento storico in cui tutti avremmo bisogno di spazi ampi per rielaborare tutta la nostra esistenza, tutto il nostro dolore appunto, in comunione con altre persone, il ritmo sociale rende a volte impossibile perfino parlare con i propri figli.

    Forse è Satana che lavora a rendere impraticabile l’indispensabile, per portarci così tutti alla disperazione.

    A volte le persone con cui condivido questi itinerari impiegano due o tre anni per conquistare uno spazio quotidiano di silenzio, di ritorno in sé, e di preghiera.

    Se non trasformiamo la velocità mentale infatti non ci sono soluzioni “sociali” percorribili.

    Bisogna creare spazi di respiro dentro i monoblocchi d’angoscia della frenesia.

    Poi si può iniziare la riprogrammazione della propria vita.
    Perché di questo si tratta.

    Io credo che ormai è solo tra persone che si riconoscano profondamente malate e che si incamminino insieme verso un percorso di guarigione, che si possa costruire un legame autentico e capace di operatività incisiva, storicamente adeguata cioè.

    In tal senso il blog mi pare per ora solo un ambito preparatorio: una sorta di esercitazione alla comunicazione non aggressiva/difensiva.

    Ma spero che ne parleremo più ampiamente nel prossimo numero della Rivista.

    Saluti affettuosi a tutte/i
    Marco Guzzi

  • Massimo Orgiazzi // Marzo 20, 2007 a 6:58 pm

    Maria Pia, Altro con la maiuscola non è necessariamente l’assoluto: è Altro, appunto, altro da noi. Senz’alto di testimonianze ce ne sarebbe bisogno sopra ogni altra cosa. E come dici, Marco, solo l’incontro potrà cambiare la velocità mentale. L’auspicio è davvero di riuscire a creare spazi di comunicazione non aggressiva, pur mantenendo l’attenzione viva, l’entusiamo, la forza.

Lascia un Commento