di Massimo Orgiazzi
Qualche giorno fa, in un brevissimo pezzo che discuteva su una ricerca francese intorno al consumo di media in rapporto al tempo dedicatovi, Marco Guzzi annotava che il frenetico riprodursi dell’informazione, a rischio (forse già concretizzato in realtà) di subirla passivamente, necessitava la riflessione e l’impegno intorno alla realizzazione di «un lavoro interiore continuo sul silenzio mentale e sulle proprie problematiche psicologiche […]; ed uno sbocco esterno, fisico, in eventi o atti collettivi, del lavoro sul web». Riprendo e segnalo un articolo del cardinale Angelo Scola, apparso su L’Avvenire di domenica 11 marzo, che a sua volta recupera le lezioni di Roland Barthes al Collège de France del 1978, per discutere di un’alternativa scansione del tempo che consenta un’integrazione tra «antropologia, etica ed economia compatibile», ricorrendo a quanto Barthes definiva il «tempo vibrato», tipico dell’ora et labora dell’Abbazia. Il problema può essere ribaltato sulla questione del mezzo informatico e la sua maggiore, anche se solo potenziale, apertura rispetto al broadcasting televisivo, che tende ad essere subìto tanto più acriticamente quanto più il mezzo non contiene strumenti per poterne garantire un approccio critico. Barthes, nelle lezioni summenzionate, affrontava anche e soprattutto il problema del «vivere insieme», punto focale nell’affrontare come comunità e civiltà i problemi stessi della crescita continua, dell’ottica consumistica e neocapitalista che recepisce solo i valori di mercato come rilevanti.