di Massimo Orgiazzi
E’ appena stato reso pubblico uno studio di Médiamétrie sul comportamento dei francesi, che dimostra come, per sommi capi, la popolazione attiva su Internet, che nel 2005 era un quarto del totale, nel 2006 sia passata a un terzo. Inoltre, cosa non trascurabile, la stessa fetta di popolazione (rappresentativa su un campione di 9000 persone cui è stato chiesto di annotare ogni quarto d’ora, tutte le loro pratiche multimediali condotte parallelamente alle attività correnti come mangiare, spostarsi, riposare, ecc.) consuma più radio e più giornali rispetto lo stesso periodo di riferimento. Qua un dettaglio della ricerca. Altra cosa ancora da non trascurare è come, sempre secondo Médiamétrie, la crescita del tempo dedicato a Internet non avviene a scapito dei media classici, ma va tutta a scapito di altre attività quotidiane: il riposo, gli spostamenti, il silenzio. Semplice sovraesposizione a oltranza ai media ? O possibilità di creare cultura e civiltà ? Domande importanti prima di tutto per chi scrive e chi legge questi canali. L’«estasi della comunicazione» significa che «il soggetto è vicino alle immagini istantanee e all’informazione, in un mondo sovraesposto e trasparente. In questa situazione, il soggetto diventa un mero schermo, una semplice superficie che assorbe e riassorbe le reti influenti». Jean Baudrillard è scomparso lo scorso martedì.
5 risposte finora ↓
nobilebastardo // Marzo 12, 2007 a 4:43 pm
sono felice di aver scoperto questo sito,ti metto nei link.
marco guzzi // Marzo 13, 2007 a 8:18 am
Carissimo Massimo, è proprio questo il punto.
La moltiplicazione della comunicazione telematica a che cosa ci sta portando?
Spero che di questo parleremo ampiamente in un numero monografico della Attenzione.
Ciò che vorrei subito dire è molto semplice: questa spaventosa e meravigliosa velocità e ricchezza di messaggi, pensieri, poesie, argomenti, saggi, riflessioni, contorsioni, scontri e rappacificazioni, rischia di aggravare lo sfaldamento di ogni centratura interiore e di ogni autentica creatività.
Postare in una giornata 10/15 messaggi, presentando magari 2/3 autori, 3/4 nuovi libri, 4/5 nuovi temi etc., non è sostenibile, se desideriamo che ciò che scriviamo venga letto e assimilato.
Io credo che il discernimento selettivo possa essere dato da due punti esterni a Internet: un lavoro interiore continuo sul silenzio mentale e sulle proprie problematiche psicologiche (pratiche quotidiane di meditazione, preghiera, autoconoscimento etc., poste all’inizio di ogni giornata); ed uno sbocco esterno, fisico, in eventi o atti collettivi, del lavoro sul web.
Questa tensione potrà evitare che la comunicomania, come la chiama Hillman, diventi un’altra forma del processo di alienazione in atto, e quindi un’ ennesima forma di impotenza.
Ne dovremo a lungo riparlare.
Con affetto
Marco Guzzi
Massimo Orgiazzi // Marzo 13, 2007 a 8:39 am
Sì Marco: ho prelevato questa ricerca su cui mi è acaduto l’occhio per dare maggiore accento ad una mia preoccupazione che, come ricorderanno quelli che hanno letto i dibattiti su liberinversi, Absolute e qui, avevo già espresso in maniera secca. La dispersione, a fronte invece dell’utilità dei media e della rete tra essi per costruire maggiore contatto, consapevolezza, dialogo e civiltà. L’assimilazione è importante e non si può pensare sia semplicemente selettiva, proprio per la necessità che ha un messaggio di trovare il proprio destinatario. Non credo basti pensare a una maggiormente efficiente organizzazione dei contenuti, perchè semplicemente l’uomo ha un limite di attenzione (da qui siamo partiti proprio con il nome della rivista). Il fatto che riflettiamo su questo, noi che usiamo questi mezzi, rappresenta il primo essenziale gradino di una autocritica senza la quale la proliferazione di contenuti rischia di divenire fine a se stessa, pure se animata da ottimi intenti e intenzioni. Credo che in questo si osservi bene quanto alcune parti dei meccanismi in questione non siano affatto in mano a chi li utilizza. In questo credo che una frontiera del lavoro che stiamo facendo, del dibattito che affronteremo (sulla rivista, a Monfalcone) stia proprio nel capire se una volta veicolata l’informazione non ci sia spazio per l’incontro vero e proprio, la condivisione in spazi reali, esterni, fisici, che recuperino il senso di atti collettivi (come dici molto sensibilmente). La costruzione di maggiore civiltà o un suo recupero non possono non passare da questo fronte aperto: gli spazi umani devono cambiare e aprirsi.
Caino // Marzo 13, 2007 a 2:57 pm
esserci va bene. è il primo passo.
ma poi, quando saremo vicini al 100%, faremo una statistica sul tipo di uso e di apporto culturale delle persone?
mi sono chiesto, leggendo, “si, ma quanti non guardano e basta e leggono?”
Massimo Orgiazzi // Marzo 13, 2007 a 7:06 pm
Probabilmente molti non guardano e basta e leggono. Possono anche essere il 100%, ma il problema resta comunque il messaggio a vuoto, la dispersione, il sovraffollamento informativo. L’inflazione.
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