Riceviamo e pubblichiamo
di Sandro Montalto
Interesserà a più di qualcuno, penso, sapere che un poeta, romanziere e filosofo (i suoi ultimi saggi sono Principi di fenomenognomica e Sui fondamenti dell’amore, Guerini e Associati, Milano 2003 e 2006) a noi contemporaneo, assolutamente interessante e ancora non adeguatamente letto e studiato, vale a dire Roberto Bertoldo, ha recentemente pubblicato un saggio che avrebbe meritato una maggiore eco. Non a caso lo accostiamo alla vicenda di Sanguineti, per simile interesse e per sfruttarne doverosamente, appunto, la risonanza.
Profili e contraddizioni della violenza (in: AA.VV. a cura di Adriano Accattino, VVV valore, verità, violenza, «Fondamenta Nuove» n. 6/7, maggio / settembre 2006, pp. 93 – 108), è un’ampia riflessione sul tema della violenza. Un intervento che rifiuta ogni stanco riassunto storico-politico e preferisce mirare al cuore della faccenda: indagare senza schieramenti preconcetti la violenza del potere e del contropotere, la violenza «regolamentata (ogni regola è una violenza) o imprevedibile (ogni fatto inatteso è una violenza), spirituale o fisica», che «si erge a paladina come si ergerà a tiranna, per questo è sfuggente e serve tanto al potere quanto all’opposizione» (pensiamo alla Rivoluzione Francese, ad esempio, il cui terrore è nato dal concetto giusnaturalistico, o ai regimi comunisti). Una violenza serva del potere che è soprattutto subdolo, spesso non violento direttamente contro il popolo ma contro i valori del popolo.