Preghiera

Febbraio 17, 2007 · Nessun Commento

di Marco Bottoni

« Domenica, in piena notte, mi ha chiamato il figlio di un mio vecchio insegnante, un Professore di Lettere, anzi: “Il Professore”. Suo padre sta morendo di cancro, ed ha una crisi di dolore incontrollabile. Io, mentre cerco di fare il possibile, sono letteralmente travolto emotivamente dalla situazione; torno a casa e non dormo, nella speranza di calmarmi butto giù una pagina, dettata dall’urgenza più che dal pensiero razionale. Solo dopo avere “vomitato” le parole sul foglio riesco a prendere sonno. Ti allego il file: se vuoi, sopportami e leggilo. Grazie»

m.b.

Preghiera

Poi, entro nel tuo studio, e tu sei lì.
Centinaia di volumi ordinati sul legno povero di una libreria snella e spartana: la ricchezza è tutta dentro i fogli.

Gli scaffali tappezzano di libri tutte e quattro le pareti, lasciando libera solo la luce della grande finestra; devo fissare lo sguardo sulla scrivania per arginare la vertigine che mi coglie mentre cerco di guardarli tutti.

La tua scrivania: la pergamena arrotolata di una poesia, su una busta l’appunto “cene con gli alunni degli anni 1953-54-55” vergato di tuo pugno.
Una traduzione delle Bucoliche curata da te.

Erodoto, in greco.
Professore.
Non so nominarti altro che così, perchè questo è “Colui che sei”: Professore.

Dicono “quanto è difficile vivere insieme a una persona”; molto, molto più difficile da condividere è il morire.

Poi, tolgono la coperta, ti tolgono di dosso il lenzuolo che ti copre.
Le braccia larghe sul grande letto bianco, la testa reclinata su una spalla, hai persino le gambe scarne semiflesse e accavallate, come è nel dolore di un vero crocifisso.
Fanno per prenderti, fanno per spostarti, per portarti.
Dicono che fanno per curarti.

Tu apri gli occhi e in un sospiro fai sì che si adempiano le Scritture.
“Come volete voi.”

Poi , entro nella tua stanza, e mi sforzo di trovare una verità qualsiasi che mi giustifichi, qualcosa che mi sollevi del peso del mio compito, che mi renda sopportabile il mio essere qui.

Lo cerco nei gesti del mio mestiere, dentro quel poco di sapere che mi sono trascinato dietro in tutti questi anni; cerco il perdono per i miei peccati, una assoluzione alle mie molte colpe, non ultima questa impotenza mia di fronte al tuo dolore.
Quello che non trovo scavando nella semeiotica, nella fisiopatologia, nella clinica, me lo offri in dono tu, con un filo di voce.

“Mi fido di te.”

Dicono “ è questione di vita o di morte” , e davvero non sanno quello che ti fanno.

Perdona loro, per quello che non hanno.
La “questione” è “di vita e di morte”.

Poi, salgo anch’io sull’ambulanza, spinto dalla necessità impellente di dirti qualche cosa, parole che non so, che non conosco, che sento urgenti e necessarie solo perché, forse, ultime.

Nemmeno questo ho, di te: l’intimità del silenzio da riempire soltanto di una stretta, e forte, della mano.

“Stai tranquillo, ora ti facciamo passare il male, ti togliamo il dolore, poi…”
Ho cercato la Poesia, Professore, l’ho cercata davvero, con passione, con rabbia, con disperazione.

Ho provato a leggerla, ho provato a scriverla.
Continuamente, sinceramente, dolorosamente.
L’ho inseguita e l’ho attesa, senza mai trovarla, senza mai incontrarla.
“ … ti vogliono tutti bene, ti vogliamo tutti bene…”

Dicono che è questo che fa paura, agli studenti, dei loro insegnanti: di trovarsi loro di fronte essendo impreparati.

Poi, mentre ti sono sopra e addosso, chinato su di te a guardarti, tu guardi verso il basso, ai piedi della croce, e mi fai dono di tutta la Poesia che tanto a lungo ho cercato, e invano.

Tutta insieme, dentro due parole tue, in un ultimo fiato.
“Ti piango.”

Dicono che è tutto Uno, e ora so che hanno ragione.

Ti prego Professore, tieni anche me tra i tuoi fogli, sugli scaffali fitti di libri che lasciano libera appena la luce della grande finestra.

Tu, sei a pagina quarantotto.

Professore.

Caro Gianni,

Categorie: numero cinque

0 risposte finora ↓

  • Non ci sono ancora commenti... Inizia tu riempiendo il modulo sottostante.

Lascia un Commento