Il titolo potrebbe trarre in inganno: Poesie politiche non è un libro che tratta di politica nel senso ristretto del termine bensì un corposo e ben strutturato drappeggio di poesia civile divisa in sezioni (Guerra e pace, l’impero dei sensi di colpa, la questione settentrionale, bestiario di un vegetariano, fiumi sotterrati).
Il titolo – ci specifica l’autore - prende avvio da una frase di Luzi estratta da un’intervista del 2003 e sotto questo cappello si raccolgono testi in parte inediti, in parte già editi in antologie o volumi a tiratura limitata delle edizioni LietoColle, Pulcinoelefante, Galleria “Il Salotto” e Signum.
Già Maurizio Cucchi - che apre il libro con una capace prefazione - anticipa quanto accadrà nella lettura: è un libro vario ed inquieto, omogeneo per esattezza di tono. Il Berra ha un tono asciutto, tagliente, profondamente indagatore eppure conciso. Appaiono dettagli che diventano il fulcro della micro-storia. Come dice ancora Cucchi, “ vuole commentare il senso del suo tempo senz’ombra di retorica”.
La lettura procede senza impedimenti grazie alla padronanza che il Berra ha della materia poesia, in parte dovuta all’aver appreso la tradizione, in parte – o soprattutto – grazie all’occhio vigile e a un dettato capace, maturato in proprio (è infatti oltre che poeta anche saggista, narratore e giornalista)
Non è facile dare un inquadratura esatta delle tematiche portanti delle Poesie politiche: si passa infatti dagli accadimenti della seconda guerra mondiale o del post 11 settembre 2001 della prima sezione, alla minuta cronaca di quanto occorso a Genova nei famigerati giorni del G8, alle visioni “giornalistiche” e sfaccettate dell’accadere dell’umana misera e nobiltà della seconda sezione, proseguendo per il viaggio ed i luoghi della terza (affrontati però sempre con l’ironia, con la visione dea microscopio di cui Berra è capace) per arrivare ad un “calendario” d’animali nella quarta (alcuni spaccati sono di una visionarietà commovente) per culminare infine con l’ultima delle sezioni che ha come filo conducente l’acqua (di lago, di pozza, di mare, di fiume, abitata, disabitata, sondata, costretta, di un lago sotterraneo trovato nelle segrete di un castello in Piemonte e poi via perdendosi…)
Come dicevo, non è semplice inquadrare la tematica portante di Poesie politiche: qui il lavoro fatto è fine, l’unica costante è l’uomo e l’occhio di chi vede. Sono miriadi le tematiche, gli angoli da svoltare e dietro ogni angolo accade un micro-racconto, l’immersione nella storia che solo a termine libro si scoprirà essere – quell’una – collegata alle altre in un corpus lucidissimo e pieno, non scontato, non abbozzato ma corpo di parola ed espressione, tra vertigine e reportage. La parola è espressione e conoscenza e qui avviene, nei livelli-piani che sono l’esperienza del tempo e l’esperienza data dall’osservazione sia in confronto col tempo storico che in traduzione del paradigma assoluto che rappresenta l’uomo. E’ un appassionato confronto che leggiamo, trasparente (è infatti sempre una parola “chiara” che viene offerta) ma che salvaguarda sempre il tono pieno dello stupore.
Pietro Berra – Poesia politiche – Luca Pensa Editore (Lecce, 2006)pp. 119 – Euro 12.oo
2 risposte finora ↓
Rosario // Febbraio 13, 2007 a 3:55 pm
Ciao!
devo dire che la tua presentazione è molto interessante. Sebbene non conosca molto bene Pietro Berra credo che darò un’occhiata..
buona giornata
Mexxed // Aprile 18, 2007 a 10:49 pm
test
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