NON DOBBIAMO TACERE

Febbraio 11, 2007 · 12 commenti

di Massimo Orgiazzi

«Non dobbiamo tacere assumendoci la responsabilità dell’aver negato, o teso ad ignorare, la verità per pregiudiziali ideologiche e cecità politica, e dell’averla rimossa per calcoli diplomatici e convenienze internazionali»: così ieri il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nel discorso tenuto nella ricorrenza del Giorno del Ricordo, alla suo secondo anno dall’istituzione, voluta come per la Giornata della Memoria con legge dello Stato del 2004. Sono grato a Napolitano per aver affrontato con queste parole di responsabilità tutto un periodo della nostra Storia che ha visto l’oscura pagina degli orrendi massacri perpetrati dai partigiani titini sul popolo giuliano-dalmata. Con questa dichiarazione, Napolitano continua un percorso che, per quanto arduo e non completamente appoggiato dalle compagini politiche che l’hanno espresso come Presidente, tende a guarire il conflitto ancora mai sanato di cui parlavo qualche post fa su queste pagine.

Affrontando gli argomenti della Resistenza, della rivoluzione ungherese del ’56 e ora delle foibe, in una prospettiva storica critica di «memoria condivisa» non più avvelenata da pretese di egemonia culturale, Napolitano contribuisce, proprio in quanto appartenente ad un partito che si è macchiato di revisionismo ideologico e di costruzione di miti a fini politici intorno a questi eventi, ad una via che sempre più auspico possa essere seguita da tutti gli schieramenti, da tutte le forze politiche italiane.
Ma non basta: il senso di responsabilità va esercitato fino in fondo. Se questi passi contribuiscono a guarire, non bastano ad attrarre l’attenzione sulla Storia, sulla successione degli accadimenti, sui fatti che sono ora storia personale di famiglie intere, drammi di persone, ma che dovrebbero, devono diventare appunto memoria condivisa, in comunione di vicende e profondità di cultura, acuita proprio da questi accadimenti. Cito un autore cui sono molto legato, oltre che mio concittadino e del quale proprio quest’anno cade il ventennale della morte. Primo Levi in una intervista rilasciata alla RAI nel 1986 a seguito della pubblicazione del saggio I sommersi e i salvati che potete trovare qui in podcast, parlando della Shoah e degli altri eventi che oggi possiamo classificare come genodici, cita la Cambogia di Pol Pot come evento che solo può essere accomunato alla strage degli ebrei in Europa nel secondo conflitto mondiale. A proposito di questo parla della nostra responsabilità, della nostra colpa di saperne così poco, di non conoscerne la storia, il dramma che ha significato per milioni di persone sommerse dalla violenza e dall’oppressione che si manifesta nella storia umana in modi, sembra, sempre più crudeli.
Ma è nostro ruolo, nostra responsabilità quella di conoscere, attingere ai documenti, ai testi, alle parole che raccontano e che gridano queste cose, spesso così dimenticate, così poco conosciute anche per essere state eliminate persino dai testi scolastici (come nel caso proprio delle foibe). Fare sì che l’urlo di dolore o la narrazione anche pacata e grande che per esteso testimonia interi oceani di sofferenza, possa continuare a vivere attraverso noi, gli unici per cui possa avere un senso ricordare: gli unici che possano garantire un senso agli accadimenti su questa terra. Non tacere è prima di ogni altra cosa questo: andare a prendersi il ricordo per viverlo nel modo più profondo che ci sarà concesso.

Categorie: numero cinque

12 risposte finora ↓

  • Vincenzo // Febbraio 11, 2007 a 6:35 pm

    L’importante è che il ricordo sia giusto, nei limiti del possibile.

  • massimo73 // Febbraio 11, 2007 a 6:41 pm

    Enzo, si spera che la veridicità storica, obiettiva e documentale, sia sempre rispettata e non solo: perseguita, se è quello che intendevi. La memoria è fatta anche e sempre di rapporti, relazioni e quanto più ci sforziamo di condividerla in ragione non di aggiramenti ma di superamenti in consapevolezza e rispetto, tanto più molte inutili ragioni di polarizzazione estrema tenderanno a cadere, a mio modo di vedere.

  • marco guzzi // Febbraio 12, 2007 a 8:28 am

    Carissimo,
    ciò che dici mi sembra profondamente vero e andrebbe credo ulteriormente approfondito.
    Noi oggi stiamo come revisionando l’intera storia umana, sentiamo il bisogno di purificarci di secoli di violenze e di orrori, viviamo nel tempo dei pentimenti e delle richieste di perdono, vissuti non solo da singoli individui, ma da interi popoli, addirittura dalla Chiesa (e penso alla storica richiesta di perdono fatta da Giovanni Paolo nella 1a domenica di Quaresima del 2000).
    Viviamo in un permanente e spesso irriflesso Giudizio Universale su culture, religioni, punti di vista, ideologie, etc.
    Stiamo attraversando questa fase in quanto l’umanità sta di fatto crescendo fuori da un’intera figurazione antropologica di se stessa: quella bellica. Per cui, da questo nuovo e ancora fragile punto di vista, valutiamo l’intera storia precedente.
    Derrida faceva notare che solo a Norimberga abbiamo creato i crimini “contro l’umanità”, proprio in quanto l’umanità è oggi in grado, in un certo senso, di giudicare se stessa, e di dirsi: quante volte ho commesso crimini contro la mia vera natura, quanto devo pentirmi e liberarmi…
    E’ qui che la poesia autentica potrebbe inserisi con la sua parola per dire: guardate che per davvero una nuova forma di soggettività, non più chiusa in se stessa, ma aperta all’ascolto, sta già nascendo in noi.
    E qui mi ricollego alla discussione intorno al nuovo ruolo storico della poesia contemporanea…
    Grazie e auguri
    Marco

  • Massimo Orgiazzi // Febbraio 12, 2007 a 10:53 am

    Sì Marco: senz’altro inquadri il tutto in una prospettiva molto più ampia, ma che ben si adatta alla riduzione su scala nazionale. Grazie per questo pensiero.

  • antonella // Febbraio 12, 2007 a 9:54 pm

    grazie massimo, gridare se abbiamo voce, speriamo d’averla, voce per gridare e occhi per guardare, e coraggio, tanto. a.

  • Vincenzo // Febbraio 12, 2007 a 10:03 pm

    A me continua a sembrare più facile individuare le responsabilità altrui che le proprie. I crimini di guerra italiani probabilmente sono più imbarazzanti. Verrà mai mostrato in Tv il Leone del deserto?

  • Massimo Orgiazzi // Febbraio 13, 2007 a 7:21 am

    Enzo, sono senz’altro d’accordo sul fatto che le responsabilità siano condivise, che ci siano fatti deprecabili in ogni dove nella Storia e che non dobbiamo mettere a tacere nessuno. Mi spiace solo che questo genere di argomenti, poi non negati, mi sembra sia spesso (e sia stato a lungo) una specie di scudo per coprire cose di cui seriamente mai s’è parlato. Per scendere in casi concreti, spiace sentire le affermazioni della sinistra radicale che, a fronte delle dichiarazioni aperte e pacificanti di Napolitano, sostituisce solo e ancora il rancore di una guerra egemonica mai cessata. I crimini nazifascisti sono stato oggetto di rielaborazioni, riflessione e studio per decenni. Sono alla base della nostra cultura, dove però non trovano uguale spazio le riflessioni e gli studi su altri crimini. Perdonami, ma insistere sempre e solo in un senso sembra che abbia finalità di giustificazione verso ideologie che sono state comparabili in certi risultati sanguinosi. Se è vero che Il leone del deserto è stato oggetto di un processo per vilipendio delle forze armate, la cosa è deprecabile e soprattutto se il film è ancora introvabile ora (non ne sono al corrente). Ma questo a mio avviso non deve valere l’oscuramente di episodi che troppo spesso sono stati occultati proprio in nome e in ragione di altri fatti deprecabili.

  • VDM // Febbraio 14, 2007 a 8:21 am

    Senza dubbio; però sulle foibe “qua” c’è stata molta discussione (non sull’esistenza delle foibe: ma sui numeri), e mi pare che per tranquillità ci sia stato un accordarsi (anche della sinistra) su una versione in cui tutto sommato l’Italia ci fa una figura migliore di quel che potrebbe essere.
    Per dire: sul campo di concentramento di Gonars non è stato fatto un film, il che equivale a parlare di quel che i titini hanno fatto a noi senza parlare di quel che noi abbiamo fatto agli slavi, nello stesso periodo. Comunque mi fermo qui, non sono certo un esperto. Nel caso tu voglia accedere ad un’altra interpretazione della storia, ti consiglio il libro di Claudia Cernigoi che si trova anche online (sfrondalo un po’ dagli orpelli politici).

  • Massimo Orgiazzi // Febbraio 14, 2007 a 1:22 pm

    Vedrò di leggere il libro che mi segnali, senza dubbio. Grazie mille.

  • VDM // Febbraio 14, 2007 a 4:48 pm

    Guarda: mi è appena appena arrivata un’email dall’editore KappaVu che dice che la Cernigoi, loro autrice, domani sera sarà in collegamento con Ferrara su La7 proprio a proposito delle foibe.
    OT: sai che ti avevo identificato col dipinto che usi come avatar su Liberinversi, e mi sembra di non riconoscerti “di qua”?

  • Massimo73 // Febbraio 14, 2007 a 7:02 pm

    Grazie anche per l’avviso, Enzo. Eh eh, OT: il dipinto ad acquarello ha anche una definizione diversa, oltre che un’ETA’ diversa :) Ma proprio non mi somiglia ? :)

  • Franca Mannarino // Febbraio 25, 2007 a 5:35 pm

    Anche io ti avevo identificato con il dipinto e tutt’ora me lo richiami. Evidentemente ci sarà qualcosa di ‘interiore’ che vi accomuna. mi puoi dare al riguardo qualche notizia? Anche se non mi sono fatta sentire, in tutto questo tempo, appena possibile, davo un’occhiata, seppure molto fugace… franca m.

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